Vi presento un micro-prontuario per la pronuncia islandese per italiani. Non ha pretesa di essere esaustivo (ci sarebbe da scrivere un libro per rendere conto di tutte le sottigliezze della pronuncia di questa lingua, ma spero servirà a guidare gli italiani non esperti di questa lingua nella pronuncia di toponimi, e altri nomi o parole islandesi con una approssimazione migliore rispetto a quanto non si faccia ora, dove le parole islandesi vengono lette con le convenzioni italiane o (peggio!) inglesi!

Sottolineo che sotto sono tutte approssimazioni per aiutare gli italiani a inquadrare i fonemi (mattoncini costitutivi del sistema linguistico), ma la loro effettiva realizzazione nella bocca degli islandesi può variare nei micro-dettagli. Non è possibile rendere per iscritto la pronuncia esatta di suoni molto diversi e sconosciuti nella lingua di chi legge, dunque dovrò per forza di cose fare delle forzature.

Farò un uso minimo dei simboli fonetici dell’IPA (Alfabeto fonetico internazionale), per non confondere troppo chi non lo padroneggia, ma consiglio comunque a tutti i miei lettori di familiarizzare con esso: si tratta di un alfabeto internazionale usato per (tra)scrivere le pronunce di tutte le lingue del mondo in modo univoco; a ogni suono prodotto dalla voce umana corrisponde un simbolo particolare, così non ci sono confusioni come la pronuncia di “ch” che in italiano è k, in inglese ci e in tedesco h aspirato.

  • Userò la “é” per la nostra “e chiusa”, il suono italiano che più si avvicina all’islandese] ed “è” per la nostra “e aperta”.
  • ü come approssimazione per il fonema islandese ]
  • ö come approssimazione per il fonema [œ]
  • th e dh per gli allofoni [þ] [ð]

Spiegherò le pronunce in modo discorsivo più sotto.

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Qui inizia una serie di “indicazioni” su come meglio approssimare la pronuncia dell’islandese da italiani:

1. In islandese l’accento cade sempre sulla prima sillaba. Quindi toglietevi le brutture come “Reichiàvik”, “Borgàrnes” e simili. Reykjavík e Borgarnes si pronunciano “Réichiavik” e “Bòrgarnes”. Per le parole molto lunghe ci sono accenti secondari (meno forti) sulle sillabe successive (generalmente le prime delle varie radici che compongono la parola), ma l’accento più intenso è comunque sulla prima sillaba: Kirkjubæjarklaustur si pronuncia “Chìrchiü.baiar.klöistür.”, Jökulsárlón, invece, è “jööcülsaur-lóun”.

2. Le, consonanti doppie, nel linguaggio curato, sono pronunciate più lunghe (esistono variazioni dialettali e individuali però). Esattamente come in italiano.

3. Anche le vocali possono essere lunghe e brevi, ma proprio come avviene in italiano, la loro lunghezza non viene indicata nella grafia. Per la lunghezza delle vocali affidatevi all’istinto. Con poche eccezioni dovuti alle diverse regole della divisione sillabica e a confusioni create dalla grafia, islandese e italiano seguono il principio per cui una vocale in sillaba aperta e tonica è lunga:

  • IT gra-no (a lunga); ISL Gra-ni (nome proprio per cavallo)

Altrimenti è breve

  • IT gran-de (a breve); ISL gran-di (lido, fondale basso tra isole)

Quando sono seguiti da una consonante lunga o da un gruppo consonantico nella stessa sillaba, le vocali sono brevi, se sono seguite da consonante semplice allora sono lunghe:

  • lakk (lacca) pronunciato come lacc(a) in italiano [nb. la doppia k è pre-aspirata, ma di questo dettagli ci occuperemo più avanti]
  • lak (lenzuolo) pronunciato come lo leggete.

Anche i dittonghi possono essere brevi o lunghi, e seguono le stesse regole delle vocali.

