Fa freddo nella Terra del Ghiaccio?

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso in merito al vivere in Islanda riguarda il clima, e in particolare come si sopravvive al freddo artico che sicuramente stringe l’isola in una morsa mortale per tredici mesi e mezzo all’anno. In questo articolo parlerò delle impressioni climatiche che ho raccolto in questi due mesi, e aggiungerò qualche nozionucola meteorologica per chiarire alcuni punti e sfatare certi miti.

[Disclaimer: quanto detto in questo articolo riporta un’esperienza personale soggettiva, e non deve essere preso per oro colato. L’autore non è un meteorologo e declina ogni responsabilità per eventuali morti da assideramento di vacanzieri italici nelle lande ghiacciate.]

Cominciamo con lo spazzar via una delle convinzioni popolari più dure a morire: “il clima dipende dalla latitudine. Più vai a nord più fa freddo”. Questo principio è teoricamente corretto: a causa della curvatura terrestre, più si sale e più i raggi solari che arrivano perpendicolarmente si disperdono su superfici più grandi, scaldando meno. Provate a prendere una piccola torcia e puntarla contro un palla: nella zona equatoriale vedrete un cerchio ben definito, ma se salite verso un presunto polo, noterete che il cerchio diventa oblungo verso l’alto, e la sua luce meno concentrata. Accade lo stesso sulla terra, ma questo principio non basta per descrivere le temperature del pianeta, perché si potrebbe applicare direttamente solo in vasti territori che presentano le stesse caratteristiche idro-geologiche, cosa assai rara, specie in quel ginepraio oro-idrografico che è l’Europa. Questo perché ci sono altri fattori che influenzano la temperatura: l’altitudine e la presenza di grandi masse d’acqua.
Qui viene il bello: se prendete una bottiglia piena d’acqua e una piena di sola aria e le mettete nel congelatore, quale delle due ghiaccia per prima? E una volta ghiacciate, se le tirate fuori, quale delle due si scongelerà per prima? La differenza è dovuta al fatto che l’acqua impiega molto più tempo dell’aria a immagazzinare o cedere calore. Ecco perché nonostante si abbiano temperature inferiori allo zero in diversi porti d’europa, l’acqua ghiaccia raramente, e ancor più raramente in quantità considerevoli.
cAbbiamo tutti studiato a scuola la famosa corrente del golfo, una sorta di fiume oceanico che dal golfo del Messico trasporta acqua calda fin sulle coste dell’Europa settentrionale, ecco perché il Nord della Norvegia è libero da ghiaccio anche d’inverno, pur trovandosi alla medesima latitudine dell’arcipelago artico canadese. Per raffreddarsi, l’acqua deve cedere il suo calore all’ambiente circostante, che di conseguenza viene riscaldato. Da qualche parte avevo letto che la differenza in gradi centigradi che questo comporta tocca anche i trenta gradi. Questo significa che se nella Norvegia settentrionale di sono 0° gradi, in luoghi posti alla medesima latitudine ma che non beneficiano della corrente del golfo, ce ne saranno -30°. Addirittura, in Siberia, le temperature medie sono sensibilmente più basse a sud, che non nella costa che dà sull’oceano artico. L’assenza di masse d’acqua comporta escursioni termiche molto più marcate e repentine, perché non c’è acqua che possa imprigionare del calore e rilasciarlo gradualmente. L’escursione termica del deserto è nota a tutti, meno nota è quella della steppa in Asia centrale, dove si possono avere 40° d’estate e -40° d’inverno. In una misura molto meno accentuata, questo avviene anche nel nord-Italia, dove le Alpi e gli Appennini bloccano l’influenza benefica del mare, tranne che per le zone immediatamente prossime all’adriatico, che non essendo molto grande e profondo fa davvero poco. Dalle mie parti in Lombardia, le temperature estive sono spesso insopportabili, e esacerbate dall’umidità. toccare o superare i 35° non è raro, e i venti che potrebbero rinfrescare l’aria sono bloccati dalle catene montuose. D’inverno è l’opposto, non essendoci acqua ad assorbire il freddo, si possono avere gelate considerevoli, e nella notte o di primissima mattina le temperature crollano spesso sotto lo zero, in alcuni casi si toccano i -10°, e il record per Cremona credo siano i -16° che abbiamo avuto nell’inverno 2012. In virtù della chiusura del nord-Italia dovuta alle montagne, le medie di dicembre a Milano sono simili a quelle di Copenhagen, che pure beneficia della corrente del golfo. Quando ero a Edimburgo, raramente ho patito il freddo, e gli Scozzesi che si credono dei fenomeni perché vivono così a settentrione e DUNQUE al freddo, non si rendo conto che scendendo di 1200 km a sud est avrebbero molto più problemi ad andare in giro smanicati a Gennaio: Austria e Slovacchia, essendo ancor più distanti dal mare del Nord Italia,  sperimentano temperature molto più estreme di gran parte dell’Europa centrale che si affaccia sul mare del Nord. Per rendere meglio l’idea vi mostro una mappa che riporta la situazione alla sera del 31 ottobre 2014.

