Biciclettata primaverile (?!)

Stamattina ha nevicato di nuovo…che vergogna. Dopo diversi giorni in cui non c’era più traccia di ghiaccio sulle strade. Eppure le temperature si sono alzate, e la mattina di pasqua, forte dell’assenza di pioggia e dei ben 8° centigradi, ho deciso di fare un giro in bici fino ad Álftanes, una piccola cittadina di 2500 anime ora incorporata nel comune di Garðabær [ˈkarðapair̥] (“càrthapair”), a sud di quello di Kópavogur [ˈkʰoːupavɔɣʏr̥], in cui abito io. Mi mancava fare un lungo giro di piacere in bici con l’iPod nelle orecchie, osservando il panorama. Con il freddo e la neve non era proprio un’alternativa praticabile.

La Pasqua qui non è sentita come da noi, infatti quella mattina, complici alcuni giorni di pioggia precedenti, un sacco di islandesi si sono riversati sulle piste ciclabili. Chi a piedi chi in bici. Il cielo era grigio, e il vento ogni tanto spingeva, ma dopo uno degli inverni più duri del secolo come quello che abbiamo avuto sembrava davvero di stare bene. Non è stato uno degli inverni più rigidi per quanto riguarda le temperature, infatti il mare non è ghiacciato, ma ci sono stati talmente tanti episodi di burrasche e tempeste che gli islandesi hanno considerato di trovargli addirittura un nome.
Questo insegna che in Islanda bisogna saper cogliere l’attimo, e perfino la mattina di pasqua, se il tempo è vagamente clemente, conviene buttarsi fuori di casa piuttosto che rimanere rintanati a gozzovigliare. Il giro in bici che ho fatto è stato davvero soddisfacente. Dato che l’area metropolitana di Reykjavik è estremamente irregolare, spesso capita di dover pedalare in salita per lunghi tratti, questo fa sì che ci si scaldi parecchio, e difatti il mio outfit consisteva in una maglia, jeans, calze di cotone e converse e una giacca impermeabile. Niente sciarpa o guanti, altrimenti al primo sforzo si inizia a sudare come degli animali.
Nonostante la foschia dovuta all’umidità, ho potuto intuire che il panorama da Álftanes guardando verso Reykjavik è qualcosa di spettacolare. La prossima volta che andrò mi assicurerò che sia in una giornata limpida per poter fare qualche foto panoramica. Se guardate la cartina, potete vedere il percorso che ho fatto. Ho seguito quasi sempre piste ciclabili, anche se ho tagliato tra le case per accorciare in alcuni punti. Esiste una pista ciclabile che costeggia tutta la costa da Reykjavik fino a non so bene dove, probabilmente Hafnarfjörður, davvero ben curata e molto panoramica. Dal centro di Reykjavik potete scendere a sud e appena raggiungete il mare troverete immediatamente la pista, che potrete seguire ad libitum. Come si nota dalla foto via satellite, nonostante sia composta da diversi comuni, la regione della capitale è sostanzialmente una grande area metropolitana, e non ci si accorge di uscire da una città e entrare in un’altra. Tenete ben presente che in quest’area vivono ben due terzi (!) di tutta la popolazione islandese.Immagine1Qui sotto vedete un dettaglio del percorso che ho fatto. Attraversata la penisola di Kársnes, mi sono immesso sulla ciclabile che in quel punto costeggia l’insenatura di Kópavogur (insenaturadei cuccioli di foca), da cui la città prende il nome, attraversato un tratto di Garðabær, ho seguito la ciclabile che qui passava per un campo di lava, tipico paesaggio della penisola di Reykjanes, in cui si distinguono sconfinate distese rocciose irregolari coperte di muschio dai vari colori. Il vulcanesimo non permette lo sviluppo di vegetazione rigogliosa, e la nudità desolata del paesaggio porta un fascino davvero particolare. Immessomi sulla penisola ho notato parecchie macchie alberate, e in particolare sulla collina di Garðaholt (Crinale dei giardini), segnata sulla cartina dal punto bianco e rosso a sud. Dall’alto della collina si godeva di un paesaggio davvero splendido, e dopo una dolce discesa ho raggiunto la chiesa detta Garðakirkja, un edificio moderno, ma che sorge sul sito di una chiesa della quale si hanno notizie già dal 1300. Ero ancora nel cuore della capitale, ma sembrava già di essere in uno di quegli angoli remoti che si vedono solitamente in fotografia, con ampie distese erbose nei pressi dell’oceano, e piccole case abbarbicate sui pendii. La tenuta dove abita il presidente, a cui ci si può avvicinare non essendoci guardie, è imponente per gli standard islandesi. Era proprietà di Snorri Sturluson, ed è stata per secoli la residenza dei notabili della corona Dano-Norvegese. Immagine     Questa cosa mi fa quasi ridere: la dimora del presidente non è sorvegliata, ma se andate all’ambasciata americana,trovate il servizio di sicurezza, i metal detector, le guardie ciccione…questo perché gli Americani hanno dato al mondo parecchi motivi per avercela con loro. Noi Italiani non siamo da meno, in ogni caso. Questo mi ricorda quella favola cinese del povero sereno, e del ricco tormentato dal terrore di venire derubato, vivendo nell’ansia e spendendo il suo patrimonio per proteggere i suoi averi. Mi sembra che Islanda e America siano come il povero e il ricco di quella favoletta.Ma bando alle ciance, ecco alcune foto dalla biciclettata:

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