Trasferirsi in Islanda, la guida definitiva

Mi ritrovo a scrivere una guida più o meno definitiva per gli italiani che intendono trasferirsi in pianta stabile in Islanda. Dico “più o meno” perché nonostante cercherò di essere il più completo ed esaustivo possibile, non potrò garantire che le informazioni contenute in questa guida saranno valide in un prossimo futuro, ma senza dilungarci ulteriormente, procediamo per punti sulle tappe necessarie per trasferirsi nella terra del ghiaccio:

Prima della partenza

1. Lingua

Nonostante rare eccezioni è praticamente impossibile trasferirsi in Islanda senza conoscere un minimo di inglese perché le informazioni per burocrazia, casa, sanità e quant’altro sono accessibili soltanto in islandese e inglese, quindi se parlate soltanto l’italiano cercate di sopperire a questa mancanza prima di mettervi viaggio.

2. Obiettivi

Sembra un’ovvietà ma ci sono molte persone che si trasferiscono in Islanda senza aver prima pensato perché intendono farlo. Possono essere motivate da un disperato bisogno di aria nuova, oppure si sono innamorate di questa terra durante una vacanza, ma queste motivazioni non sono sufficienti a giustificare un passo così drastico, e a lungo andare non basteranno a sostenere il peso che un cambiamento di questo genere comporta. Il punto è che muoversi in un altro paese e stabilirvisi con successo richiede un minimo di progettualità, per cui è importante stabilire in anticipo cosa si intende fare ed ottenere, e quali saranno gli step necessari per raggiungere l’obiettivo. Si viene per studiare? Per cercare un lavoro specifico? Per rimanere per sempre? Solo per un po’? Per ottenere cosa?

3. Aspettative

Quando la gente mi scrive per parlarmi del suo desiderio di trasferirsi in Islanda, chiedendomi consigli al riguardo, ho preso l’abitudine di spiegare dapprima le difficoltà che la vita in questo paese riserva. Lo faccio innanzitutto perché mi sono reso conto che i pregiudizi positivi e l’idealizzazione eccessiva sono molto diffusi tra coloro i quali desiderano trasferirsi qui, probabilmente perché la lontananza geografica, unita alla sensazionalizzazione così comune nei media, portano l’italiano a crearsi un’idea romanzata dell’Islanda. È importante rendersi conto che così come si troveranno molti aspetti positivi che magari mancavano in Italia, così si troveranno lati negativi che potranno far rimpiangere la scelta di lasciare lo stivale. Per quanto incredibile possa sembrare, cose che in Italia venivano date per scontate, qui possono essere assenti o molto diverse, e l’unico modo per raggiungere un certo appagamento nella propria vita islandese è quello di accettare serenamente le manchevolezze che questo paese può avere, magari dopo aver deciso che per le nostre necessità personali esse non sono così gravi come quelle che incontravamo in Italia.

a) Rapporti sociali: sì, so che molti di voi sono un po’ disadattati (le persone normali non si traferiscono in Islanda!) e amano credere che vivere in un paese nordico facendo gli eremiti non causerà loro grossi problemi, ma che anzi si troveranno bene tra gente che si aspettano essere come loro, però la realtà è che vivere in una società di timidi quando si è timidi significa che nessuno troverà mai il coraggio di rompere il ghiaccio per stabilire un contatto, e questa necessità si renderà palese al primo ostacolo di natura burocratica o pratica. Se siete asociali e non riuscite a inserirvi nella vostra comunità in Italia non sperate che la vostra vita sarà più semplice una volta giunti in Islanda. Questa è una società dai fortissimi legami familiari e amicali, e l’isolamento può essere davvero difficile da combattere per uno che è totalmente fuori dai giri, oltre a costituire un gravissimo ostacolo per lo sviluppo personale in un paese dove bisogna spesso ricorrere all’aiuto di parenti e conoscenti.