Immagine

Come vedete, la temperatura nel nord-Italia è addirittura meno della metà di quella di Edimburgo, 4° più bassa di quella Copenaghen, e simile a quella che si registra in Islanda. Il sud della Germania, essendo più lontano dal mare, è sensibilmente più freddo del Nord. Mosca, estremamente continentale è di 14° più fredda di Glasgow, pur essendo alla medesima latitudine. Come vedete dai colori, l’ondata di tepore trasportata dalla corrente oceanica parte da sud, ovest e si spinge verso nord-est, per poi scemare man mano che ci si allontana dall’oceano. Stasera fa più freddo in Romania che in Islanda!

Anche la differenza tra massime e minime è accentuata nel nord-Italia, si può andare dagli 0° di notte ai 10/15° dopo mezzogiorno, che in virtù dello sbalzo vengono quasi percepiti come caldi, o comunque tiepidi. Viceversa, il freddo viene percepito più intensamente se ci passa rapidamente dopo un periodo tiepido; alle elementari avevamo fatto l’esperimento di immergere una mano nell’acqua fredda e l’altra nell’acqua calda, per poi muoverle entrambe in una bacinella di acqua a temperatura ambiente: la mano fredda percepiva caldo, quella calda freddo, il principio è questo. Adesso che “non ci sono più le mezze stagioni”, le temperature crollano in ottobre da una settimana all’altra, e questo spesso rende il freddo, pur non troppo intenso, molto meno tollerabile che qui in Islanda. Quando sono arrivato le temperature oscillavano tra i 4° e i 15°, con qualche rara punta verso i 20°, e nel giro di due mesi non è cambiato granché. Massime intorno ai 10° e minime intorno ai 4°, con qualche giretto intorno allo 0°, ma raro. Fino a due settimane fa a Cremona c’erano più di 20° di giorno, e 14/15° di notte. In un week-end sono crollati a 17° di massima e 6° di minima. Per l’organismo non è il massimo.
Se non fosse per un ramo della corrente del golfo che la sfiora, in Islanda non ci sarebbero tute le belle betulle artiche e le conifere d’importazione, il ghiaccio sarebbe pervasivo, e le temperature più simili a quelle della temibile Groenlandia. Nelle zone immediatamente prossime alla costa, pur essendo le temperature tutt’altro che elevate per tutto l’anno, il freddo non è così fastidioso, perché è molto più costante e regolare, senza sbalzi stagionali, o giorno-notte.

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Questo significa che se venite a Reykjavik, non dovete prepararvi gli scafandri o le tute spaziali, pensando di andare ad affrontare tempeste apocalittiche di neve e ghiaccio. A meno di colossali ondate di freddo, che non sono affatto frequenti, quello che mettereste per andare in giro nel nord-Italia in inverno dovrebbe essere sufficiente, se rimanete in città e non vi avventurate sulle montagne. Io in questo periodo vado ancora in giro con delle Van’s di tela, jeans normalissimi, maglia e cappotto. Metto sempre un berretto, più per evitare che il vento mi devasti i capelli, e dei guanti perché quando c’è vento, avendo sempre l’iPod in mano per cambiare tracce, mi si gelerebbero le dita.

