Visto il relativo successo dell’articolo “Integrarsi in Islanda: un decalogo”, ho pensato di compilare un decalogo simile dedicato però ai visitatori. Se non siete dei giramondo, è probabile che l’Islanda sia una metà ben diversa da tutto ciò a cui siete abituati, e non è raro che legga (sia nella mia posta privata, sia online), commenti di persone deluse o arrabbiate a causa di imprevisti che tuttavia si sarebbero potuti evitare con un atteggiamento diverso. Per non offendere nessuno, premetto come sempre che si tratta delle mie personali opinioni, non di verità scolpite nel marmo, e che siete liberi di fare tutto l’esatto contrario di ciò che sto per scrivervi. Ciò nondimeno, le mie opinioni restano, ed eccovele qui sotto:

1) Non pianificare tutto nei dettagli. Molti stanno lì a calcolare chilometraggi, tempi di percorrenza, soste etc. Trovo che sia il modo migliore di rovinarsi l’esperienza. Visto che di solito le soste sono programmate in base ai punti di interesse ultra-turistici che si trovano su Google Immagini, c’è una buona possibilità di imbattersi in qualcosa di bello tra un punto e l’altro. Meglio avere un’idea vaga dell’orario di partenza e arrivo, e riempire le ore dell giornata in modo più spontaneo, seguendo il proprio ritmo. Troverete che in alcune soste vi basteranno dieci minuti per soddisfarvi, in altre vi vorrete fermare in contemplazione per ore. Non potrete sapere questo al momento di pianificare. Ho anche visto coppie nei caffè tirare fuori diari e cartine, anziché godersi il momento antropologico del sorbire un caffè accompagnato da una pönnukaka alla panna. L’Islanda non dovrebbe essere un compito da svolgere.

2) Non andare con l’obiettivo di vedere gli stessi soggetti foto che si sono viste online. Lo so che l’interesse nasce dopo aver visto un monte o una cascata, e si spera di vedere la scena con i propri occhi, ma ricordate che le foto sono più un mezzo artistico oggi, che di rappresentazione del reale. I colori vividi, i cieli tersi, e i dettagli nitidi sono spesso il risultato di post-produzioni, e la realtà rischia di apparirvi blanda al confronto. Poi i monti possono essere coperti dalle nuvole, e così gli orizzonti. Non createvi l’opportunità per una delusione.

3) Non aspettarsi un grande servizio. Vi potrebbe toccare di dover aspettare a lungo per essere serviti. Non funzionerà tutto come un orologio. Vi troverete in un Paese con una cultura e un ritmo diversi, e siete ospiti. Non abbiate la pretesa di cambiare la mentalità e la vita del luogo che visitate, e non lasciate che una eventuale frustrazione vi guasti la festa.

4) Cercare di esperire altro oltre ai paesaggi, atmosfera, cultura, caffè nei fiordi se brutto tempo. Se siete bloccati da una tempesta perché siete stati sfortunati con il tempo estivo, o perché – testardi – non avete dato ascolto a chi vi diceva che l’inverno è rischioso, provate a godervi l’atmosfera di un bar come Kaffi Stofan: bevete una cioccolata con una coperta sulle gambe sotto alle luci soffuse. Portatevi un libro di Laxness o di Jón Kalman Stefánsson da leggere. Sentite il ritmo della vita che rallenta e si rilassa mentre fuori gli elementi si scatenano. È Islanda anche questo.

5) Non pensare di trovare il cibo ancestrale originale. Gli islandesi preferiscono proporre varianti sofisticate e rielaborate usando materie prime locali abbellite e arricchiti da spunti internazionali.

6) Scordarsi le aurore. Se andate in Islanda per vedere l’aurora resterete delusi e la delusione vi impedirà di godervi il resto: per l’aurora servono cieli tersi e attività solare, spesso quando si ha una cosa manca l’altra. Prendete l’aurora come qualcosa che se vi capita bene, ma se non vi capita siete comunque stati in una delle terre più speciali al mondo.

7) Non dare per scontato che i centri abitati non abbiano nulla da offrire. Io sono una persona pacifica che si fa i suoi. Ma quelli che saltano a pié pari la città e i paesi con la spocchia di quelli che sanno bene cosa vale la pena vedere mi suscitano violenza. Il fatto che non ci siano La Pietà o l’ultima cena in mostra, non significa che non possiate uscire personalmente arricchiti (o un po’ meno ignoranti) da un piccolo museo o da una mostra locali. Hólmavik, Kirkjubæjarklaustur, Reyðarfjörður, Glaumbær, Haukadalur…ci sono un infinità di cosa da sapere su questa terra e sul suo popolo. Se volete fotografare montagne andatevene piuttosto in Jacuzia e comunque non tornate a casa raccontando di aver conosciuto alcunché dell’Islanda.

8) Non fate troppo affidamento sulle guide stampate. Purtroppo per informazioni su pernottamenti, orari di apertura, posizione di negozi e ristoranti o altre cose che dipendono dall’uomo, non sono sempre affidabilissime perché qui cambia tutto velocemente. Ristoranti e locali possono chiudere i battenti in meno di un anno, spostarsi o rivoluzionare la loro gestione. Meglio informarsi su internet.

9) Non ascoltate solo i consigli di chi dice quello che volete sentirvi dire. Se leggete il parere estasiato di qualcuno che ha trascorso (a suo dire) una settimana meravigliosa a dicembre, dove ha sempre trovato bel tempo, andava in giro in scarpe di tela, e non ha avuto problemi, non dategli più peso rispetto alle dozzine di quelli che vi mettono in guardia su ghiaccio, buio, tempeste, slavine etc. Non ascoltate chi vi dice che la tal strada montana è semplice: poteva esserlo per pura fortuna quando l’ha percorsa lui senza criterio alcuno. Tra quelli che vi dicono (sbagliando) che servono due settimane per esplorare un raggio di cento chilometri e quelli che vi dicono (sbagliando) che potete fare il giro completo in metà settimana, scegliete il vostro buon senso – se ne avete! – una volta giunti sul posto.

10) Se è la vostra prima volta, e probabilmente l’ultima, evitate l’inverno. È facile pensare che queste cose capitino solo agli altri, ma potreste essere voi i prossimi turisti infossati nella neve in mezzo al nulla che muoiono assiderati. Senza andare sul drastico, se andare in Islanda è il vostro sogno di una vita, non è bello venire qui e rimanere bloccati da una tempesta il secondo giorno a Vík, dover cambiare tutte le prenotazione, accorciare il percorso, pagare una fortuna per il vetro della macchina distrutto da un detrito sollevato dalla bufera, e generalmente avere poche ore di luce per vedere alcunché mentre 20 ore al giorno sono di buio totale. Se lo fate per l’aurora e poi l’aurora non la vedete, be’, oltre al danno avrete la beffa!