Imparare una lingua straniera: come fallire in 10 step

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Lo studio delle lingue straniere è ormai qualcosa di imprescindibile: dalla comunicazione di base in vacanza, alla necessità ormai inevitabile sul posto di lavoro, praticamente ognuno di noi deve fare i conti con la dura realtà che ormai è impossibile vivere ed avere accesso a tutte le nuove risorse tecnologiche, umane e culturali, senza conoscere altre lingue oltre all’italiano.
Non nascondo di avere un’ottima padronanza dell’inglese, avendo avuto un rapporto molto stretto con le isole Britanniche da quando ho 17 anni, al punto da poter dire che per me non è una lingua straniera, ma parte integrante della mia identità. Questa padronanza però non è nata dal nulla o grazie a qualche talento particolare, è piuttosto il risultato di un costante ed intenso lavoro autonomo. Per questo molte persone rimangono deluse o stupite quando mi chiedono di svelare loro il mio segreto per l’apprendimento linguistico: non ne ho nessuno. Posso solo suggerirvi di lavorare intensamente e costantemente sul lato pratico ( qui trovate alcuni miei consigli più specifici).
Dalla mia pur breve esperienza di studente e insegnante, però, ho imparato qualche lezione importante su quello che garantisce un fallimento totale nell’apprendimento linguistico, e qui trovate un compendio su come colare a picco nell’impresa:
10) Spendete una fortuna in libri e frasari
Più vi costano è meglio è! Specialmente se vi limitate a sfogliarli e poi li lasciate su una mensola a far la polvere. L’importante è illudervi che comprando più libri costosi imparerete di più. Esattamente come fanno gli emigrati che sbarcano in italia e dopo un mese parlano già un buon italiano: appena sbarcati vanno a comprarsi il Devoto-Oli e la grammatica della Crusca, giusto?
9) Passate ore e ore a leggere i sunti schematici delle regole di grammatica
Mi raccomando, memorizzate ogni elemento morfologico in liste ordinate, come i “qui, quae, quod” latini, guardatevi bene dal contestualizzare questi elementi. Immagazzinate vagonate di desinenze e forme irregolari o suppletive, così vi illuderete di sapere la lingua quando in realtà sapete solo sciorinare le liste apprese, senza però saperle usare per mettere insieme una frase.
8) Imparate lunghe liste di vocaboli
Specialmente quelli ricercati che in auge nella letteratura ottocentesca.Meglio ancora se non sono più in uso. Fate i finti scandalizzati di fronte ai termini volgari e sforzatevi di entrare a far parte di quella genia di imbecilli che conosce i termini per “coibentazione, parossismo, defraudare”, ma poi non sa come dire “tiepido, lavandino, detersivo”.
7) Imparate tutte le irregolarità prima di aprire bocca
Occhio, eh! Non osate dire una singola frase se prima non vi siete assicurati di conoscere a memoria ogni verbo o forma plurale o flessa irregolare. Non sia mai che rischiate che vi capiscano lo stesso, anche se usate una desinenza regolare su un verbo irregolare. Meglio se proprio tacete del tutto.
6) Riempite pagine e pagine di esercizi di completamento
“The cat is……the table. (on, beautiful, hello)”, con esercizi di questo tipo potete star tranquilli che non immagazzinerete niente, specie se li fate distrattamente senza nemmeno leggere le frasi per intero. L’importante è avere l’eserciziario bello pieno di completamenti vostri scritti a matita: vi danno l’illusione di aver lavorato tanto anche se poi non avete imparato un fico secco.
5) Non provate a leggere mai niente in lingua su internet
Tanto non capirete.
Mi raccomando: se volete imparare qualcosa di più sulla famiglia reale, sui luoghi da visitare in vacanza o se vi serve la ricetta del porridge, cercate solo ed esclusivamente siti in ITALIANO. Ne va della vostra ignoranza! Anche se gli articoli in inglese sono assai più precisi e dettagliati. Se proprio volete rovinarvi sbattete tutto nel box di Google traduttore e leggete le prime due righe di traduzione in italiano, rendetevi conto che non hanno senso, e chiudete le schede aperte in lingua inglese.
4) Aspettate di saper parlare perfettamente prima di iniziare a parlare
Esattamente così come i bambini prima di aprire bocca aspettano di conoscere a memoria le desinenze del passato remoto, i verbi irregolari (facciamo, fate e non *facete) e i plurali irregolari derivati dalla declinazione neutra latina (uovo>uova e non *uovi, dito>dita e non *diti), così dovreste fare voi: non azzardatevi a spiegarvi con i pochi mezzi che avete acquisito. E’ una legge universale che può parlare solo chi padroneggia il linguaggio poetico di almeno due secoli prima dell’epoca in cui vive. Se andate in Inghilterra, non permettetevi la faccia tosta di chiedere “eschiuz mi, uer iz de bàfrum?”, aspettate il momento (che mai verrà) in cui potrete dire all’improvviso, come una folgore a ciel sereno, e senza aver mai provato prima “I beg your pardon, Sir, would you be so kind to point me the direction where I am meant to head to in case I needed to make some use of the privy?”. Visto che è umanamente impossibile saltare al secondo senza essere passati dal primo, ancora una volta il fallimento è garantito!
3) Vergognatevi come dei ladri di fronte a dei madrelingua e non rivolgete loro la parolaIl vostro amico figo ha un tipo americano in casa per uno scambio? Avete dei sorridenti turisti inglesi seduti di fianco a voi sui gradini di una chiesa e paiono voler attaccare bottone? Siete in un negozio e la commessa non riesce a comunicare con due turisti francesi?
Visto che non vi ricordate ancora bene il participio passato irregolare di un paio di verbi che compaiono solo nella Bibbia di Giacomo VI, vi conviene scappare, o sorridere imbarazzati e guardare qualche vostro amico in cerca di compassione.
Non provate a comunicare col poco inglese che avete. Parlare senza conoscere a memoria tutti i verbi frasali e sbagliare un modale sono reati punibili con la morte, perché portsano a fare esperienza pratica, e in ultima analisi a imparare la lingua, mentre voi desiderate fallire.
2) Non osate guardare film o programmi TV che tanto non capite niente
BBC World news? Inutile star lì ad ascoltare. E la valanga di DVD che avete con opzione lingua è meglio non prenderla in considerazione. Rischiate di assorbire il tono, dove cadono accenti, intonazioni, pronunce, espressioni. Per non parlare dell’atroce pericolo di imparare qualche vocabolo in più. Così come dovete aspettare di parlare perfettamente per poter parlare, aspettate di capire perfettamente, prima di provare a capire. Se vi esponete alla lingua rischiate di imparare effettivamente qualcosa. Tornate a sfogliare gli specchietti grammaticali e a riempire i puntini sugli eserciziari.
1) Rimandate l’apprendimento alla settimana di vacanza che farete all’estero
“Tanto poi la lingua me la imparo là”, direte. In effetti, a meno che non andiate in vacanza in Spagna, dove la lingua la capireste (seppur a spanne), con questo metodo è garantito che dopo cinque anni in cui passate un mese intero in Croazia, l’unica parola che conoscerete in croato sarà quella per “fragola” perché la vedete scritta nei frigoriferi delle gelaterie, peccato non saprete come pronunciarla. Va bene l’esperienza, ma i ragazzi che sono indecisi tra la passione che hanno per le lingue e la pressione familiare a scegliere economia aziendale li si sente dire “Ma si faccio economia che bla bla, tanto poi le lingue vado là e le imparo”. No. Non imparano una fava andando “là”, ammesso che poi ci vadano, e non è detto. Nel caso in cui poi si decidano davvero ad andare, applicano sempre il punto (3). Fate come loro e sarete a cavallo!
     Con questi dieci, semplicissimi passi, potete avere la totale garanzia di fallimento. Se non funziona e riuscite a imparare lo stesso, pur seguendo i comprovati metodi di cui sopra, mi assumo la responsabilità legale del vostro indesiderato successo. Scrivetemi pure e per risarcirvi troverò altri metodi di non-apprendimento ancora più efficaci e su misura per voi.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuseppe Rugna ha detto:

