cropped-dsc07398.jpgL’Islanda è un paese meraviglioso. Eppure, prima ancora di averci messo piede da studente, mi sta già facendo penare parecchio. Il motivo sono le atroci procedure per spostarcisi, nonostante tutte le agevolazioni che provengono dal suo essere membro dell’Area Economica Europea (d’ora in poi: EEA) e di quella Schengen (per la libera circolazione di beni e persone). In questo articolo voglio parlare delle vicissitudini che sto passando nel tentativo di seguire le procedure previste per gli studenti provenienti dall’Europa; magari a beneficio di chi un domani dovesse fare la mia stessa scelta.
La pesantezza di questa procedura mi ha non poco alterato: per andare nel Regno Unito non ho dovuto dire niente a nessuno: scendo dall’aereo e sto lì un anno. Tanti saluti. Niente carte, niente di niente. L’unico documento che ho mai firmato è stato quello per avere diritto a non pagare l’imposta municipale in quanto studente. In Islanda la storia è molto più ingarbugliata.Tanto per cominciare, fino a due settimane fa era possibile portare tutta la documentazione richiesta una volta arrivati, se si proveniva dall’EEA, ma all’alba del primo giugno, vengo a sapere dall’università che il governo a cambiato le procedure, e che è necessario fornire tutti i documenti entro il dieci in copie scannerizzate via mail.
Perfetto.
Io bello pacifico non avevo pronto quasi niente, tanto mi mancavano due mesi! Adesso avevo dieci giorni di tempo per procurarmi tutto. Questo tutto includeva:1) Copia della domanda per risiedere in Islanda più di sei mesi (per cittadini dell’EEA), detta modulo A-262. (Cinque pagine di dati inutili), firmato da me e scannerizzato.

2) Prova del mio diritto all’assistenza sanitaria:
-Modulo europeo E104. Tre pagine inutili che han lasciato quelli della ASL perplessi, perché mai in vita loro gli era stato richiesto tale modulo per l’estero.
– Tessera sanitaria europea (sul retro di quella regionale).

3) Prova della mia effettiva iscrizione all’università: PDF della mail di accettazione.

4) Prove di possibilità di sostentamento:
– Dichiarazione dei miei genitori che si impegnano a sostenermi per la cifra mensile di 140.000 corone, firmata anche da due testimoni.
– Copia di documenti di identità dei miei
– Dichiarazione della banca per certificare che i miei sarebbero in grado di sostenere tale onere economico.

5) Certificato di nascita con traduzione

6) Certificato di stato civile con traduzione

8) Documento d’identità

Mi è andata bene. A quelli che vengono da Paesi fuori dall’Europa tocca un destino molto più amaro.
Avendo solo dieci giorni di tempo ho dovuto sfruttare le mie conoscenze per avere tutto pronto in tempi brevissimi. Mio padre riesce ad avere in comune l’estratto dell’atto di nascita e quello di stato civile in mattinata, mentre i stampo, compilo e scannerizzo domanda e carte d’identità. Al pomeriggio scopriamo che le traduzioni in inglese vanno effettuate da un traduttore accreditato e certificato, e in genere le fa una certa scuola interpreti e traduttori della mia città per la modica cifra di ottanta euro. Ho tradotto atti del tribunale e fatto da interprete a un magistrato e un avvocato in un interrogatorio. Ho tradotto personalmente gli atti (quindici minuti di lavoro!) e la mattina dopo mi sono presentato in tribunale per far convalidare le traduzioni e giurare ad alta voce (imbarazzante). Nella stessa mattina ho completato le procedure per il passaporto.
PARLIAMONE.
Io detesto l’idea del passaporto, o meglio detesto il fatto che si debba pagare un centinaio di euro per poter mettere piede in un Paese. E’ uo scartafaccio costoso e ingombrante. Suscettibile se si confronta con l’acqua. Non sono mai uscito dall’Europa quindi non avevo mai avuto bisogno di farlo. E nemmeno avrei dovuto farlo in questo caso, visto che per accedere all’Islanda dall’Italia basta la carta d’identità. Eppure sul sito del consolato islandese in Italia è scritto che per poter lavorare non basta la carta ma è necessario il passaporto, e io in Islanda vorrei anche lavorare oltre a studiare. Perfetto.
Poi arriva il turno della ASL, dove richiedo il modello europeo E 104, che la signora allo sportello non ha mai sentito, per cui mi manda da un suo superiore, il quale a sua volta mi guarda stupito “non ci è stato mai chiesto…di solito chiedono il modello (e qui dice un altro numero). Sicuro che non sia quello?”. Io controllo: no no, dice proprio E 104!
Un modulo inutile di tre pagine che dice che ho diritto all’assistenza sanitaria dal mio giorno di nascita a tutt’oggi. E la tessera sanitaria non bastava? Va be’…sorvoliamo.
I miei hanno dovuto firmare una dichiarazione dove si impegnano a scucirmi almeno 164.000 corone al mese -circa 1000€. Pare che la maggior parte della gente poi effettivamente non li riceva, né si trovi ad aver bisogno di così tanto. Comunque, tale dichiarazione è stata firmata dai miei e da due testimoni, ed è supportata da una dichiarazione della banca dove si certifica che io e la mia famiglia abbiamo effettivamente quella somma mensile a disposizione.

