Grindadráp nelle Føroyar

Ho visto sulla rete un alzata di scudi dopo la diffusione del servizio delle IENE sulla pratica del grindadráp, da parte di alcuni miei colleghi scandinavisti. Non è la prima volta che mi trovo a discutere con questi individui, che si mostrano più cocciuti e quadrati dell’immagine dei feroesi che è emersa da quel servizio. Molti di questi personaggi criticano aspramente l’hipsterismo selvaggio di chi (a loro dire) “fino a ieri non sapeva nemmeno indicare le Fær Øer/ Føroyar sulla cartina e dopo un servizio in TV si sente in dovere di opinionare in giro”.
Io alle Faroe non sono ancora stato, né ho esperienza diretta visto che gli islandesi cacciano le balene al largo – pratica assai contestata dagli islandesi stessi [leggendo i media locali si nota come il grosso di quelli che se ne escono con commenti in stile leghista “a casa mia faccio quello che voglio” o ” non me ne frega, sono buone e le mangio”, siano per lo più stranieri che vogliono fare la figura dei perfettamente integrati]. Detto questo, ci terrei a dire la mia come persona che si è informata da tempo e ha tenuto numerose discussioni e dibattiti anche in ambito accademico su questa pratica. Non pretendo di avere la verità in mano, ma credo di avere qualche punto valido da sollevare.

Intanto ho trovato il servizio delle IENE piuttosto completo e corretto. Ha evidenziato la ridicolaggine della pratica, la stupidità becera dell’atteggiamento difensivo e ottuso di molti feroesi, e ha mostrato che basta essere biondi nordici provenienti dall’Utòpia iperborea socialista e anti-europeista perché il fandom filoscandinavo ti dia ragione anche se te ne esci con oscenità che neanche un montanaro misantropo degli alpeggi nell’alta val Camonica.

Ha reso palese, anche attraverso i commenti, che nemmeno i feroesi sappiano più perché lo facciano: “Eh, è per tradizione”. La stessa ragione che ti darebbe un praticante di mutilazioni genitali femminili. Poi sono usciti i commenti ignoranti e strafottenti sul basso continuo del “Non accetto che uno straniero mi dica cosa non fare”, sintomo di una colossale coscienza sporca.

Si è anche menzionato l’uso osceno di fondi Europei da parte della Danimarca per perseguitare gli attivisti (che vengono sempre dipinti come invasati senza una vita da vivere), la quale si assicura che la pratica prosegua indisturbata in modo da dare un contentino alle faroe e tenerle dentro al proprio regno. Questo viene fatto con trattamenti da parte della polizia che se li riservasse agli arrestati un Paese un po’ più a sud si troverebbe invaso dagli americani per esportarci la democraza. Se la nostra polizia trattasse regolarmente i fermati come la polizia feroese, è facile immaginarsi le reazioni.

Dopodiché è emerso il palese sessismo retrogrado del “le bambine non le porto ché si impressionano ma i maschietti si”. Una frase degna del pecoraio alla fiera del bestiame in un famoso video di youtube “La pecora è l’animale migliore dopo la donna!”

Personalmente, ciò che più mi ha disturbato, è stata la ferocia sadica e strafottente con cui queste persone si avventavano su bestie inermi e le squartano vive, col sottotesto sempre leghista del “a casa mia faccio quel cazzo che mi pare, sucate!”…sembrava traessero piacere nel dilaniare quelle balene vive. Mi hanno ricordato degli allevatori della Italcarni sorpresi dalle telecamere nascoste della procura a ridere mentre prendevano a calci una mucca che non riusciva ad alzarsi. Questa gente è malata.

Lo strazio ha raggiunto il colmo nel vedere i bambini che giocavano con feti di balena strappati dal ventre delle madri e saltellavano sulle carcasse mentre questi animali soffocavano e agonizzavano nel sangue dei propri familiari.

E in tutto questo, i presunti colti scandinavisti hanno il coraggio di criticare chi si indigna di fronte a un servizio del genere solo perché non ha dedicato gli ultimi due o tre anni della sua vita a studiare letterature nordiche?

Questo, tra l’altro, è un modo come tabti per ignorare il problema:
invece di parlare della barbarie si parla degli hipster, del servizio scadente, del giornalista cafone che parla male inglese, dei commenti idioti di chi dice che i balenieri sono peggio dell’ISIS…

Siamo d’accordo sui motivi forse sbagliati (hipsterismo?), ma in questo caso ciò porta ad un fine positivo, ovvero dare visibilità ad un problema serio. Fatte le opportune analisi, sono assai pochi e spesso fallaci gli argomenti pro grindadráp, per cui alla fine non è nemmeno così fondamentale che la gggente abbia alle spalle decenni di studio sul caso. È una buona cosa che si dia visibilità alla questione. Il motivo per cui uno lo faccia, sinceramente, mi interessa poco.

Trovo molto più fastidiosi i fanboy dei Týr che difendono a spada tratta ogni villica porcata perpetrata da un qualunqje zotico nordico (la donna coi capelli corti che ha chiamato la polizia per piantar grane era peggio dello stereotipo semi-razzista della burinazza terrona, che circola nelle campagne in alta Italia).

Se da un lato irrita il fanboysmo à la Greenpeace dell’istruttrice di pylates folgorata sulla via di Damasco (o di Tórshavn), irrita altrettanto che le critiche a questi individui sembrino voler allontanare la discussione dal suo fulcro.

Come tutti avranno notato, argomenti validi e condivisibili da parte dei feroesi non ne sono usciti: hanno il pesce di allevamento, la carne di balena non la consumano regolarmente per via del mercurio (l’autorità ministeriale delle Faroe la sconsiglia altamente, e questo non mi pare che lo abbiano menzionato nel servizio) e il vecchio feroese stesso ha detto che le balene stanno calando drasticamente di numero…a questo si aggiunge, anche se è un argomento che non toccherà mai i sostenitori della pratica, la sofferenza inutile di animali estremamente complessi e capaci di provare sentimenti elaborati gli uni per gli altri.

In una dipendenza territoriale di uno dei Paesi più progrediti della terra, si perpetrano barbarie che le facesse uno di noi con le galline o gli agnelli andrebbero a stanarlo con i cani. Si tratta di una crudeltà non necessaria perché tutta questa carne non è salutare, e i feroesi hanno i supermercati pieni di altre cose.
[Qui si può muovere l’obiezione no-global che le balene siano un prodotto locale più genuino dello scatolame e surgelat-ame d’importanzione, e allora faccio notare che anche nella produttiva e tiepida e fertile Italia consumiamo per la maggior parte cibi processati, pesce importato tenuto al freddo, e frutta e verdura spagnoli. Non venitemi a raccontare dell’idillio autosufficiente delle isole che campano di balene e sfuggono al capitalismo globalizzatore, non ci crede nessuno].

E noi continuiamo pure a criticare gli hipster, che intanto le balene muoiono.

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