Cosa detesto del Regno Unito

Di recente mi sono reso conto di essere stato troppo cattivo nei riguardi del mio Paese, e troppo buono nei riguardi del Regno Unito, per questo ho deciso di pubblicare una lista delle cose che NON mi piacciono della cultura e della gente locale. La lista delle cose che mi piacciono, per dovere di cronaca, sarebbe infinitamente più lunga, e mi riservo di compilarla in futuro. Per adesso accontentatevi di leggere la mia sfuriata contro quegli aspetti della vita britannica che proprio non riesco a digerire:
1) Britain  Europe.
Allora ragazzi, siamo onesti. Mi sta bene che siete degli isolani ma distinguere le cose “britanniche” da quelle “europee” mi sembra veramente un tantino  forzato. Ricordo che mi dava sui nervi la mia tutor di letteratura scozzese perché quando tiravo in ballo riferimenti alla letteratura tedesca, francese, italiana etc., lei poneva sempre un chiaro distinguo tra english literature e european literature. Come fossero due tradizioni distinte, mentre già alle scuole medie ci si rende conto che nessuna corrente artistico letteraria nata in un paese qualsiasi del continente europeo abbia poi risparmiato tutti gli altri. Nel medioevo TUTTI copiavano la letteratura provenzale e francese, dopo il rinascimento il nostro Petrarca era conosciuto e imitato non solo da Shakespeare, ma anche da autori scandinavi, poi i Canti di Ossian, a fine ‘700, si sono irradiati dalla Scozia e sono stati la scintilla che ha portato allo sviluppo del romanticismo, al punto che in pochi anni esisteva una traduzione dei canti in tutte le principali lingue europee. Vedete, è davvero impossibile parlare delle letterature nazionali senza implicare automaticamente uno scenario di più largo respiro. A livello più basso, sarebbe come mettersi a parlare di letteratura lombarda per Manzoni, marchigiana per Leopardi e via discorrendo. Per carità, nessuno nega che gli autori britannici fossero britannici e non francesi, ma volerli presentare come un qualcosa di parallelo e semi-indipendente mi pare davvero una boiata da nazional(social)ismo. Siete isolani ma “nessun uomo è un isola” (e questo l’ha scritto uno di voi, perbacco!). 
2) Tradition
Questo ho paura che dipenda dal fatto che la famiglia reale non ha più ragion d’essere se non in nome di una “tradizione”. Metti in discussione la tradizione del mangiare i cavoletti di Brussels a Natale (anche se fasnno schifo a tutti) e per induzione metti in discussione anche la famiglia reale, che consuma sempre meno del nostro Presidente, il quale ha la decenza di non dare da mangiare ai cani con l’argenteria mentre a pochi chilometri ci sono bambini che non possono permettersi altro che fish & chips e non hanno i soldi per studiare.
Tutte le peggio puttanate che neanche un malato di mente accetterebbe, vengono difese fino alla morte in nome della “tradizione”. Io so per esperienza che quelli fissati con il passato son quelli che non hanno molto di cui andare fieri nel presente. Le tradizioni hanno valore solo se mantengono un significato nella vita delle persone, altrimenti sono solo convenzioni vuote. Visto che a tutti fanno schifo i cavoletti, se proprio dovete avere delle palline vegetali verdi da consumare a Natale, perché non le sostituite con polpette di piselli o che so io? E visto che la regina non solo consuma più soldi di quelli che si merita e influenza segretamente le decisioni del parlamento che dovrebbe essere democratico, ma è anche simbolo di privilegio e disuguaglianza  in un paese straziato dalle differenze sociali, perché non cassarla e trovare qualcosa di meglio? Questo si ricollega al punto successivo, ovvero:
3) The Monarchy
Non tutti i Britannici sono così ottusi, ma la maggior parte è capace di darsi delle badilate in testa pur di ammettere che in fondo, nella famiglia reale, ci sono un po’ troppe teste di legno. Esempio pratico: scandalo del principe Henry fotografato a Las Vegas col culo di fuori mentre monta una giovenca (o scrofa se preferite)? Ma è solo un giovane che si diverte! Fa il soldato sapete? E poi fa tanta carità!
