In questo articolo voglio parlare di turismo sostenibile applicandolo all’Islanda, e lo tratterò come termine a ombrello che abbraccia sia il concetto di turismo ecosostenibile sia quello di turismo responsabile; il turismo sostenibile può riassumersi in due grandi concetti di base, scomponibili poi in una vasta gamma di linee guida o “precetti” più specifici:

  • Rispetto della natura
  • Rispetto della cultura locale

Con l’esplosione del turismo, e la mancanza di volontà da parte del governo islandese di intraprendere azioni radicali per la gestione del fenomeno, diversi problemi sono nati non solo per i residenti, ma anche per i turisti stessi, che hanno iniziato a darsi sui nervi gli uni con gli altri nei punti e nei momenti in cui molto – troppi! – di loro si ammassano in modo incontrollato. Dai turisti che si cacciano nei guai e vanno salvati, portando via risorse che potrebbero servire altrove, a quelli che si infilano nelle case private in campagna convinti di essere arrivati alla guesthouse, a quelli che si accampano nei giardini degli asili o nelle aiuole spartitraffico, oppure si alleggeriscono gli intestini nei campi dove i contadini dovrebbero raccogliere il fieno per il bestiame che poi dovremmo mangiarci. Ma non è solo questo il problema, le scorrettezze pratiche che danneggiano attivamente la natura e la popolazione locale sono solo un malato della medaglia del turismo irresponsabile; dall’altro lato c’è anche la mancanza di rispetto per la popolazione locale, che si declina in tanti modi, alcuni dei quali vedremo nel corso di questo articolo.

1. Rispettare la natura significa assicurarsi di avere il minimo impatto sull’ecologia delle mete visitate.

Per cominciare, non bisogna presumere che se ci prendiamo libertà in tal senso non farà una grande differenza perché siamo solo noi: tantissime persone fanno i porci comodi loro, e i danno che arrecano si accumulano alla svelta, specialmente in una terra dall’equilibrio così fragile. Se danneggiate una pianta in Italia, ne crescono cinque in pochi anni. Qui in Islanda non cresce nulla per almeno trent’anni dopo (e se si è fortunati!). Il rispetto della natura si esplica in tanti modi, che sicuramente conoscete già bene, anche se non siete sempre molto zelanti nell’applicarli, ma assieme ad essi troviamo anche il rispetto degli spazi e dei limiti imposti: se tra la vostra prima visita e l’ultima sono comparsi dei cordoni tra il sentiero e l’orlo del precipizio, non pensiate che il limite valga solo per quelli più stupidi di voi, e che la vostra intelligenza superiore o familiarità con l’Islanda vi autorizzo in qualche modo a ignorare limiti e divieti. Sareste gli ennesimi che vanno a calpestare, smuovere, dissodare, schiacciare e distruggere un terreno che non è mai stato adatto a sostenere un volume umano considerevole. I sentieri esistono per evitare che i turisti vaghino come mandrie di bisonti distruggendo tutto sul loro cammino. Una volta che uno strato vegetale è distrutto e la roccia si denuda, si può innescare una reazione a catena per cui il vento allarga lo squarcio, e si trovano pezze di centinaia di metri quadrati di roccia nuda dove la vegetazione non riesce più ad attecchire.

Un modo di essere più sostenibili nel vostro impatto è quello di scegliere mete meno gettonate. Venendo da Cremona, ho una conoscenza profonda del territorio limitrofo, dai piedi dell’Appennino nelle province di Piacenza è Parma, fino alle Alpi della provincia di Brescia e Trento, potrei sciorinare una lista infinita di borghi medievali, castelli, scorci paesaggistici, musei e percorsi naturali dove si trova a malapena anima viva, perché ovviamente i turisti vedono le foto iper-saturate e post prodotte dello stesso canale veneziano, dello stesso casale nel Chianti, del Foro…e nemmeno si sognano che ci siano miliardi di mete altrettanto belle a poca distanza che renderebbero la loro vacanza unica, anziché la replica di un copione trito confezionato per una fruizione di massa. In Islanda vale lo stesso discorso. Quando venite in Islanda, se non siete parte di un tour organizzato (che è la scelta migliore per chi è meno adattabile, o preferisce non doversi preoccupare di imprevisti e/o incidenti), scegliete le vostre mete in modo più consapevole. Non significa evitare ogni metà dove troviate qualcuno, ma semmai aggiungere tappe in itinere, fermandosi ad esplorare spazi meno pubblicizzati.

Avere rispetto per la natura islandese non significa soltanto non danneggiarla con un comportamento reprensibile rispetto alla sua integrità fisica (sporcando o distruggendo, per esempio guidando fuori strada – cosa che se beccati può costarvi multe di diverse migliaia di euro!), ma anche prenderla sul serio, non sottovalutarla: ascoltare le allerte meteo, non andare a impantanarsi nella neve, non guadare i fiumi senza saperlo fare, magari con una macchina automatica, non avvicinarsi all’acqua sulla spiaggia nera di Reynisfjara, per non essere tra le decine di sciocchi risucchiati da onde anomale, e in particolare per non essere quei poveracci che ci lasciano le penne, non lanciare monetine nelle sorgenti termali, non arrampicatevi sugli iceberg a Jökulsárlón o sulla spiaggia attigua per non finire alla deriva come successo a una donna americana…

Potrei continuare all’infinito, ma per farla breve, si potrebbe riassumere con il classico detto di lasciare l’Islanda anche meglio di come l’avete trovata, e non trattarla come un parco di divertimenti che qualcuno provvederà a sistemare una volta terminata la vostra consumazione.