b) Clima: sì, so che amate il freddo e ciò vi fa sentire forti e superiori oltre a conferirvi quel po’ di arroganza nei confronti della plebaglia italiana che ama l’estate e le feste sulla spiaggia, Ma affrontare l’inverno islandese, con le sue tempeste, il suo buio, le difficoltà negli spostamenti, e altri inconvenienti di natura pratica, può davvero pesare sul benessere psicofisico. Lo dico specialmente per chi pianifica per il lungo termine: anche laddove il primo inverno sembri passare senza grossi problemi, ciò non significa avere la garanzia che quelli futuri siano tutti una passeggiata. La scorsa estate ha piovuto ininterrottamente da maggio ad agosto, e in quei tre mesi ci sono state meno di un centinaio di ore di sole. Parliamo di 4 giorni di sole su 3 mesi. Tutti, islandesi inclusi, erano depressi e demoralizzati, non crediate che il vostro odiare il caldo e i luoghi affollati vi renda immuni da questo.

c) Mentalità: ho scritto abbondantemente su questo argomento, ma mi sento di ricordare che la mentalità islandese porta a dare poca importanza alla puntualità e all’efficienza, per cui, se siete amanti della quadratura teutonica (come molti di quelli che si avvicinano all’Islanda convinti di trovare una società germanica, rigida, protestante e impostata) sappiate fin da subito che gli islandesi sono considerati i meridionali della Scandinavia: per loro le scadenze sono relative, così come l’organizzazione pedissequa e puntigliosa. In Islanda ci si improvvisa e ci si arrabatta all’ultimo minuto. Se si prenota una prestazione professionale, come quella di un idraulico, bisogna mettere in conto che il tecnico si muoverà secondo le sue tempistiche, le quali molto spesso saranno lunghissime. Se siete di quegli italiani che si vantano di avere una mentalità più affine a quella degli svizzeri e dei tedeschi, quasi che ciò li renda di razza superiore ai loro compaesani, e pensate che tale mentalità la ritroverete qui, vi sbagliate di grosso. L’Islanda è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto alla Svizzera e alla Germania.

d) Stile di vita: visto che il grosso degli expat verrà a vivere nella zona di Reykjavík, un consiglio che do è quello di non immaginarsi troppo a saltellare tra le rocce su un pendio erboso presso un fiordo, indossando una lolapeysa (maglione islandese) e reggendo una reflex, avendo alle spalle casette colorate, e davanti l’oceano calmo e blu. Vivrete in una città. Sarà grigia, spesso brutta e uggiosa come tutte le città. Per evitare di consumarvi in una rancorosa delusione, non sognate troppo una vita idilliaca che alla fine non ha mai fatto né ai farà nessuno.

A meno che non veniate come tecnici specializzati super-richiesti, avrete uno stipendio normale, che in termini italiani potrà sembrare qualcosa di eccezionale, ma in termini islandesi sarà abbastanza gramo. Esatto, scordatevi la questione che “sì, la vita è cara, ma gli stipendi sono proporzionati”. È una baggianata, perché costi e stipendi non si muovono necessariamente di pare passo. I costi aumentano sempre più rapidamente degli stipendi. Inoltre, il costo della vita islandese in relazione agli stipendi è comunque molto più alto se rapportato a quello italiano. Vivere in centro a Reykjavík con 2000€ al mese di stipendio, è come vivere in centro a Milano con 800€. Più della metà se ne vanno per pagare un bugigattolo, e il resto va speso in modo il più oculato possibile. La vita notturna, se vorrete farne, porterà via una parte sostanziale dei vostri introiti. Parliamo di almeno 1200 ISK, o 10€, per una birra di bassa qualità.

Se si vive in due si risparmia di più, e magari si riesce a mettere da parte qualcosa. Una volta fuori dall’Islanda, però, i soldi islandesi potranno veramente mostrare il loro potenziale (salvi crolli improvvisi della corona), permettendovi acquisti che con uno stipendio in lire sembrerebbero fantasmagorici.

4. Burocrazia

Una volta stabilita la durata del vostro soggiorno (da tre mesi al resto della vostra vita) la prima cosa da fare sarà sbrigare le pratiche per il trasferimento. Consultate il sito del Þjóðskrà Íslands, l’anagrafe d’Islanda, dove troverete i requisiti necessari per trasferirvi legalmente in questo paese. Se venite con l’intento di cercare lavoro sul posto una volta arrivati, dovrete dimostrare di avere i mezzi sufficienti a mantenervi per i primi tre mesi. La quantità di denaro necessaria richiesta può cambiare, perciò consultate il sito per le informazioni aggiornate. La vostra banca italiana dovrà quindi emettere un certificato in lingua inglese dove garantirà che il vostro conto corrente contiene almeno la somma minima richiesta. Parliamo – molto indicativamente – di almeno 6000€.