Certo, peccato che se in uno scandalo del genere ci fosse finito, che so, il leader del partito laburista, il povero “giovane che si diverte” sarebbe diventato il “porco maiale che ci ha messo in ridicolo davanti al mondo e che va cacciato a pedate”. Un uomo normale perderebbe il lavoro per una cosa del genere, ma lui è principe e può fare quello che gli pare. Incluso ammazzare un capo talebano (sarà poi vero?) venendo da un paese che rifiuta la pena di morte, per poi venire idolizzato dalla stampa più becera nazionale che lo eleva ad eroe, senza ovviamente far menzione di tutte le famiglie rovinate dalla guerra inutile e insulsa che il Regno Unito (e anche noi) sta combattendo.
Quando il giardiniere ha scovato un cadavere seppellito nell’aiuola di una tenuta di caccia del principe consorte, la famiglia reale si è barricata dietro a un “no comment”. Certo. Quando troveranno il mio ex-persecutore bulletto fatto a pezzi nel mio armadio proverò a fare lo stesso, e vediamo cosa succede.
4) Class-obsession
Molti si faranno torturare a morte pur di non ammetterlo, ma i britannici sono ossessionati dalle classi sociali. Ne parlano, ci pensano tutto il giorno, commentano, insinuano, scalpitano, berciano…Il sistema sociale britannico, come gli antropologi lo hanno suddiviso, è davvero complesso, ma per comoditàlo si divide in tre classi: working class, middle class e upper class. I nobili della upper class vivono nell’illusioni di produrre arbre magique quando hanno problemi intestinali, vivono in manieri che cadono a pezzi, vanno a caccia coi cani e si illudono che la loro vita valga qualcosa in più di quella degli obesi della working class: i più demonizzati, figli di operai che inevitabilmente vanno male a scuola, vanno in giro in tuta e cappellino, mangiano schifezze, ingrassano e si ingravidano in età pre-adolescienziale. La tragedia è che il sistema di classi è talmente radicato che viene dato per scontato, non esiste mobilità sociale come da noi. Se per caso il figlio di un idraulico farà fortuna, che non si sogni di entrare nei circoli dell’alta società perché gli sbatteranno sempre in faccia le sue origini e il suo accento che tradisce un background inferiore. L’assenza di speranza e riscatto porta ai gravi problemi sociali che sono la piaga del Regno Unito di oggi, alcolismo, obesità, gravidanze giovanili, delinquenza di strada. Se un ragazzo nasce in una famiglia povera e cresce in un ambiente che lo discrimina e lo convince che qualunque cosa faccia rimarrà sempre una merda perché suo nonno non era lord, voi cosa credete che faccia nella vita?
Poi naturalmente ci sono i class-obsessed par excellence: la classe media, che in virtù del loro essere sospesi a metà cercano disperatamente di arrampicarsi verso l’alto (o evitare di scivolare in basso). Sono quelli che più di tutti sono difensivi e paranoici, impostano un accento falso immediatamente identificabile, cercano di apparire snob ed eleganti e si rifugiano nel razzismo per sentirsi superiori. Questa storia delle classi rovina loro la vita eppure aggiungono benzina al fuoco con la loro inabilità di prenderne le distanze.
5) Una società a compartimenti stagni.