    Haha, ho riso più del dovuto. Ottimo post, complimenti!
    Purtroppo è difficile sradicare le idee perpetuate da decenni da insegnanti di lingua frustati che credono che una lingua si possa insegnare come si insegna la matematica o la letteratura. Ma avremo la meglio.

    In bocca al lupo per l’Islanda!

    1. Robbie Pagani ha detto:

      Hahahaha, grazie! Mi fa piacere che ti abbia divertito.
      Porto avanti la mia battaglia personale contro l’incartapecorimento dell’insegnamento scolastico.

      Crepi il lupo!

  2. Luca ha detto:

    Da quando ti ho scoperto la prima volta, ho sempre pensato che dovresti pubblicare un libro sulla lingua Inglese come hai fatto con quella Norvegese.

    Ma mi chiedo, per affrontare degli esami tipo Ietls o FCE non bisogna, comunque studiare tanta grammatica e sapere tanti vocaboli?

    1. Robbie Pagani ha detto:

      Studiare tanta grammatica e sapere tanti vocaboli serve a poco se non metti in pratica: il cervello non sa bene come e quando usare cosa perché a dispetto della rappresentazione schematica delle grammatiche didattiche e prescrittive, le lingue sono sistemi fluidi e complessi, non facilmente scomponibili. Puoi imparare milioni di parole in liste ordinate. Ma poi come fai a sapere quando usarle? Il registro, lo stile, e anche il semplice accostamento dei termini in una frase non possono impararsi se non con la pratica.

      Io non ricordo di aver studiato chissà che per il mio FCE. Facevo pratica quotidiana su skype e messenger con madrelingua, vedevo come scrivevano e che espressioni usavano. E poi leggevo diversi libri e articoli assimilando modi di dire e frasi fatte. Oltre che vocaboli e uso dei registri.
      Queste cose non si imparano studiandole sintetizzate in regole!

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