[Se siete anti-europeisti e nemici giurati dell’Unione Europea, sappiate che è grazie a essa de potete stabilirvi in Islanda con tutto questo agio. I cittadini extra-comunitari devono ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno, dimostrare di avere molti più soldi – che spesso si fanno prestare a debito -, avere un permesso studio, oppure un offerta di lavoro, e i datori hanno l’obbligo di dare priorità agli europei, per cui devono dimostrare di non poterne trovare, se vogliono offrire lavoro a un americano, o a un australiano].

5. Bagagli

I vestiti che usate in Italia saranno sufficienti. Non sprecate lo spazio per le scatole di pasta, piuttosto portatevi qualche vestito o accessorio carino in più, l’Islanda è una società urbana e trendy, a meno che non andiate a stabilirvi in campagna, e per fare bella figura dovrete vestirvi in modo decente. La scusa del freddo per vestirsi male non è contemplata qui.

Le prese sono quelle standard europee (europlug), ovvero quelle italiane con solo due spine, che oramai hanno quasi soppiantato quelle da tre. Non dovrete quindi portarvi adattatori.

Una volta arrivati

1. Kennitala

La burocrazia da espletare per il trasferimento è tutta finalizzata ad ottenere questa famigerata kennitala, ovvero “numero di identificazione”, che è come il codice fiscale italiano, ma consiste solo nella vostra data di nascita più quattro cifre. Senza questo codice non potrete fare nulla in Islanda. Non potrete aprire un conto in banca, quindi non potrete lavorare, non potrete accedere al sistema sanitario, né iscrivervi all’università. Ci vorrà una decina di giorni almeno dalla consegna dei documenti, che dovrete portare all’ufficio di Borgartún, perché vi arrivi la comunicazione di assegnazione del vostro codice. Una volta ottenuto potrete recarvi sul sito island.is e richiedere il vostro íslykill, una password di tre parole che vi darà accesso alla vostra pagina ufficiale, nella quale troverete i vostri dati personali, legali, sanitari, la posta in giacenza, i vaccini effettuati, le proprietà etc. Se cambierete casa potrete aggiornare il vostro recapito qui senza dovervi recare in inutili uffici facendo code estenuanti.

2. Casa

La casa è una questione assai spinosa. C’è chi vive per mesi in ostello prima di trovare qualcosa, chi si arrangia con gli studentati, chi si fa spennare, chi si mette a rischio non firmando contratti pur di pagare un po’ meno…la situazione è brutta per colpa di AirBnB e del turismo selvaggio.

Nello specifico, quando sono arrivato io il prezzo medio per una stanza era di 50.000 ISK, che all’epoca erano 300€, ma ora non si trova nulla a meno di 80.000, che sono più di 600€ con il cambio attuale. Un piccolo appartamento costa intorno alle 170.000 ISK, o 1300€.

Se siete studenti, dovrete recarvi al sito di Stúdentagarðar e inoltrare una domanda nei tempi stabiliti. Le lista di attesa sono tuttavia molto lunghe.

Una volta stabilitisi, sarà opportuno iscriversi all’AIRE, ovvero l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, mandando una mail al console. Facendolo si perderà il diritto all’assistenza sanitaria italiana, ma si eviterà di ricevere una seconda tassazione in Italia basata sul reddito lordo ottenuto all’estero, oltre ad ottenere il diritto di voto per corrispondenza.

3. Conto in banca

Aprire un conto in banca è davvero uno scherzo se paragonato all’estenuante processo burocratico che ciò implica in terra italiana. Qui in Islanda basta avere il kennitala è un documento di identità valido, perché il conto corrente venga aperto nel giro di una decina di minuti e dopo aver firmato al massimo un paio di volte. Le banche offrono tutte servizi on-line, dei quali consiglio caldamente di usufruire. Affitti, conti medici, tasse, assicurazioni e quant’altro non vengono recapitate in forma cartacea come in Italia, e non richiedono patetiche code in inutili uffici. Semplicemente arriverà una notifica sulla propria pagina personale e si potrà scegliere se confermare un pagamento o rifiutarlo.