Io sono figlio di “colletti bianchi” lavoratori statali semplici e per nulla facoltosi, e tra le mie ragazze c’è stata una figlia di un top manager di un’importante azienda italiana. Una cosa del genere nel Regno Unito non la vedrete MAI. I figli delle classi basse vanno a scuole-ghetto diverse, fanno sport diversi (in genere il calcio) e frequentano zone diverse da quelli di classe alta, che vanno in prestigiosi college privati la cui retta si aggira intorno alle 10.000 £ all’anno, che vanno a cavallo e fanno scherma, polo, o cricket (sport off-limits per la gente comune), e che si sposano tra loro, ovviamente dopo aver studiato in quei pollai a batteria per ram-polli che sono Oxford e Cambridge, il che garantirà loro una carriera sfolgorante, specie in politica. Perfino il cibo, i programmi televisivi guardati e i quotidiani letti variano con la classe sociale, e la cosa assurda è che molti di classe bassa riconoscono che stanno leggendo tabloid indirizzati a stolti e minorati mentali, ma invece che darsi ai quotidiani “seri” (The Guardian, The Independent) e ai programmi TV intelligenti, preferiscono inventarsi che anche il tal duca ama leggere/guardare le stesse porcate che piacciono a loro. Non c’è via d’uscita.
6) Ignorance & Arrogance
Due cose che vanno a braccetto. Curiosamente, il quotidiano britannico più diffuso è anche uno dei peggiori e dei più falsi e tendenziosi (per capirci, uno di quei giornali euro-scettici che presentano una minima critica di un parlamentare francese alla condotta britannica in Europa come un “gravissimo insulto di una lurida rana che vuole toglierci la sovranità a casa a nostra e viene a dirci cosa dobbiamo fare”, così da fomentare odio e xenofobia proprio in quelle categorie che non ne avrebbero nessun bisogno). A causa della diffusione di questa stampa-spazzatura (la Gran Bretagna è uno dei paesi dove si leggono di più i quotidiani) la gente difficilmente ha opinioni obiettive sui problemi e sulle politiche. Anche se è vero che in Italia abbiamo altrettanti giornali imbarazzanti, è vero anche che non se li filano in tanti. Qui le stronzate dei tabloid influenzano seriamente le decisioni dei governi
L’ultima che mi ha fatto infuriare è la possibile prospettiva di un referendum sull’Unione Europea. Certo, perché secondo voi è giusto che un branco di ignoranti col cervello lavato dal Daily Mail e dalle sue sparate xenofobiche e nazionaliste si metta a votare su una questione così grave? La gente è convinta che l’Europa significhi più tasse e più limitazioni di sovranità. Peccato che perfino certi politici conservatori un minimo istruiti riconoscano che un’uscita del Paese dalla UE sarebbe una tragedia incalcolabile in termini monetari visto che si annullerebbero i canali preferenziali con quello che è il maggior partner economico dell’isoletta. Perfino l’America ha detto chiaramente che non ha interesse a mantenere rapporti stretti con un’isolotto isterico e strepitante, e potenzialmente ininfluente, in un mondo di colossi finanziari continentali emergenti (vedi Cina, India e Brazile). Ma queste cose i Tabloid non le dicono, o meglio le annacquano. 
[Sapete che se facessero domani un referendum sulla pena di morte la maggior parte voterebbe a favore? Non sto a spiegare dettagliatamente i motivi per cui i serial killer e i terroristi non andrebbero giustiziati, ma se volete la mia opinione, guardatevi lo stralcio della lettura della costituzione fatta da Benigni.]
Molti britannici amano illudersi di vivere nello stesso grande Paese che due secoli fa governava il mondo. Hanno votato per la seconda volta una pazza cretina che ha avuto il coraggio di far affondare dei sottomarini argentini in ritirata uccidendo centinaia di persone, e questo perché quell’atto vigliacco ha risvegliato per un po’ il sogno imperiale dell’andare a fare quel cavolo che vogliamo dove vogliamo perché siamo britannici.
Non fraintendetevi, una larga minoranza dotta pacifista, socialista ed europeista deplora queste cose anche più di me, ma sappiamo tutti che in percentuale gli ignoranti e gli infingardi vincono sempre.
