Un paradiso alle porte dell’Artico: l’est dell’Islanda

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Voglio parlarvi di questo viaggio che mi ha portato a scoprire la parte d’Islanda che è ora la mia preferita. Eravamo tre persone, su un veicolo normalissimo, e abbiamo fatto un giro completo in tre giorni, per un totale di circa 1600 Km. L’anno scorso ho esplorato il Nord con mia mamma, e quest’anno ci tenevo a vedere l’Est, che non avevo ancora visitato, pur fermandoci nei punti caldi del Sud, che mia madre non aveva ancora visitato. Ha potuto comprare i biglietti solo tardi, il che ha costituito un problema perché gli ostelli tra Jökulsárlón e Höfn erano al completo, e il più vicino era nel Berufjörður, che è davvero lontano da Reykjavík.

Sulla cartina sopra potete vedere le varie soste effettuate. Le frecce rosse indicano i pernottamenti.

Partiti che non erano neanche le 9:00, abbiamo visto i posti canonici:

  • Hveragerði
  • Seljalandsfoss
  • Eyjafjallajökull
  • Reynisfjara
  • Vík í Mýrdal

E ci siamo fermati per il pranzo a Kirkjubæjarklaustur, raggiungendo Fjallsárlón e Jökulsárlón nel pomeriggio, attraverso le distese alluvionali dello Skeiðarársandur. Per forza di cose, la sosta più lunga è stata quella alle lagune glaciali, dove siamo stati benedetti da un cielo limpido e un sole tiepido,e dove ho potuto per la prima volta raggiungere la spiaggia stracolma di detriti di ghiaccio depositati dal fiume che dalla laguna sbuca nel mare.

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Nel tardo pomeriggio, abbiamo raggiunto Höfn í Hornafirði, il capoluogo del Sud-est, dove abbiamo sostato per fare benzina e bere un caffè. Si tratta di una cittadina davvero carina, e il panorama dei monti qui nel Sud-est, unito al sole arancione e al verde quasi lussureggiante dell’estate hanno reso questo panorama uno dei più indimenticabili del viaggio.


Abbiamo raggiunto il Berufjörður la sera alle 9, con ancora il sole ben visibile nel cielo, ma in procinto di abbassarsi dietro alle montagne del fiordo. Il cielo era limpido e non c’era vento. Dopo una semplice cena, ci siamo seduti sull’erba a goderci il silenzio e lo spettacolo dei colori del cielo che si specchiavano nelle acque del fiordo.

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Il giorno successivo è stato qualcosa di inenarrabile. Partiti verso le 9:30, abbiamo seguito il profilo dei fiordi ammirando dei paesaggi incredibili su strade elevate e a picco sull’oceano, con isolotti e scogli, per poi immergerci nel profondo dei fiordi e riemergere sulla costa. Abbiamo attraversato ÁlftafjörðurStöðvarfjörðurFáskrúðsfjörður e Reyðarfjörður, per poi fermarci a Eskifjörður per un caffè. I panorami di queste zone erano tra i più mozzafiato che abbia mai visto: fiordi stretti con alte montagne striate di ghiaccio che vi sprofondano a picco, vallate profonde, strade impervie piagate dall’attraversamento delle pecore, graziosissimi paesini abbarbicati sulle pendici dei rilievi.


Per il pranzo, abbiamo preso una deviazione, e dopo aver attraversato un pericoloso e terrificante passo montano senza guard rail immerso nella nebbia, e un tunnell a una corsia, pieno di nebbia pure quello, abbiamo raggiunto il porticciolo di Neskaupstaður, che fino alla metà del 1900 era solo accessibile via mare, e qui abbiamo pranzato.


La tappa successiva è stata Egilsstaðir, il capoluogo dell’Est, dove ci siamo fermati per un caffè. La cittadina, nel sole tiepido e col cielo limpido, mi è sembrata incredibilmente bella, ricca di piante e fiori, molto pulita, ordinata e verde. Si affaccia sul lago, Lögur, che è anche chiamato Lagarfljót [(Grande) fiume del lago”], per il fatto che il fiume si apre gradualmente fino a diventare un lago, così che è difficile stabilire dove inizi uno e dove finisca l’altro. Il lago si estende lungo un’ampia vallata da cartolina, Fljótsdalur (Valle del fiume), percorrendola da parte a parte con le sue acque dal particolarissimo colore azzurro opaco. Per secoli è circolata la leggenda che sotto la superficie abitasse un mostro acquatico, il lagarfljótsormur (Serpe del fiume del lago).


La vera meraviglia però, non sta nell’esistenza di questa creatura mitica, ma nella presenza ancor più sorprendente di ben altri esseri mitologici: gli alberi! Sulle rive del lago, e per diversi ettari lungo i pendii, si estende la bellissima foresta di Hallormsstaðaskógur (Bosco dei possedimenti di Hallormur > non chiedetemi chi sia sto tizio, se mai è vissuto, deve essere morto da un pezzo), che offre numerosi scorci che non vedrete in nessun’altra parte d’Islanda, e innumerevoli possibilità per camminate ed escursioni.


Sulla sponda ovest del lago, nell’estremità sud, si trova una cascata che richiede una buona mezz’ora di strada in salita per poter essere raggiunta, ma la cui vista ripaga abbondantemente della fatica, si tratta di Hengifoss, che non solo offre dei salti spettacolari, ma anche le particolarissime colonne in basalto esagonali.


Immergendoci più in profondità in questa valle idilliaca, abbiamo raggiunto l’area dell’antico monastero di Stríðuklaustur, dove oltre ai resti dell’antica costruzione medievale, è possibile ammirare la graziosa residenza che un facoltoso scrittore islandese fece costruire qui negli anni ’30, su progetto di un architetto tedesco.

Consiglio a tutti di non farsi scoraggiare dall’assenza di asfalto per ampi tratti, e di risalire il lago dalla sponda ovest, per ammirare panorami come quello della foto qui sotto.


Tornati a Egilsstaðir, ci siamo diretti verso il passo montano che ci avrebbe condotto alla nostra ultima tappa, il graziosissimo porto di Seyðisfjörður, dal quale salpano i traghetti per la Danimarca.

Il giorno successivo abbiamo fatto ritorno a Reykjavík passando da Nord. Il panorama del Nord-est, altra parte che non avevo visitato, era molto lunare, spoglio e quasi tetro, ma di una bellezza primordiale. Dopo una sosta ad Akureyri, e una passaggiata per il centro seguita dal religioso caffè, siamo tornati nella capitale tra le 8 e le 9 di sera, completando un giro di 1600 Km in soli 3 giorni.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. amleta ha detto:

    Scusa ma dalla cartina non vedo da dove sei partito e dove sei arrivato ma solo i posti dove sei stato. Ma in Islanda ci vivi ancora? E cosa ti ha portato a trasferirti fin laggiù? Forse lo hai scritto in qualche altro post? Io sto spulciando il tuo blog e non so se tu ne avessi già parlato. Come mai in un altro post parlavi poesia irlandese se stai in islanda? Non capisco il nesso.

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Ho scritto che siamo partiti da Reykjavik, che è segnata sulla cartina. Vibo qui da due anni. Prima di trasferirmici sono stato spesso nel Regno unito, ho vissuto in Scozia e visitato l’Irlanda. Siccome mi interesso di nord-Europa in generale, prima che venissi in Islanda e mi focalizzassi su di essa, ho trattato anche di altri Paesi.

      1. amleta ha detto:

        Ah, capisco, grazie 🙂

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