Jón Arason è stato l’ultimo vescovo cattolico della diocesi di Hólar, che abbracciava il Nord dell’Islanda. Sud, Est e Ovest si trovavano sotto la diocesi di Skálholt, il cui ultimo vescovo cattolico fu Ögmundur Pálsson.

Nei periodi di guerra civile o vuoto di potere in Danimarca (sotto alla quale l’Islanda si trovava dalla fine del 1300, i vescovi agivano in qualità di reggenti e gestivano la politica interna del paese, erano dunque dei grandi leader politici e non solo spirituali.

Con la lega commerciale Hanseatica (nord tedesca) commercianti tedeschi presero a importare le idee della riforma in Islanda, e presto una chiesa protestante sorse nella zona di Hafnarfjörður. Anche i letterati islandesi che si recavano in Germania per studio portarono con se le nuove idee di Lutero, e ben presto si creò un gruppo di adepti della riforma. Tra questi si trovava Oddur Gottskálksson, che tradusse il nuovo testamento in Islandese alle spalle del suo superiore, il cattolicissimo vescovo di Skálholt. Qui va ricordato che la chiesa cattolica non era contraria alle traduzioni: semplicemente voleva sincerarsi che esse fossero conformi agli originali e non ne distorcessero il senso per supportare questa o quella tesi eretica. I luterani inizialmente tennero un profilo basso, ma una volta che il re danese aveva reso il luteranesimo la religione di stato, nel 1537, iniziarono ad osteggiare apertamente l’establishment cattolico islandese. Nonostante l’aspetto religioso fosse sicuramente presente (almeno in alcuni riformatori), il nocciolo della questione era una più prosaica lotta per il potere: anziché scalare la gerarchia secondo le regole del sistema era più semplice scardinare il sistema è sostituirlo con uno in cui il gruppo precedentemente inferiore sarebbe diventato dominante. Questo fecero i principi protestanti nord-tedeschi e i monarchi scandinavi: avevano bisogno di accumulare potere e risorse espropriandone il più grande detentore del tempo: la chiesa.

Se l’egemonia della chiesa fosse meglio o peggio dell’assolutismo monarchico dipende dalle idee politiche di chi giudica.

Nel 1538 i vescovi islandesi dichiararono eresia l’editto reale che istituiva la nuova chiesa riformata, e inviarono una lettera alle parrocchie minacciando la scomunica per gli aderenti alla loro riforma. Nel medioevo una scomunica sarebbe costata molto più cara. Nessuno era più tenuto a rispettarti – o ubbidirti se eri un sovrano. Ma ora i tempi erano cambiati: il re inviò un nuovo governatore in Islanda con l’incarico di istituire il nuovo apparato ecclesiastico e confiscare alcuni beni della chiesa cattolica islandese.

Uno dei primi atti più brutali fu lo sfratto coercitivo dei monaci dal monastero sull’isola di Viðey, al largo della costa di Reykjavík. In seguito si recarono a Skálholt dove maltrattarono l’anziano vescovo Ögmundur, ma fu una scelta infelice, perché i sostenitori del vescovo radunarono una forza e uccisero il governatore e i suoi.

Alla morte di Ögmundur, il suo successore e discepolo Gíssur (che si era finto un fervente cattolico, ma che era in realtà un protestante) cercò di diffondere la causa luterana tra la popolazione, ma con scarso successo. Il parlamento islandese condannò il suo operato, segno che la maggioranza islandese non vedeva di buon occhio l’avvento della riforma.

Nel frattempo, il vescovo del Nord, Jón Arason, aveva scritto una lettera al re danese chiedendo una dispensa per poter praticare in pace la propria religione e conservare i suoi averi, oppure di avere un salvacondotto per poter lasciare l’Islanda senza rischiare la vita.

Per tutta risposta il re inviò una forza navale per reprimere nel sangue qualsiasi tentativo di ribellione. I messi del re fecero approvare la nuova chiesa al parlamento a Þingvellir nel 1541, Gíssur fu ordinato vescovo, e il suo vecchio maestro Ögmundur fu imprigionato e condotto a Copenhagen.

Gíssur morì nel 1548, e il clero protestante si mosse per nominare un nuovo vescovo. Jón Arason scrisse una lettera al Papa chiedendo sostegno, e ricevette una risposta rinfrancante, che lo spinse probabilmente ad agire: a quel punto Jón Arason usò il suo potere per far sì che venisse eletto un cattolico come vescovo del Sud. A seguito di queste azioni, il re danese lo accusò di alto tradimento. I luterani avevano nel frattempo eletto comunque un vescovo, Marteinn, che Jón Arason fece prigioniero. Si mosse poi verso il parlamento, che gli accordò il diritto di governare anche sulla diocesi del Sud. Prese Skálholt con la forza e cercò di epurare il Sud dalla dottrina luterana.

Il re, per mezzo di un islandese protestante, Dadi Guðmundsson, si scontrò con le forze del vescovo e riuscì a catturarlo nell’autunno del 1550. Il vescovo fu condotto a Skálholt con i suoi figli (sì, la moda dei Borgia di figliare pur essendo tenuti alla castità spopolava anche in Islanda), in attesa di essere processati dal parlamento. I carcerieri (danesi e islandesi) decisero però che era pericoloso tenerli in vita, nel caso attirassero una forza di sostenitori dal Nord, così che decisero di recapitarli il 7 Novembre 1550.

I carcerieri furono comunque individuati e uccisi da una forza di sostenitori del fu Jón Arason, le cui spoglie trasportarono a Hólar per l’inumazione.

Jón Arason diventò poi un simbolo dell’indipendenza nazionale dell’Islanda, ed è anche antenato di praticamente tutti gli islandesi che vivono oggi. Un cippo commemorativo è installato nel luogo della sua esecuzione a Skálholt.

Con Jón Arason il cattolicesimo si spense in Islanda, e più di mezzo millennio di tradizioni locali legate ad esso, incluse leggende, culti dei santi, arti figurative…, andarono perduti.

Le due sedi vescovili di Skálholt e Hólar sono state, fino almeno al secolo XVIII, i veri centri di cultura e potere dell’Islanda. Skálholt era quanto di più potesse avvicinarsi ad una capitale. Entrambe le località sono visitabilissime, e ne vale davvero la pena. Skálholt è vicinissima alla famosa Secret Lagoon di Flúðir, Hólar è invece in una valle laterale raggiungibile deviando a sinistra lungo la penisola a est della quale si trova Akureyri. È davvero bello visitarli avendo consapevolezza della densa storia che si è consumata in questi luoghi!