7) Education is a business
Ho accennato alla questione nei punti precedenti: avere una buona istruzione non è qualcosa che possono permettersi tutti nel Regno Unito. La Scozia è molto meno su questo binario perché è tradizionalmente molto più socialista dell’Inghilterra, ma andiamo con ordine:
a meno che tu sia un reale, o un nobile, non puoi andare in una scuola prestigiosa dove avrai un galoppino che ti seguirà 24 ore al giorno costringendoti a studiare e garantendoti voti eccellenti (questi galoppini/tutor sono il motivo per cui le scuole private britanniche non sono come certi diplomifici nostrani: l’istruzione è davvero più curata che nelle scuole pubbliche), scordati di accedere facilmente in un’università decente. Se non hai studiato in un’università decente, scordati di trovare un lavoro decente…e così via.
Il problema che nasce da questo sistema delle scuole private, è che garantiscono anche ad allocchi incapaci di imparare qualcosa, e questo non è necessariamente un bene, perché un allocco con voti alti ha qualcosa con cui pararsi il fondo-schiena. Poi se sei un reale questo non conta niente perché anche sei così stupido da poter seguire appena due corsi negli ultimi due anni delle superiori, e hai il coraggio di prendere il minimo dei voti lo stesso, hai comunque garantito l’accesso a St. Andrews, Cambridge o che so io.
Per le università scozzesi la questione cambia solo leggermente: scozzesi ed europei non pagano un tubo. Esatto. Zero tasse se sei italiano o rumeno. Però da qualche parte i soldi devono prenderli, e allora si rifanno sugli allocchi d’oltre oceano. Legioni e legioni di imbecilli figli di qualche industriale Americano, Australiano o Malese che pagano decine di migliaia di sterline in tasse per far studiare i loro figli nel Regno Unito. Ovviamente questi fresconi non sono scelti sulla base di criteri meritocratici come i poveracci. No, una percentuale di “meno peggio” vengono presi semplicemente perché servono i loro soldi all’università. Poco importa se cambiano corso di laurea 30 volte e ottengono voti penosi che fanno abbassare le statistiche nelle classifiche. Male che vada gli si da voti più alti di quelli che meritano così da incoraggiarli a rimanere e versare soldi e soldi e ancora soldi.
Dopo metà anno passato alla University of Edinburgh posso dirlo con certezza: fatto salvo per quella che io credo una migliore gestione delle ore di lezione e l’utilissima presenza dei “tutorial” dove gruppetti di studenti discutono alla pari con un prof., la didattica italiana, specie per lingue, non ha niente da invidiare a quella locale. Gli esami italiani sono una farloccata, quelli locali sono seri, ma nel complesso non credo che un laureato britannico abbia meno/più conoscenze di uno italiano. Però! Però, le università britanniche usano i fiumi di soldi degli allocchi di cui sopra per finanziare attività che fanno dello studente una persona matura a tutto tondo. Le università italiane si riducono in didattica ed esami (e non venite a parlarmi di sportelli e minchiate varie), quelle britanniche riempiono la vita dello studente a tutto tondo: biblioteche e uffici aperti 24 ore al giorno, bar e ristoranti gestiti da studenti e con prezzi agevolati, iniziative ricreative e sociali, attività di volontariato, servizi di aiuto alla persona…
Una volta entrato sei in una botte di ferro…ma tu prova ad entrarci!
Le università italiane sono una giungla, con una percentuale (se non vado errato) intorno al 30% di studenti che mollano a metà. Le università britanniche si sbattano per rimuovere gli ostacoli (anche finanziari) che i  loro studenti incontrano sulla strada della laurea. Non tanto per spirito umanitario ma perché uno studente che molla comporta un punto a sfavore nell’immagine dell’università, e qui l’immagine è tutto. La gente non viene a Edimburgo perché ama le brughiere e la cucina locale. Molti vengono perché sono stati rifiutati a Cambridge o Oxford ed Edimburgo è un’università che gode dello stesso prestigio.
Gli effetti possono anche essere positivi, ma i motivi sono sbagliati. L’università dovrebbe essere un servizio sociale, non un business.