Una volta ottenuta la fatidica kennitala, sempre alla vostra banca sarà possibile ottenere il rafræn skilríki. Trattasi di una forma di identificazione che facilita l’accesso ai vari siti personali per la banca, le tasse, la sanità, la posta e altro. E semplicemente, anziché impostare username e password per ogni sito, basterà inserire il proprio numero di cellulare e nel giro di pochi secondi arriverà una notifica con la richiesta di autorizzazione all’accesso, che si potrà effettuare inserendo un proprio codice personale di poche cifre. Alcuni servizi, come la prenotazione on-line di visite mediche, possono essere ottenuti soltanto attraverso questa forma di identificazione.

Per poterlo attivare, bisogna prima recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico e chiedere la sostituzione della Sim card con una che supporti tale servizio. La sostituzione è gratuita.

4. Lavoro

Per poter lavorare è necessario avere un conto in banca islandese, e quindi anche la kennitala, a meno che il datore di lavoro non offra di accollarsi la responsabilità di fare domanda per quest’ultima, vincolandola all’assunzione. Se non si è ancora in possesso di una kennitala, Il datore di lavoro può farne richiesta per vostro conto.

Per chiedere lavoro basta presentarsi sul posto e lasciare un curriculum. Che siano agenzie turistiche, ristoranti o negozi, i datori di lavoro preferiscono vederti in faccia – pare che ai loro occhi ciò mostri carattere.

È illegale pagare meno del salario minimo, che non è stabilito per legge ma contrattato dai vari sindacati, e quindi cambia a seconda delle professioni, ma si aggira comunque intorno alle 300.000 ISK lorde mensili, 250.000 nette.

Diffidate sempre dei contratti in nero. Se restate, detto con voce lombarda, con il culo per terra, non avrete nessuna tutela, e anzi rischierete sanzioni.

Normalmente si accumulano due giorni di ferie per ogni mese di lavoro, e a seconda del lavoro sono concessi giorni di malattia senza certificato medico. La busta paga è una semplice pagina con le voci di guadagno lordo e netto e le trattenute. Le tasse sono dedotte automaticamente dallo stipendio nel caso di lavoro dipendente. Queste tasse dovrebbero includere:

a) pagamento della pensione

La pensione non è gestita da un ente unico nazionale come in Italia, ragion per cui, se si cambia impiego, è importante comunicare al nuovo datore di lavoro a quale fondo si era iniziato a contribuire nel corso degli impieghi precedenti, per evitare di ricominciare a pagare da zero un fondo diverso.

La voce pensione sulla busta paga è qualcosa come Lífeyrissjóður.

b) pagamento della quota di iscrizione a un sindacato

Quasi tutte le professioni, salvo alcune freelance, comportano l’iscrizione obbligatoria a un sindacato, o stéttarfélag. Sì ha diritto a un sostegno da parte del sindacato sino a alcuni mesi dopo la cessazione del lavoro. Ogni sindacato differisce in quantità di prestazioni erogate e generosità, ma generalmente offrirà contributi economici in caso di perdita di lavoro, malattia, necessità di assistenza psicologica, ma anche per tasse universitarie, occhiali e molto altro. Per usufruirne basta accedere alla pagina del sindacato e e effettuare il login usando il proprio íslykill o il rafræn skilríki. Compilare un modulo on-line in cui si inseriranno i propri dati, il proprio numero di conto in banca, la cifra richiesta, e alla quale allegherete foto degli scontrini o anche gli screenshot delle ricevute che avrete sulla vostra pagina personale nel sito della vostra banca, per mostrare che avete effettivamente pagato le prestazioni delle quali state chiedendo un rimborso.

