Ho già parlato di Reykjanes in un altro articolo, ma ci sono tornato un paio di giorni fa e mi è venuta voglia di scriverne un secondo!

Si avvicina il cuore dell’inverno, e più e più persone raggiungeranno l’Islanda, rendendosi conto che le poche ore di luce e le condizioni meteo avverse rendono impossibile allontanarsi troppo e avventurarsi. Questo può essere frustrante, dopotutto uno dei motivi principali per cui la gente viene qui è per ammirare un po’ di natura selvaggia. Una soluzione che ho raccomandato spesso, e che non ha mai mancato di risultare indovinata, è di visitare la penisola di Reykjanes, “Penisola dei Fumi”, ovvero quella parte d’Islanda che si trova tra l’aeroporto e Reykjavík.

Molti hanno notato che per certi versi, il colossale campo di lava che domina il paesaggio in questa parte d’Islanda non è il migliore biglietto da visita, per chi arriva per la prima volta: vasto, grigio, monotono, relativamente piatto…

Eppure questo piatto grigiore nasconde parecchie sorprese, delle quali ne vedremo alcune: tanto per cominciare, dal punto di vista geologico, le montagne che vedrete sul lato sono i bordi rigonfi di una lunga cicatrice che taglia l’intera penisola da NE a SO, e la grande pianura che vedete, se ci fate caso, è una colossale colata lavica che si estende fino al mare sulla costa nord. Questa cicatrice è una faglia tettonica, ovvero lo spazio tra due placche continentali, che in questo punto si allontanano l’una dall’altra, emettendo materiale che spinge il centro dell’Islanda in due direzioni opposte, al ritmo di un centimetro circa ogni anno. Potete giudicare approssimativamente l’età dei campi di lava dal tipo di vegetazione che vi cresce, il muschio grigio è di solito quello più recente, e indica che la copertura organica è iniziata relativamente da poco, ma nel corso di decenni o secoli, quando le condizioni per lo sviluppo del muschio sono favorevoli, questo cresce verso l’alto e muore negli strati più bassi, decomponendosi in terriccio che rappresenta la base per la crescita di altre specie. Una delle numerose crepe che si formano nel terreno nel punto in cui le placche continentali si allontanano è stata decorata d aut ponticello, che potete attraversare (si trova nella punta sud-ovest della penisola, ed è chiamato “ponti tra due continenti”. Esistono anche numerosi crateri vulcanici, sorgenti calde, paesini pittoreschi e molto altro.

Per un giro di una mattinata o di un pomeriggio, consiglio di partire da Reykjavík e fare la prima tappa sulla strada segnata sulla cartina, prima di raggiungere le montagne: qui troverete poco traffico, vedrete qualche recente boschetto di conifere, noterete i graticci dove è appeso a seccare il pesce. Qui c’e sempre pochissima gente e il panorama è mozzafiato. Continuate sulla strada verso le montagne e state attenti al tratto sterrato, ripidissimo e pieno di buche, ma molto breve.

Sbucherete in una valle stretta e brulla, che pian piano si aprirà drammaticamente sul vastò lago di Kleifarvatn. Potete costeggiarlo, risalire il primo promontorio, e scendere sull’altro lato, dove potrete parcheggiare la macchina e sostare sulla spiaggia nera sottostante.

Da qui potete proseguire verso il secondo promontorio e fermarvi al parcheggio sulla sua cima. La vista qui è incomparabile.

Passato il lago, sulla destra, arriverete al campo di Seltún, o “Campo Casupola”, nell’area di Krýsuvík (etimo incerto). Qui potrete ammirare delle bellissime solfatare, unitamente a pozze di fango grigio bluastro che ribolle. Il fianco della montagna emette vapore!

State attenti a non uscire dai percorsi! Il calore di questa zona può essere fatale! Passata la zona di Seltún, potete accostare sulla sinistra per ammirare il colore dell’acqua del laghetto di Grænavatn “Lago Verde”. Poi continuate verso sud.

Qui attraverserete delle vallate selvagge, un posto dove rendersi davvero conto di cosa si prova ad essere nel cuore delle desolazioni islandesi. Giù ti al bivio sulla costa, girate a destra/ovest per raggiungere il paesino di pescatori di Grindavík. È un posticino molto grazioso, piuttosto tipico, e la strada per arrivarci tocca alcuni agglomerati di case di pescatori di una bellezza sconcertante.

Per provare un po’ dell’atmosfera locale, potete virare a sud, prima di entrare in paese, e dirigervi verso Kaffi Brúin, un bar-ristorante dove provare il pesce locale, o godersi una fetta di torta, magari la crostata di rabarbaro locale, la hjónabandssæla (pronunciato “hiouna-ban-sàila), la “gioia della coppia”.

Usciti dal paese, potete continuare a nord e immettervi sulla strada che va dall’aeroporto alla capitale, oppure potete proseguire a ovest e fare il giro della penisola, ma di questo parlerò un’altra volta!