C’è da dire che la percezione del freddo è molto soggettiva. Io lo apprezzo molto di più del caldo perché trovo più facile farvi fronte: non c’è un limite agli strati di indumenti o che puoi metterti addosso d’inverno, d’estate è dura rinfrescarsi togliendosi il più indumenti possibile, pelle compresa. Questo non significa che non patisca il freddo intenso: quando siamo andati al parco nazionale di Skaftafell, una volta sceso della macchina sentivo un freddo talmente forte da tremare e farmi sentire quasi malato. Purtroppo ho il termostato interno completamente andato, e dopo qualche centinaio di metri stavo già sudando come un animale e ho dovuto togliermi sciarpa, cappello, guanti e aprire la giacca. Questo mentre alcuni dei miei amici non percepivano alcuna differenza di temperatura corporea, o semmai sentivano più freddo. La mattina, alzato dal letto, sento un freddo atroce e fastidioso, e mi copro parecchio prima di uscire, solo per scoprirmi dopo qualche passo perché inizio ad accaldarmi.

Come vivreste il freddo islandese dipende soprattutto da voi.  Posso tuttavia dire che non è un freddo letale per cui consiglierei a chiunque di coprirsi con una tenuta da spedizione. Molti finirebbero solo col sudare e doversi portare dietro un fagotto di vestiario inutile. Ma non prendete esempio dagli islandesi. Il fatto di essere stati fino alla fine dell’Ottocento una nazione di morti di fame con velleità letterarie, e tecnologicamente fermi al medioevo, oggi tendono ad avere una fissa compensatoria per lo stile. Il che non è il massimo. Vanno in giro con giacchette e jeans aderenti, sciarpine leggere ed equivoche, e scarpe che lo sono ancor più. Patiscono il freddo, chi più chi meno, come tutti gli altri esseri umani. I pochi secoli trascorsi da quando i loro antenati si sono stabiliti in questo Paese non bastano certo per un’evoluzione in senso adattivo ai rigori invernali. Non hanno sviluppato strati extra di peli o grasso, visto che al loro arrivo conoscevano già la magia della produzione di abbigliamento con pellicce e tessuti. Dunque, se sopravvivono loro, può sopravvivere qualunque essere umano. Voi freddolosi inclusi.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. scassandralverde ha detto:

    Mi fido moltissimo della tua serietà di linguista e quindi, di fronte a questo dilemma, non posso che rivolgermi a te: dimmi, per favore, che lingua è questa !

    “Hele vesten strikkes i retstrikning. Slå 64 (70) 76 m op på p nr. 5. Strik lige op i retstrikning. 1. p = vrangsiden. Når arb måler 11 (12) 13 cm, lukkes til ærmegab i hver side for 6 m. Derefter tages 1 m ind i hver side på hver retsidep 3 (4) 5 gange således: 1 r, 1 r løs af, 1 r, træk den løse m over, strik til der er 3 m igen, 2 r sammen, 1 r. Strik lige op, til arb måler 28 (30) 32 cm. Så lukkes de midterste 26 (28) 30 m af til hals, og hver side strikkes færdig for sig. Tag 1 m ind i halssiden på næste retsidep. Når arb måler 30 (32) 34 cm, sættes de resterende 9 (10) 11 m på en hjælpep. Strik den anden side tilsvarende, men modsat.”

      1. scassandralverde ha detto:

        Arr! E dove lo trovo un traduttore affidabile di danese?Uno di quelli tipo google translate … DEVO capire cosa c’è scritto !

      2. scassandralverde ha detto:

        Alla fine mi sono arrangiata col translator ! =)

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