A marzo tutto devono presentare la denuncia dei redditi, che si compila online sul sito del Ríkisskattstjóri, ovvero l’ente nazionale di gestione delle tasse. Nel caso di lavoro in proprio è necessario presentare ricevute e documentazione pertinente. Se si fa lavoro dipendente senza altri introiti basta confermare la dichiarazione precompilata. Se alla scadenza dell’anno fiscale si è pagato di più o di meno del dovuto, si riceve una comunicazione, e lo stipendio successivo verrà tassato in misura maggiore o minore. Se si lavora in proprio, la quota in difetto verrà pagata a scaglioni con un contributo mensile, per non pesare troppo sulle finanze.

5. Sanità

Mentre per i primi sei mesi sarete coperti dall’assicurazione europea, allo scadere dei sei mesi sarete automaticamente registrati nel sistema islandese. Non dovrete fare nulla.

Per il medico di base, dovrete rivolgervi alla clinica (Heilsugæsla) che serve la vostra zona – potrebbe trovarsi molto lontano e servire zone multiple. Ad esempio, se vi trovate nella zona dell’Università, la vostra clinica di riferimento sarà quella di “Seltjarnarnes e Vesturbær”, che si trova sulla punta ovest di Seltjarnarnes.

Potete prenotare una visita al telefono, nel cui caso pagherete 1200 ISK (circa 10€), oppure presentarvi nelle ore di ambulatorio (dopo le tre del pomeriggio) e pagare 3000 ISK (25€).

L’ambulanza costa, almeno 6000 ISK. E anche il pronto-soccorso può risultare caro. Se avete bisogno di visite mediche specialistiche e medicine, inizierete un periodo di un anno dal pagamento della prima prestazione, e pagherete quasi in toto il servizio. Man mano che pagherete, i prezzi di medicine e prestazioni diminuiranno fino ad azzerarsi, per poi tornare al massimo allo scadere dell’anno iniziato con il primo pagamento. Il limite massimo mensile (che non so se varia a seconda di età e introiti o meno) è per me di 25.100 ISK (200€).

Non esistono referti e ricette cartacee. È tutto collegato alla vostra kennitala. Se visitate un nuovo specialista, lui potrà accedere subito alle vostre cartelle. Per comprare farmaci basta comunicare la kennitala al farmacista e lui vedrà quali ricette si trovano a vostro nome.

Accedendo a questo sito, potrete monitorare il vostro status ai fini dei pagamenti.

6. Patente di guida

Se avete una patente cartacea dovrete convertirla in quella islandese facendo un esame. Altrimenti varrà quella europea rosa in plastica. Se non avete la patente e vi accorgete una volta arrivati di non poterne fare a meno (cosa che prima o poi capiterà di sicuro), dovrete innanzitutto contattare un istruttore. Trovate i recapiti online cercando “ökukennari” su Google. Ne scegliete uno, gli mandate un messaggio o gli telefonate e lui vi iscriverà a una scuola guida. La soluzione più pratica è la scuola guida online, Netökuskólinn, (disponibile in inglese) dove potrete trovare una lunga lista di istruttori.

Per iniziare il processo dovrete inoltrare la domanda al prefetto, ovvero al Sýslumaður (“Uomo del distretto”), recandovi all’ufficio che si trova a Kópavogur.

Il documento deve essere firmato dall’istruttore e accompagnato da un certificato medico di idoneità.

La prima volta che incontrate l’istruttore (il quale teoricamente verrà a prendervi a casa o fuori dal lavoro) farete una lezione pratica preliminare, al termine della quale vi consegnerà il vostro libretto dove saranno registrati gli obiettivi raggiunti, oltre al permesso di circolare con un supervisore per fare pratica (quello che da noi chiamiamo “foglio rosa”). Da qui inizierete le varie lezioni teoriche online della Scuola Guida 1 (Ökuskólinn 1), costo di circa 20.000 ISK incluso il libro. Una volta terminata otterrete un adesivo da applicare al libretto, assieme al segnale magnetico di principiante, da applicare al retro della vettura. Da qui potrete completare la Scuola Guida 2, al costo di circa 13.000 ISK, che sarà una reiterazione della Scuola 1, ma più complessa.

