Invettiva anti-crociana

Uno di quelli che percepisco essere i vizi di fondo dell’Italia di oggi, è il persistere imperterrito di quella mentalità anti-scientifica figlia del pensiero crociano per cui le menti che ragionano per fatti e logica consequenziale – ovvero quelle degli scienziati – sarebbero piccole e grette, mentre quelle che sbrodolano concetti astratti postulando baggianate di fantasia senza darsi troppo disturbo per la prova dei fatti, sarebbero le menti grandi.
     Ovviamente il signor Croce apparteneva alla seconda categoria. Da brava volpe che non arriva all’uva, preferì screditare la categoria umana che ci ha permesso di curare innumerevoli malattie, vivere in modo più confortevole, e diffondere la conoscenza a tappeto, anziché ammettere che per la mente umana è più difficile comprendere gli intricati meccanismi con cui l’universo si muove e si struttura. In pratica ad essere grande è una mente che si inventa una libera repubblica di utopia o che dice che la filosofia è l’attività mentale umana superiore, perfino più elevata delle arti figurative e della musica, in quanto “pensiero puro” (e stronzate pure, vien da aggiungere). Una mente che concepisce la teoria della relatività, o che permette, in concerto con numerose altre, di costruire un acceleratore di particelle che permette di capire come funziona la materia, sarebbe una mente piccola. In questa epoca cybernetica viene solo da dire LOL.
     Fu un’insegnante di filosofia, anni fa, a lamentare la stupidità di tanti suoi colleghi di materie umanistiche i quali si vantavano di aver fatto il classico e di non capirci un’acca di matematica. Capite? In Italia essere delle zappe in matematica (e io sono tra queste, non crediate!) è considerato un merito! Perché significa che sei bravo in cose assai più importanti, come (credite, posteri!) il latino e la filosofia. Io percepisco il rigetto che il mio cervello ha per la matematica come un gravissimo e umiliante handicap. Ero il primo della classe in biologia, e ho sempre avuto un’insana fascinazione per le scienze naturali, in particolare geologia e astrofisica, ma ho finito per dedicarmi alla linguistica, perché credo di potermi rendere più utile con quella. Eppure non mi sogno di fare uscite infantili imbarazzanti, come quella del signor Croce, sostenendo che gli astrofisici sono menti piccole e paupere mentre i linguisti sono l’espressione più pura ed elevata dell’intelletto umano.
     Se Croce fosse vissuto oggi, lo manderebbero tutti in quel posto, ma disgraziatamente è vissuto abbastanza indietro per meritarsi il premio di anzianità che conferisce dignità di studio anche alle peggio puttanate abortite da bocche troppo larghe. Su Wikipedia si legge che nonostante le sparate, Croce sta suscitando l’interesse di alcuni studiosi anche all’estero, ultimamente. Certo! Di altri sciupacarte che per vivere si inventano e reinterpretano gli sprechi di carta altrui. E queste vigliaccate imbarazzanti non mancano di avere ripercussioni drastiche sulla cultura italiana (vedi il mio post sulla crisi del liceo classico).
     Intendiamoci, se la gente vuole riempire centinaia di pagine di invenzioni autoreferenziali basandosi sulla sua personalissima visione del mondo o di un’opera d’arte, è liberissima di farlo, ma l’obiezione che mi sento di muovere è che sia davvero inconcepibile pretendere che questo inutile cicaleccio di inezie “a priori” (in senso kantiano) vengano accostate, o addirittura anteposte al sapere scientifico. La critica letteraria, dalla mia esperienza, non è altro che un’altra branca della letteratura, o semmai un’appendice spesso storpia, quasi un sesto dito della mano. E la filosofia, anzi CERTA filosofia (vedi il titolo di questo articolo) – quando non si tratta di bioetica, e quando non è portata avanti da medici e scienziati, ma da gente che si è letta qualche saggio di baggianate – è un’appendice inutile, e anzi spesso limitante, della scienza.
     L’Italia, come diceva giustamente Odifreddi in un suo articolo di qualche giorno fa, è infettata da una casta di umanisti che basano il loro prestigio e il loro prosperare sociale sul pregiudizio negativo nei riguardi di gente molto meno inutile di loro. Loro sono quelli che si occupano degli studi umanistici (ovviamente classici, sia mai che si tratti di studi umanistici intesi come “scienze umane e sociali”), sono l’élite culturale che si incontra e parla di Proust, Hegel, Sanguineti, Johnson, e i lirici greci, e gli altri, quelli che cercano la cura contro il cancro e un modo per farti risparmiare sulla bolletta della luce, sono dei poveri scemi con la mente limitata.
     Un imbroglio culturale paragonabile a quello descritto da Nietzsche nel suo “Genealogia della morale”, per cui (detto molto sommariamente e solo per dare un’idea) il giudaismo avrebbe rivoluzionato la percezione di bene spostandola dal ricco e bello al povero e brutto. Per i nostri connazionali gli intelligenti sono quelli che stanno a cincischiare sulla critica di x al pensiero di y, e gli scribacchini inutili all’umana specie sono quelli che lavorano con il microscopio o il telescopio.

«Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico.»

Questo è il c******e brachicefalo e panzone che ha rovinato la cultura italiana dal primo Novecento a oggi.
E l’Italia di oggi è piena di emuli di questo impostore a tutti i livelli.

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