Qui mi concedo una sbrodolata in dialetto: “Ma ‘ndìi a dà vìa ‘l cüül!”

Un giorno e mezzo per scannerizzare e inviare questa roba, che dovrò consegnare in originale al mio arrivo. Non è stato esattamente piacevole, e devo ammettere che il mio carattere già di per sé poco incline alla positività senza sconti, ha subito un’impennata nella regione dell’odio cieco e dell’astio atavico.
Ma pazienza, per l’Islanda ne vale la pena, e poi posso pensare al dramma che devono passare i cittadini Americani, per poi sentirmi un privilegiato;)

In questa pappardella ho anche avuto una fortuna: mentre i miei colleghi aspettano con ansia nelle graduatorie per avere una stanzetta nel campus, io ho trovato una sistemazione che ha diverse note estremamente positive. In effetti ha anche il difetto di essere a 5 km dall’università, ma se teniamo conto del fatto che ho trascorso due anni a fare il pendolare tra Cremona e Milano (80 km), che c’è un efficiente collegamento bus, che c’è una ciclabile che costeggia una baia e una foresta, che a Cremona giro solo in bici e faccio ben più di dieci chilometri ogni giorno, anche quando piove o tira vento, e soprattutto che non ho nessuna lezione prima delle dieci del mattino, questo difetto non è poi così colossale.
In ogni caso, a controbilanciarlo ci sono numerosissimi pregi:
– Sono in una villa indipendente con giardino e vista mare.
– Starò con una famiglia Islandese, ottimo per la pratica linguistica rispetto ai compagni di stanza Pakistani o Americani con cui parlerei inglese.
– Avrò una stanza spaziosa con bagno personale all’ingresso della casa, così da potermi spostare in autonomia.
– La famiglia è molto disponibile e si è offerta di darmi una mano nei miei movimenti in terra islandese (l’appoggio e i consigli dei locali sono sempre insostituibili)
– Non dovrò fornire lenzuola e salviette. Una manna dal cielo per lo spazio in valigia.
– Il padrone di casa lavora all’istituto Arni Magnusson, dove avrò la maggior parte delle lezioni, e si è offerto di darmi dei passaggi là dove gli orari coincidono.
– Pagherò 50.000 corone al mese inclusi internet e le bollette. Sono poco più di 300€. Per Reykjavik sono un regalo. Ho visto molti altri alloggi più vicini all’università costare anche più del doppio, e magari non erano altrettanto belli. Gli alloggi universitari invece, sono solitamente intorno alle 70.000 corone, quindi sempre più costosi, e non hanno tutti i vantaggi elencati sopra.

La ciclabile che dovrò percorrere, in aggiunta, costeggia una baia davvero graziosa, e per un lungo tratto si ha a sinistra il mare, e a destra la foresta sulla collina di Öskjuhlíð, che è proprio dirimpetta all’abitazione, ma dalla parte opposta della baia, ed è una delle aree più belle della città, e punto di osservazione privilegiato per le aurore boreali!

In questo periodo sto cercando di leggere e imparare un po’ di islandese in più. Sono molto spaventato al pensiero di trovarmi da solo ai confini dell’Europa, ma mi sento davvero carico e pieno di voglia di buttarmi. Mi basta vedere una bella foto o leggere mezza pagina di racconto popolare islandese per provare un bruciante desiderio di trovarmi là. Ormai manca poco!