8) Alcohol
Odio che anche in Italia la gente non si vergogna più ad ammettere di essere ubriaca o di soffrire i postumi di una sbornia. Se tornavo a casa alticcio mio papà mi cambiava i connotati, allo stesso modo mai mi sarei sognato di pubblicare su facebook foto imbarazzanti delle mie serate devasto. Specie se mia madre fosse stata tra gli amici.
Qui non solo la gente si vanta delle stoppe paurose che si prende e condivide foto dove si abbandonano a malcelati atti di libidine, ma lo fanno avendo genitori (e nonni!!!) come amici su facebook. Questi spesso si illudono che le porcate dei loro figli rientrino nella norma, e il loro disgusto iniziale viene represso perché vogliono sentirsi genitori moderni.
I miei mi facevano bere il vino durante i pasti ma mi hanno sempre fatto il culo quando ho alzato il gomito e sono grato che l’abbiano fatto. Specie se vedo a cosa si abbandonano questi cretini con la scusa di avere 6 litri di birra in pancia.
I poliziotti poi sono inflessibili se ti coccano ubriaco al volante…ovviamente se sei in strada urlando e staccando cartelli o umiliandoti non hanno nulla da ridire. Meno che mai gli adulti. Che male c’è? Poi pubblicano disperati misure (units) di alcol consigliate e indicative così che la gente sappia quando fermarsi e spiegano che anche una goccia d’alcol aumenta il rischio di tumore al seno. A cosa serve tutta questa propaganda e dispendio in pubblicità progresso se poi le famiglie incoraggiano o comunque non ostacolano l’abuso di Alcol?
A mio modesto avviso (e secondo quanto dice l’antropologa Kate Fox), non è che l’abuso di alcol sia di per sé considerato “cool”, ma piuttosto la sua attrattiva consente nella facile scusa che fornisce all’ingiustificabile sregolatezza di gente che vive in una società con troppe convenzioni inutili. A cominciare dalla divisa nelle scuole.
Per ora la lista si conclude qui.
Mi riservo di estenderla in futuro ma dubito che succederà: sono di gran lunga superiori di numero le ragioni per cui amo questo paese e lo considero il mio preferito al mondo. Non prendetelo per oro colato: è solo uno sfogo profondamente soggettivo per cui cercate di non impugnarlo come prova se un domani deciderete che il Regno Unito vi fa schifo e volete sputtanarlo allo orecchie dei vostri conoscenti!

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mary Spelta ha detto:

    Nonostante il tuo amore profondo e ormai storico per il Paese in cui ti trovi, mi fa piacere che un minimo di obiettività scorra ancora nel tuo sangue italiano.Mi piace molto il confronto tra i Paesi, questo gioco di chiari e scuri, e penso che possa essere utile anche per chi in futuro, per esigenze, per sfizio, per lavoro o per inseguire in sogno, debba confrontarsi con una nuova realtà e con essa pregi e difetti. Ho fatto passare altre pagine di questo blog con tematiche a volta simili (confronto tra un Natale italiano vs Natale britannico) e penso possa essere davvero utile per avere "un'infarinatura" generale su quello che ci si deve aspettare. è un blog brioso e allettante al tempo stesso, non sarebbe male poter allegare a questa specie di "diario di bordo" anche qualche piccolo "Frame", un piccolo video dei posti in cui vai a visitare, senza troppi effetti e chiacchiere di sottofondo..Continua così 🙂

  2. Roberto Pagani ha detto:

    Grazie, Mary.Sì, ai video ci avevo pensato tempo fa. L'unica cosa che mi trattiene è che non ho una videocamera decente e i video che faccio con la fotocamera sono sempre traballanti e pieni di scricchiolii. Poi col video editing faccio pena…ma vedrò se posso farci qualcosa!Sono contento per il tuo commento, è una bella soddisfazione!Un abbraccio 🙂