4. Le vocali e/ö/o quando sono lunghe vengono pronunciate come dittonghi:

  • la e lunga si pronuncia come una é chiusa che si apre verso una è aperta: fen (palude) si pronuncia “féèn”
  • La ö lunga segue lo stesso principio, da una ö più chiusa “scivola” verso una più aperta (foneticamente [øœ] oppure [œŒ])
  • La o lunga si pronuncia “uò”: koma (venire) si pronuncia “cʰuòma”

le altre vocali hanno la stessa qualità della loro controparte breve, cambia solo la durata ma non la qualità.

5. Le vocali islandesi vengono segnate con i seguenti simboli grafici:

  • a – come quella italiana; fata (secchio) si pronuncia come “fata” in italiano
  • e (solo breve) – come una è aperta; “þetta” (questo) si pronuncia “thèʰtta” (la piccola h indica un’aspirazione che precede la t)
  • i – come la é chiusa italiana, ma di solito ancora più chiusa; biti (pezzetto) si pronuncia “béte” (anche la e-finale è molto chiusa, pronunciare questo suono più aperto e confonderlo con la “e” – la nostra e-aperta – è considerato da ignoranti).
  • í – come la i italiana; tína (raccogliere) si pronuncia tʰìna (la piccola h indica un’aspirazione dopo la t)
  • o (solo breve) – come L ò aperta italiana; gott (buono) si pronuncia “cʰòʰtt” (si ci sono tante aspirazioni in islandese, peggio che i toscani!)
  • u – potete approssimarla come la u-francese o la ü tedesca, per approssimarla meglio provate a pronunciare una lunga e-chiusa (ééé…) e arrotondate le labbra mentre lo fate; sumar (estate) si pronuncia “süümar”.
  • ú – come la u italiana; gúmmí (gomma) si pronuncia “cùmmi”.
  • y – uguale alla i; lyf (medicina) si pronuncia “lééf”.
  • ý – uguale alla í; sýna (mostrare) si pronuncia “sína”
  • ö (solo breve); per approssimarla meglio provate a pronunciare una lunga e-aperta (èèè…) e arrotondate le labbra mentre lo fate; köttur (gatto) si pronuncia “cʰöʰtt”.

6. I dittonghi islandesi vengono segnati con i seguenti simboli grafici:

  • á – si pronuncia “au”; Lára si pronuncia “Laura”.
  • e (solo lunga) – si pronuncia come una é chiusa seguita da una aperta; Nes (penisola) si pronuncia “néès”.
  • é – je; Pétur (Pietro) si pronuncia “Piétür”
  • ó – óu; góður (buono/bravo) si pronuncia “cóudhür”.
  • au – öü oppure öi; laugar (Sorgenti termali) si pronuncia “löigar”
  • ey/ei – éi Reykjanes si pronuncia “réi-chia-néès” (accento solo sulla prima sillaba, gli accenti sulle éè sono per indicare il loro grado di apertura.
  • æ si pronuncia “ai”.

Davanti al nesso ng, le vocali mutano nella loro controparte con accento acuto (sia essa una vocale lungano un dittongo):

  • langur (lungo) si pronuncia come se fosse scritto *lángur, quindi “làunkür”
  • engi (prato) si pronuncia come se fosse *eingi, quindi “éinche”
  • löng (lunga) si pronuncia come se fosse scritto *laung , quindi “löink”
  • ungur (giovane) si pronuncia come se fosse scritto *úngur, quindi “únkür”
  • Inga (none femminile) si pronuncia come se fosse scritto *Ínga, ovvero “ìnka”
  • yngri si pronuncia come se fosse scritto ýngri quindi “ìnkre”

Per le consonanti valgano invece le seguenti regole:

1. p; t; k; sono sempre (post) aspirate a inizio parola; pínu (pochino) si pronuncia “pʰìnü”, tala (parlare) si pronuncia “tʰala” e koma (venire) si pronuncia “cʰuòma”.

2. b; d; g; si pronunciano come “p; t; k” italiane (se siete toscani attenti a non strafare e ad aspirare anche queste nello zelo di pronunciarle come le p;t;k italiane, che per voi sono aspirate!). Non esistono i suoni italiani “b, d e g-dura” in islandese.

