Poesie celtiche 3

     Dato che i miei due post precedenti (Poesie celtiche 1 e 2) sono tra i più letti e ricercati, ho pensato di aggiungere un’altra traduzione di poesie in traduzione italiana prese dalle letterature in lingua celtica. Come sempre, ricordo che non sono un esperto e le mie traduzioni vanno prese con le pinze perché non sono “di prima mano”, ovvero non traduco direttamente dall’originale, ma mi rifaccio alla traduzione inglese. Lo faccio più per divertimento che per altro, e spero che a dispetto della povertà delle mie doti traduttorie, queste due poesie possano ispirarvi un pochino. Sono prese da un’antologia di poesia gaelica-scozzese del 1800, facilmente reperibile, chiamata “Caran An t-Saoghail The Wiles of the World”, ovvero qualcosa come “Gli inganni del mondo”. 
     La prima poesia è un eco del periodo terribile che ha interessato le Highlands tra settecento e ottocento, quando intere regioni vennero spopolate deportandone gli abitanti e le famiglie che le avevano abitate per secoli, con l’obiettivo di far posto alle pecore e alle riserve di caccia per i nobili. E’ un canto nostalgico e rabbioso, di una cultura che si sente al tramonto e che punta i piedi contro questa ingiustizia. Ancora troppo è lo stigma associato l gaelico in quanto lingua di poveri e addirittura ostacolo al benessere. La vergogna sta nel fatto che la lingua non è morta naturalmente, per così dire, come il latino che si è evoluto al punto di diventare irriconoscibile, ma è stata estirpata e uccisa con la forza da chi era al potere. Sembra quasi un testamento che vuole consegnare alla storia un’eredità importante, la quale non è più percepita come viva e vibrante. C’è un forte languore rassegnato che connota gli ultimi versi. L’autore non immaginava quanto avrebbe fatto il governo scozzese per salvare il gaelico!
     La seconda invece è un’ode alla famosissima isola di Skye, incantevole mondo a parte nelle Ebridi interne. In queste l’autore lega elementi naturali a tratti caratteriali e culturali delle genti che la abitano. Anche qui si nota una nostalgia per il passato, un senso di decadenza e abbandono, e anche in queste righe esaltate sulla maestosità della natura dell’ovest si legge la disperazione di quel capitolo di storia scozzese che ha marcato così profondamente e in modo terribile le vite di tante persone.

La diaspora dei gaeli (Fuadach nan Gàidheal)
Eanraig MacIlleBhàin

Sono in lutto per le Highlands

ora tetre e dimenticate,
la terra dei miei padri,
i galanti e coraggiosi;
per far posto ai ricchi cacciatori,
le loro terre furono prese,
ed essi dovettero cercare
nuove case al di là delle onde.

Ah! Vergogna ai tiranni
che portarono desolazione,
che bandirono i coraggiosi,
e misero pecore al loro posto;
dove un tempo sorrideva il giardino,
erbacce hanno dimora,
e si preferiscono i cervi
a una razza dal cuore leale.

Ah! Dove sono i genitori
e i figli che girovagavano laggiù?
Lo spettacolo della loro gioia
è superiore ad ogni altro;
Nessuna mungitrice dal cuore allegro
ci sorride al crepuscolo;
Il pastore non si vede più
sulla pianura.

L’allodola si libra ancora,
e canta nella sua gloria,
mentre nessuno ascolta
il suo dolce canto mattutino;
gli uomini dei clan se ne sono andati –
ma le loro gesta vivono nella storia –
come paglia nel vento
furon trasportate lontano.

Saluto all’Isola di Skye (Fàilte don Eilean Sgitheanach)
Niall MacLeòid

Oh! Un saluto ai tuoi picchi,
ai tuoi anfiteatri di roccia ammantati di malinconia,
le tue montagne fruttuose,
dove il giovane si muove agile!
L’inverno con la tempesta
si chiude attorno alle cime dei colli,
e ogni macchia boscosa, dal suo mugghiare,
viene rasa al suolo.

Vedo le Cuillin*
come un leone senza paura,
con la sua rozza criniera di neve
avvolgergli il capo;
e le sue guance bagnate
da torrenti spruzzanti,
che ruzzolano e si snodano
fino in fondo alle glen**

Le tue rocce si ergono fiere
come bastioni intorno a te,
mentre le nuvole, sempre irrequiete
circondano i loro picchi,
i cui piedi sono spazzati
da ruscelli truci e vagabondanti,
dall’ingrossarsi dell’oceano
che ruggisce sulla spiaggia.

Oh! Dove sono gli irriducibili
un tempo allevati nelle tue cavità,
che gioivano nell’andare a caccia
intorno alle cataste coperte di nebbia,
con la polvere sparata
dai loro fucili lustri,
mentre cani instancabile
inseguivano tenaci le piste?

Quegli eroi temerari
di fronte alla battaglia,
che non affonderebbero facilmente
all’avanzare del nemico;
non c’è dolore sul machair***
dove, dispiegando il loro stendardo,
non abbandonarono la loro storia
senza vergogna per la loro gente.

Ma le loro case sono ora spazzate dal vento
le loro stanze ricoperte d’erba,
mentre il loro valore
giace addormentato nella tomba;
la brezza dei freddi monti
sospira tristemente sugli altopiani,
lamentando la loro assenza
e richiamando la loro fama.

Oh! Dove si trovan tutti i piaceri
che ebbi nella mia infanzia,
prendendo miele dalle rose
nei tuoi dintorni più morbidi?
I miei compagni famiiliari
sono esiliati dai loro casolari,
il miele è stato prosciugato
e le rose non sbocciano.

E tuttavia mi son care le tue valli,
le strath**** e le montagne,
e la nebbia che dorme,
sugli alti terrapieni
le fertili strisce,
le aspre sporgenze,
e i torrenti che mormorano
ai bambini e alla cerva.

Possa la tua storia durare,
e i tuoi figli essere famosi,
finché la Terra raggrinzirà
e le nuvole ripiegate lontano!
Fintanto che la spuma marina,
si frange sui promontori,
la mia dedicazione resta
all’Isola della Nebbia!
_____________________________________
*Catena montuosa nel sud dell’isola di Skye, famosa per l’asperità dei monti aguzzi che si slanciano improvvisamente oltre i 900 metri pur essendo a due passi dal mare.
** Valli tipicamente strette e profonde
***Terreno in riva al mare reso fertile dalle alghe depositate dalla corrente
**** Valli tipicamente larghe e circondate da alture poco marcate, solitamente attraversate da fiumi.

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