L’area che va dai monti che tagliano l’area di Reykjavík fino a Vík è il Sud-Ovest. Si tratta di un’area un po’ castigata, nel senso che spesso e volentieri viene tranquillamente bypassata per concentrarsi sulle cascate alle pendici dell’Eyjafjallajökull, come Seljalandsfoss e Skógafoss.

Tecnicamente il circolo d’oro rientrerebbe in quest’area geografica, ma per esso viene normalmente fatto un discorso a parte.

Selfoss gode di cattiva fama anche tra gli islandesi. Viene considerato un posto dove tutti devono passare ma dove nessuno si ferma. Eppure anche Selfoss contiene qualche amenità. Il Bobby Fisher center, dedicato al grande campione di scacchi che è seppellito qui, ma soprattutto – e questo è uno dei miei luoghi preferiti – il Bókakaffi, o Caffè dei libri. Un caffè che è anche negozio di libri nuovi e usati. Si trova sulla strada principale.

Þykkvibær è stato il primo paese in Islanda, quando la gente viveva in fattorie isolate. È famosa per la coltivazione delle patate, e anche questa è un luogo che non gode di molta stima tra gli islandesi. Un vero peccato perché da qui, con qualche chilometro di camminata, si può arrivare all’oceano e ad una spiaggia nera che fa impallidire Reynisfjara.

Hvolsvöllur è un centro più conosciuto, per via del comodo benzinaio con annesso autogrill, l’ultimo per centinaia di chilometri! Qui si trova il famoso museo della Lava, e il Saga Centre (che non si riesce mai a capire se sia aperto o chiuso perché il proprietario doveva andare in pensione, ma poi ha cambiato idea, ma poi l’ha cambiata di nuovo) un museo dedicato alla saga più amata del Medioevo islandese, la Njáls saga, che per gli islandesi è come la Divina Commedia per noi.

Fljótshlíð è l’area che si estende ad est di Hvolvöllur fino all’Eyjafjallajökull, delimitata a nord dai rilievi e a sud dal fiume Markarfljót. È una zona amena, di campi e fattorie. Ci sono tanti punti di interesse, sia storico sia paesaggistico, come la chiesa di Hlíðarendi, nella fattoria che appartenne all’eroe Gunnar della saga di Njáll, la cascata di Gluggafoss, il colle di Stóri Dímon

Vicino ad Hella si trova una bella cascata, dal nome di Ægissíðufoss.

Più a nord si trova il centro di Skálholt, che fu la prima sede vescovile in Islanda, e fu anche ciò che si avvicinava di più a una capitale, o comunque un centro amministrativo. È una interessante area archeologica, ricca di storia. Qui si concluse, nel 1550, l’evento che siglò la fine del periodo cattolico: la decapitazione dell’ultimo vescovo cattolico di Hólar, Jón Arason, dal quale discendono tutti gli islandesi.

Con queste mete ho appena iniziato a grattare la superficie di quanto questa regione abbia da offrire. È una buona idea tenere a mente che esistono molte altre mete al di fuori di quelle canoniche che infestano Instagram, particolarmente se si visita in bassa stagione e/o si è colti dalla sfortuna del mal tempo. Non volendosi allontanare troppo da Reykjavík, queste destinazioni danno la possibilità di trarre comunque il massimo dal proprio tempo. Girare come matti la ring road per vedere i luoghi che ci hanno stregato sulle foto ultra-pompate dei social media non è necessariamente il modo migliore per provare l’essenza dell’Islanda!