3. In corpo di parola p;t;k si pronunciano senza aspirazione (quindi come se fossero b;d;g) in tutta l’Islanda tranne che nella zona di Eyjafjörður, dove si pronunciano sempre e comunque aspirate. Se siete di Reykjavík, per tapa (perdere) direte apa, se siete di Akureyri direte tʰapʰa. Se siete di Reykjavík direte “Àküreire” per Akureyri, ma se siete di Akureyri direte Àkʰüreire.

Per semplificare:

  • Nell’Eyjafjörður p;t;k si pronunciano sempre aspirate mentre b;d;g si pronunciano come p;t;k ma non aspirate.
  • Nel resto dell’Islanda p;t;k sono aspirate a inizio parola, altrimenti si pronunciano come b;d;g – ovvero come p;t;k italiane, senza aspirazione.

Questa distinzione una volta era più importante di adesso: la pronuncia “dura” di questi suoni tipica di Akureyri era considerata migliore di quella “dolce” del resto dell’Islanda, al l’unto che i presentatori in TV erano scelti tra gente del nord. Oggi questo giudizio sopravvive soltanto tra alcune persone del Nord che vogliono tenere in vita un’idea secondo la quale parlerebbero un islandese più bello, ma al resto degli islandesi non frega proprio. Anzi alcuni trovano la pronuncia dura davvero brutta. Io personalmente non ne sono amante, perché mi ricorda un forte accento calabrese, con aspirazioni eccessive che in italiano mi suonano davvero male, ma è un giudizio estetico mio personale. Vi ho spiegato questa distinzione dialettale perché nell’immaginario islandese ha ancora un suo peso, e perché non vi stupisca se la incontrate.

4. pp; tt; kk; sono preaspirate; mappa (cartella) si pronuncia “maʰppa”, bratt (ripido) si pronuncia “praʰtt”, takk (grazie) si pronuncia “tʰaʰkk” (NB. quasi tutti gli autori trascrivono queste pre-aspirate come ʰ+consonate breve. Ho discusso la questione con altri linguisti e la cosa è un pochino ambigua perché effettivamente si sente una differenza nel pronunciare queste doppie avendo in mente una plosiva lunga piuttosto che una breve. È comunque una scelta mia renderle con consonante doppia, e credo che ciò renda meglio agli italiani il suono effettivo emesso dagli islandesi)

5. Nel linguaggio poco curato alcune consonanti doppie possono accorciarsi un pochino a casaccio, come in certe pronuncia italiane del nord dove si sente, ad esempio “leteralmente”.

6. hr; hl e hn sono tra i suoni più difficili per noi. Vi consiglio di cercare video online dove dei nativi ve li fanno sentire. Sono sostanzialmente le stesse lettere (r;l;n) pronunciate senza vibrazione delle corde vocali. Per capire la differenza provate ad afferrarvi la gola tra pollice e indice e dite “ssssss” con la “s” di sasso. Non sentirete nulla. Ora provate a fare la stessa cosa ma con la “s” sbaglio, sentirete delle vibrazioni. Provate a dire “rrrrr”, “llllll”, “nnnnn”, sentirete che state usando la voce. Provate a continuare a dire queste lettere senza però usare la voce. Ci vorrà molta pratica! Il suono hl è molto simile alla “sc” biascicata di Paperino, ovvero facendo uscire l’aria dai lati della lingua, con considerevole frizione. Scriverò questo suono con “schhh”. Il suono hn equivale a un leggero soffio dal naso, lo trascriverò con “hn”

7. Quando liquide e nasali (r;l e m;n) precedono “p; t; k” si pronunciano senza voce: vanti (congiuntivo di vanta, “mancare”) si pronuncia “vàhnte” (dove hn non sono due suoni separati ma una “n” sorda, “senza voce”. Se precedono “b;d;g” si pronunciano come in italiano (ricordate che “b;d;g” si pronunciano come “p;t;k” italiane), quindi vandi (problema) si pronuncia “vànte”. Elko (nome Di una catena di negozi di elettrodomestici) si pronuncia come “èschhho” pronunciato da Paperino (con la s biascicata).

8. La f si pronuncia “v” tra vocali: hafa si pronuncia hàva).

9. La f si pronuncia come la b islandese doppia (quindi come una pp italiana) davanti a l: Krafla si pronuncia “Krappla” e Keflavík “Chʰièpplavik” o “Cèpplavik” a seconda del parlante.

