I vichinghi alla scoperta dell’America – Nuova traduzione delle “Vínlandssögur”

Ho atteso tantissimo prima di parlarne, ma ora non posso più trattenermi: dopo due anni di lavoro sta per uscire la mia traduzione della Saga di Eiríkur il Rosso e della Saga sei Groenlandesi (assieme al Racconto dei Groenlandesi, qui tradotto per la prima volta in italiano). È stato un progetto estenuante, che solo chi si è cimentato in un lavoro del genere può davvero comprendere, ma procediamo con ordine:

Per conciliare il mio desiderio di diffondere la cultura medievale islandese in Italia, e quello dell’editore di vendere copie, ho pensato ad un’edizione popolare di qualche testo che potesse facilmente catturare l’interesse del lettore senza intimidirlo o annoiarlo troppo. Queste sue saghe sono perfette per lo scopo perché, oltre ad essere relativamente brevi, sono anche estremamente affascinanti per quanto riguarda il contenuto, visto che la scoperta del nuovo mondo da parte di esploratori nordici a cavallo dell’anno 1000 è qualcosa che incuriosisce praticamente tutti.

Si tratta di storie avventurose e affascinanti. Non si parla solo di esplorazioni: ci sono amori, tradimenti, liti, omicidi, episodi soprannaturali, fantasmi, battaglie, conflitti religiosi, riti Pagani e riti Cristiani, in un mix irresistibile.

Ho però fatto una scelta molto difficile: come spiego nella presentazione, anziché cedere alla tentazione di tenere i toponimi nell’originale per soddisfare il feticismo linguistico di una minoranza, ho tentato di tradurli con un corrispettivo italiano che non stridesse troppo e rendesse nella mente un’immagine chiara del luogo descritto, proprio come fanno gli originali islandesi. Ecco che un insensato – per un italiano – Brattahlíð è diventato Pendioscosceso, che è il significato esatto del termine originale, Hvammur, un termine che indica una pendenza fertile, è diventato Campideclivio, mentre l’impronunciabile Skraumhlaupsá (“Boatosaltofiume”) è diventato il fiume Scrosciabalzo. Ovviamente questi nomi sono tutti consultabili in un glossario alla fine del libro, il quale riporta l’originale islandese, per chi volesse cercarselo. Ho anche disegnato a mano delle mappe, aggiungendo poi i toponimi tradotti. Almeno per la parte che si svolge in Islanda, sarà dunque possibile farsi un giro e osservare dal vivo i luoghi che furono teatro degli episodi di queste saghe.

Ho anche semplificato la lettura aggiungendo qua e là dettagli chiarificatori su certi personaggi facilmente perdibili nella selva di nomi islandesi tipica delle saghe, e reso i discorsi diretti con un linguaggio il più possibile fresco e “orale”, piuttosto che con il tipico tono solenne e declamatorio. In sostanza ho cercato di fare una scelta “progressiva” anziché “conservativa”, e presentare un prodotto sicuramente più originale e passibile di critica, ma anche che evita di presentare al lettore un calco tedioso di quello che verrebbe percepito come un fossile letterario. Queste storie venivano lette davanti al focolare da persone che erano abituate ad ascoltarle e coglierne il senso profondo senza dover fare troppi sforzi. Ho voluto provare a creare lo stesso effetto per il lettore italiano contemporaneo. Se ci sia riuscito o meno, il verdetto resta ai lettori!

Ps. Dopo una rilettura del testo stampato, che ho potuto visionare solo al mio breve rientro in Italia qualche giorno fa, ho constato la presenza di alcuni errata e refusi. Le responsabilità sono molteplici, e senza voler scaricare la responsabilità di nessuno – men che meno la mia – ci tengo a dire che battere su schermo un testo di questo tipo, e rileggerlo più e più volte non è garanzia della totale assenza di imperfezioni: in quanto traduttore, ho il testo già completo nel cervello, che spesso “riempie” spazi tra parole o righe con “memorie” o intuizioni di ciò che si sa dovrebbe esserci, impedendomi così di notare gli errori. Ho potuto scovare i refusi solo dopo mesi di digiuno dal testo, e vedendolo in una impaginazione diversa. Sicuramente senza i correttori di bozze ce ne sarebbero stati molti altri. Può sembrare un libercolo da poco, ma la quantità di lavoro che si cela dietro a una pubblicazione di questo genere può davvero stupire. In ogni caso, spero che qualche imperfezione non detragga dal fascino che questi testi dovrebbero esercitare sui lettori, e mi auguro che avvicinino più persone al mondo incredibile delle saghe islandesi.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Da lettori, tendiamo a sottovalutare l’impegno e la fatica di chi, come te, ci riporta l’anima di popoli e saghe lontani nel tempo e nello spazio.

    Complimenti, e grazie per questa finestra sul lavoro e sui dilemmi del traduttore 😉

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