Le lezioni devono essere almeno 10-12 (costano 7000/9000 ISK l’una., ma sarà l’istruttore a decidere quando sarete pronti per la pratica autonoma (il foglio rosa). Una volta ottenuto il suo permesso scritto sul libretto, dovrete eleggere alcuni amici o conoscenti come supervisori, leiðbeinendur, e inserire i loro nomi (quanti volete) e kennitala nel vostro libretto, assieme alle targhe delle vetture che userete per la pratica (massimo 2). Porterete il libretto al prefetto che apporrà il suo timbro. Da qui potrete guidare con loro sul sedile del passeggero, applicando il magnete di principiante sul retro della vettura. Il periodo di principiante dura 3 mesi, ma può essere rinnovato per altri 3, dopo i quali bisogna assolutamente sostenere gli esami.

Già al termine della Scuola 2 potrete sostenere l’esame di teoria, un test a crocette da 30 domande divise in due gruppi da quindici. Nel primo gruppo sono ammessi 2 errori, nel secondo 5. Attenzione, però! Ogni domanda può avere da 0 a 3 risposte corrette, e se – mettiamo il caso – ce ne fossero due sbagliate e una corretta, ma voi ne crocetta te solo una delle sbagliate, avrete fatto tre errori, e avrete fallito il test.

In qualsiasi momento dal completamento della Scuola 2, e anche prima di aver sostenuto la teoria, dovrete iscrivervi alla 3, questa sarà una mattinata di lezioni sulla sicurezza e di simulazioni di situazioni estreme su un circuito automobilistico fuori città. Il costo è di circa 43.000 ISK. Qui imparerete a sterza in caso di perdita di controllo su fondo ghiacciato, a frenare o a rispondere alla presenza di animali sulla strada, a gestire una scivolata improvvisa dall’asfalto con il fianco della macchina e molto altro.

Molti aspettano di aver terminato tutte e 3 le fasi e di aver già guidato in foglio rosa per poi fare teoria e pratica quasi insieme (così da essere più “freschi” con la parte teorica durante la guida), ma è a vostra discrezione.

La teoria costa 8000 ISK, se non la passate potete ritentare una settimana dopo. La pratica 10.500, stesso principio.

Il totale sarà (a seconda del numero di guide e del prezzo) 200.000/250.000 ISK (ad oggi sono 1500/1800€).

7. Auto personale

Comprare una macchina è estremamente semplice. Trovarne una da comprare lo è molto meno. Le macchine in Islanda durano poco, per via delle intemperie e del sale sparso in inverno che le divora. Ponendo che vogliate prenderne una usata, sarà difficile trovarne una con meno di 150.000 km, e sarà difficile trovarne una a meno di mezzo milione, che non sia una carriola pericolosa. Conoscere qualcuno che conosce qualcuno che non le macchine ci lavora è la cosa migliore (qui capite cosa intendevo all’inizio quando dicevo che essere asociali in Islanda non è un bonus). Servirà il suo aiuto per capire se non si tratta di una fregatura. Pagando un po’ di più potrete acquistare un usato controllato da un concessionario come Brimborg, che di usato ne ha poco, usato economico ancora meno, ma se siete fortunati troverete una buona vettura che non vi riserverà sorprese. Firmando due copie di un contratto da una pagina avrete le chiavi in mano. Roba da quindici minuti. L’assicurazione ve la fa il concessionario, e costerà circa 100€ al mese. Non sono tantissimi soldi in Islanda, ma è comunque caro. Tuttavia gli incidenti sono molto frequenti, specie in inverno, per cui le assicurazioni devono tutelarsi. Il pagamento può essere fatto annualmente o mensilmente, arriverà ogni mese la fattura digitale sulla propria pagina nel sito o nella app della propria banca.

8. Altre questioni pratiche

Se avrete domande come “dove vendono il cous-cous organico”, “dove posso andare a far sostituire i freni alla bici?” etc., vi consiglio il gruppo Facebook Away from home – living in Iceland.

In generale, la spesa grossa si fa a Krónan (scelta nella media), Bónus (poca scelta, frutta e verdura pessime, non è vero che è necessariamente il più economico), o Hagkaup (come la nostra Esselunga, alta qualità, scelta ampia e interessante, ma prezzi più alti). Esistono anche Nettó, buono per le verdure e 10/11, buono solo se siete disperati e non c’è nient’altro di aperto.