10. fn si pronuncia come “pn”; Hafnarfjörður si pronuncia “hàpnarfiördhür”, mentre il drago del ciclo dei Volsunghi, Fáfnir, si pronuncia “Fàupner” non “Fàffnir”. In fine parola la n si pronuncia senza voce, quindi hn; lo “sbuffetto dalle narici” di cui parlavo prima: il famoso porto del Sud-Est, Höfn si pronuncia “höp+sbuffo dalle narici. Quando fn è seguito da t o d, si semplifica e diventa una m: nefnd (comitato) si pronuncia “nèmt” e non *nèpnt, che è un obbrobrio impronunciabile da voce umana. Ugualmente, stefnt (participato passato di stefna “stèpna” (girarsi)) si pronuncia stèmt. *stèpnt sarebbe un grumo consonantico veramente brutto e scomodo da pronunciare. Nonostante la difficoltà generale per noi italiani, davanti a certi suoni inusuali, l’islandese è una lingua dal suono piuttosto dolce, che non si presta a brutture consonantiche aspre come ci si aspetta dagli idiomi germanici per via delle aspettative create dal tedesco.

11. pl si pronuncia come se fosse ppl, quindi con la pre-aspirazione: epli (mela) si pronuncia èʰpple.

12. þ si usa a inizio parola, ð in corpo o fine di parola. Entrambe le lettere possono essere pronunciate come il th inglese di think (sordo), che trascriverò con th o quello di that (sonoro), che trascriverò con dh. Nel parlato connesso/continuo, queste sue lettere sono pronunciate come dh quando sono circondate da vocali. Altrimenti sono pronunciate come th.

  • Þangað (là) si pronuncia “thàungath”
  • Að fara þangað (andare là) si pronuncia “ath fàra dhàungath
  • Það (quello) si pronuncia “thàth”. La ð non è seguita da vocale.
  • Það er (quello è) si pronuncia “thadh er”

13. Nel parlato rapido ð si indebolisce e a volte cade del tutto: il nome femminile Aðalheiður può sentirsi pronunciare “à-al-hei-ür” invece del più curato “àdhalheidhür”.

14. La g ha almeno tre pronunce:

  • A inizio parola, oppure tra vocale e l/n, è come la k: gata (strada) si pronuncia “kàta” – o kàtʰa se siete di Akureyri. sigla (navigare) si pronuncia “sékkla” (il suono si allunga anche davanti ad l.
    Tra vocali non anteriori o prima di t e di s, si pronuncia strascicata, quindi senza chiudere del tutto la gola. Il suono è simile a quello di alcune pronuncia lombarde stereotipate e imbruttite. Lo trascrivo con gh. Saga di pronuncia “sàgha”. Nel parlato rapido questo suono può cadere del tutto e non essere pronunciato.
    Tra una vocale e i/j si pronuncia i; segja (dire) si pronuncia “séi-ia”.
    In fine parola si pronuncia come un h dall’apirazione forte; lög (legge) si pronuncia “lööhh”.

15. Il nesso hv si pronuncia “kv”, tranne che in alcune parti del sud dove sopravvive una pronuncia più antica “hv”; Hverarönd si pronuncia “kvèrarönd”.

16. Il suono ll si pronuncia tl dove la l è sempre la solita s di Paperino. Fjöll (monti) si pronuncia qualcosa come “fiötschhh” dove “schhh” sta per la s biascicata.

17. I suoni rl ed rn si pronunciano con una t in mezzo, la r può non essere pronunciata: karl (uomo) si può pronunciare “kàrtschhh*” o “kàtschhh”. Árni (nome maschile) si può pronunciare “àurtne” o “àutne”. *ricordate che schhh sta per la s di Paperino.

18. Il suono nn si pronuncia come “t+hn”, quindi t+un leggero soffio dal naso. Steinn “roccia” si pronuncia stéit+uno sbuffo dalle narici.

19. La p si pronuncia f davanti a t: skipta (cambiare, spostare) si pronuncia “skéfta”.

20. La x è pronunciata come ks. Nessuna sorpresa!