2. Proteggere il patrimonio culturale locale e cercare di beneficiare economicamente la comunità locale.

Da un lato, questo significa comprendere ed accettare le peculiarità specifiche dell’Islanda: il fatto che non funzioni tutto come un orologio svizzero, che tirino su col naso, che non siano scattanti nel servizio…siete ospiti in casa d’altri e nessuno vi ha invitato. Solo perché pagate un servizio non abbiate chissà quale pretesa di ricreare l’atmosfera a cui siete abituati a casa vostra. Altrimenti fate prima a rimanere a casa davvero.

Dall’altro lato, significa prendere atto della presenza di un patrimonio di usi, costumi e tradizioni che non è sperabile dalla terra sulla quale si è sviluppato. Il rispetto della cultura locale inizia innanzitutto con il riconoscere che ce n’è una: troppo spesso i turisti scambiano l’Islanda per una scatola vuota, un parco divertimenti selvaggio dove soddisfare il proprio bisogno di foto sfa condividere sui social per sbandierare quanto sia interessante la loro vita; queste persone generalmente ignorano completamente tutto quello che è “Islanda”, per concentrarsi su quello che è “Isola selvaggia nel Nord Atlantico”. Tra i due concetti passano più di mille anni di storia e civiltà, che queste persone sono felici di accantonare, contribuendo a diffondere un’idea di Islanda che si riduce ai selfie davanti alla cascata o ai clip girati con il drone che sorvola un ghiacciaio.

È difficilissimo trovare in rete foto o informazioni – per esempio – sui musei islandesi. Non conosco la percentuale di turisti che visitano il Museo Nazionale, ma sospetto sia imbarazzantemente bassa. Una delle ragioni addotte da alcuni è che i musei non sono all’altezza di quelli di altri Paesi. Questa è una forma di mancanza di rispetto per la cultura locale: si giudica l’Islanda con i parametri di altre nazioni. È ingenuo aspettarsi la grandeur continentale in un’isola spopolata e povera del profondo nord, e solo perché la natura ha un’impatto iniziale più forte sui nostri occhi non significa che la cultura locale non sia degna della nostra attenzione.

Un’altra ragione addotta per la mancata visita ai musei è che gli ingressi sono spesso troppo cari. Questo mi fa sorridere: non volete spendere i soldi per il biglietto di accesso al miglior museo che l’Islanda ha da offrire, ma siete contenti di farvi estorcere le 900 corone a persona che i proprietari di Vestrahorn/Stokksnes estorcono illegalmente ai turisti, per poter andare a fotografare un montano o che ormai è stato talmente fotografato che non gli è rimasto più nulla da dire, e andarci significa soltanto vedere una versione meno pompata e saturata di una cosa così trita da aver perso il suo fascino. Stesso dicasi per Kirkjufell, che almeno è gratuito!

Fermatevi nei paesi, visitate i musei, non abbiate la spocchia di dire che non ne vale la pena perché mai tratta di una sola stanza con due sciocchezze. Non è scritto da nessuna parte che un museo degno di questo nome debba contenere capolavoro immortali di arte, è un’aspettativa ridicola: aprite la vostra mente, e apprezzate il fatto che potete imparare qualcosa di nuovo anche da queste piccole mostre o allestimenti. Rendete omaggio allo zelo culturale di un popolo che cerca di valorizzare il poco che ha, e non consideratelo come una distrazione inutile dalla natura circostante. Gli islandesi e la loro cultura non sono una mosca fastidiosa che disturba la vostra fruizione di una terra vergine che volete avere a vostro uso e consumo.

Per gli acquisti, invece, un modo per essere turisti responsabili è acquistare prodotti locali. Pensate al famoso commercio equo e solidale. L’Islanda non ha sicuramente gli stessi problemi economici di paesi del terzo mondo trasformati in piantagioni da multinazionali occidentali, ma anche qui esistono forme di attività che danneggiano l’economia locale: le lopapeysur (i maglioni di lana) che acquistate da Icewear o altri store per turisti, sono spesso Made in China. L’Islanda soffre del fatto che la sua economia non è molto diversificata, visto che le risorse e le opzioni sono limitate. I prodotti di lana islandese sono molto apprezzati, ma se vengono sostituiti da imitazioni prodotte in Asia a basso costo, ecco che si nega all’Islanda un’altra forma di introito economico. Se volete fare una scelta più sostenibile provate l’Associazione islandese del Lavoro a Maglia, che trovate sulla strada che sale fino alla chiesa di Hallgrímskirkja, fondata da un gruppo di donne negli anni ’70, e portata avanti con lo stesso spirito di allora.

Ci sono tanti altri modi per rendere il vostro turismo nella Terra del Ghiaccio più responsabile, e questi sono solo alcuni, ma forse la cosa più importante è rendersi conto che le vostre scelte da turisti possono fare una grande differenza per la natura e la cultura locali. Riflettete su queste cose prima di intraprendere un viaggio, siate consci dell’impatto che potete avere, e fate in modo che sia il più positivo possibile.