Se vi occorre qualcosa per la casa, lenzuola, salviette, materassi, scovolini per il bagno, e cose del genere, oltre all’IKEA di Garðabær, che e molto fuori mano se non si ha una macchina, esiste Rúmfatalagerinn, che a Reykjavík si trova a Grandi, di fianco al Krónan. Se vi occorre qualcosa di elettronico, come un computer, un cellulare, un hard-disk esterno, ma anche una TV, un frigo o una lavatrice, proprio di fianco a Rúmfatalagerinn si trova ELKO, che ha anche un comodo store online. Di fianco a ELKO, invece, troverete BYKO, grande store di bricolage, dove fanno anche copie di chiavi. Queste di possono anche ottenere nel piccolo store di bricolage Brynja, su Laugavegur.

La benzina è abbastanza cara, ma alcuni benzinai sono più cari di altri. N1 è molto capillare ma anche molto cara. Orkan è più economica.

9. Lingua (di nuovo)

Se vorrete vivere permanentemente in Islanda, dovrete fare i conti con la lingua islandese, che è quella ufficiale del paese, anche se molti sembrano non accorgersene o fingono di non farlo. Il mio personale consiglio è quello di cominciare a studiare su Icelandic Online, per poi provare a iscriversi all’università e seguire qualche corso di islandese per stranieri. Alternativamente, esistono corsi serali, come quello della Tin Can Factory, che non costa molto di meno della tassa universitaria, per cui tempo permettendo propenderei per l’università. Ricordatevi che per entrambi potete chiedere un rimborso al vostro sindacato.

10. Posta

Se ordinate merce su internet dovrete pagarne le tasse allo stato islandese. Se ordinate un libro su Amazon potrete spendere qualsiasi cosa tra i 5 e i 20€. Non ho mai capito come vengono calcolate queste tasse, ma attenzione a ordinare apparecchi elettronici, vestiti e altre attrezzature sperando di risparmiare sul costo che avrebbero in negozi locali: le tasse potrebbero anche rendere gli acquisti online a buon mercato più costosi di quelli locali. Per avere i pacchi recapitati a casa (inclusi quelli di Amazon) dovrete pagare una sovrattassa, altrimenti dovrete andare a ritirarli all’ufficio postale, consegnando il bigliettino che vi avranno recapitati a casa, col quale viene notificato l’arrivo del pacco presso l’ufficio.

11. Natura

Dopo aver vissuto qui per un po’ imparerete – si spera – ad approcciare la natura come i locali. Significa che non la vedrete come un oggetto da guardare comodamente, da attraversare con nonchalance come fareste con il un sentiero natura attrezzato in qualche parco naturale dell’Europa continentale. È difficile per un Europeo del continente rendersene conto, perché sul continente la natura è domata, ammansita e controllata. In Islanda la natura ferisce e uccide. Uscire da un tracciato in Italia magari può portare a perdersi o fare qualche danno, in Islanda la gente ci muore più regolarmente di quanto vorremmo. È importante rendersi conto che non state andando in un museo di storia naturale a cielo aperto, e prendere le dovute precauzioni. Con il tempo e l’esperienza imparerete a vestirvi adeguatamente a seconda del tempo e della stagione, e troverete l’equilibrio tra i turisti idioti che vanno in Converse sul ghiaccio e quelli patetici che girano per Reykjavík a luglio con indumenti da spedizione antartica.

12. Esperienza

Questa è una mia frecciata acida, lo ammetto senza problemi, uno strale lanciato volutamente contro individui di una tale genia che mi causano l’orticaria ogni volta che ne incontro: gli esperti. Cercate di non fare quelli che ancora prima di arrivare pontificano nella vita reale e sulla rete, blaterando sconcezze delle quali non saprete nulla. È il mio quinto anno in Islanda e ci sono tante questioni sulle quali fatico a pronunciarmi per paura di non rendere giustizia alla loro complessità, ma a quanto pare esiste gente che dopo qualche mese qui è già sufficientemente preparata per dare lezioni a tutti. Non siate questa gente.

Mi riservo di aggiungere o modificare materiale in futuro! Per ora spero che basti 🙂

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