  3. Anonymous ha detto:

    Sono capitato nel tuo blog per caso, cioè stavo cercando notizie sulla Scozia e Edimburgo e ho trovato il tuo blog, mi sono fatto intrigare dal tuo modo di scrivere e ho fatto le 4 di notte venerdì. Ancora non ho letto tutto, ma invece cosa ami del Regno Unito, io ci sono stato solo da turista, prima a Edimburgo a trovare un amico che studia li ( Alla Heriot- Watt) e poi a Londra ( ma con i miei genitori e ho fatto cose da turista). Tra le due città preferisco Edimburgo, forse perché fin da piccolo ero affascinato dalla Scozia, ma essendo stato in entrambe le città ( anche se per poco, quindi non posso parlare come puoi fare tu, essendo li) preferisco Edimburgo. Bello l'articolo, però una cosa, che male c'è se loro vogliono uscire, voglio dire, per me non lo faranno, però la Norvegia è fuori dall' Ue come la Svizzera ma hanno buoni rapporti con tutta l'Unione Europea. Poi prima di quello del Regno Unito c'è quello della Scozia, tu che ne pensi? Fanno bene in caso a dividersi? Per me no, cioè penso ci sia ancora rivalità e astio per il passato e quello che l'Inglesi li hanno fatto, però è passato tanto tempo. Secondo te, se uno ha la possibilità economica o comunque ha la possibilità, consiglieresti di andare a studiare direttamente a Edimburgo?? Blog bellissimo, amo la Scozia. Sono anche incuriosito dal fatto che Glasgow hai scritto che è pericolosa, ho letto di gente che vive e studia li che si trova bene. Una Buona serata e Buona Pasqua in ritardo. Luca

  4. Roberto Pagani ha detto:

    Caro Anonimo,grazie del commento: mi lusinga che tu abbia dedicato tutto quel tempo alla lettura delle mie farneticazioni.Mi hai dato un bel po' di spunti per cui dovrei scrivere almeno una mezza dozzina di post!Per la questione dell'Unione Europea, non solo ne beneficiamo io e la mia ragazza nel momento in cui vogliamo viaggiare l'uno nel paese dell'altro senza troppi problemi burocratici, visti etc., e per questo ne siamo grandi sostenitori perché ci fa sentire più vicini, ma è anche una questione beceramente economica, per cui volenti o nolenti, i soldi dei britannici sono in massiccia parte in circolo sul mercato europeo, o dipendenti da ciò che succede in Europa. Non sono monetine depositate in un salvadanaio da cui puoi prelevare: le nostre banche ci giocano con i nostri soldi, e se si rompe qualcosa i nostri soldi vanno persi, per cui è molto meglio avere un sistema bancario comune in cui possiamo decidere assieme a greci e spagnoli come gestire i soldi, di modo che possiamo impedire loro di fare qualche cavolata e trascinarci nel baratro dietro a loro.Per non parlare del fatto che il grosso di import-export britannico è con il resto della UE, cosa che verrebbe a costituire un problema nel momento in cui il Regno Unito ne uscisse: dovrebbe pagare imposte salate per gli export etc. Una mazzata colossale all'economiaLa questione della Scozia è molto delicata: ho sentito opinioni discordi. C'è chi dice che la Scozia come ricchezza pro-capite è messa meglio del Regno Unito in generale, che hanno meno soldi ma anche meno persone tra cui farli girare, moltissime risorse rinnovabili e non, inclusi i giacimenti più consistenti d'Europa per il petrolio. La mia ragazza è inglese, ed è molto preoccupata per la deriva conservatrice dell'Inghilterra, accecata dalle panzane xenofobe dei tabloid. La Scozia è molto più socialista, democratica ed europeista, e la preferiamo per questo. Se il Regno Unito si separasse dalla UE, molti scozzesi che per ora sono contro all'indipendenza, voterebbero a favore, perché sono consapevoli che la loro amata isoletta non conta più poi tanto da sola nella scacchiera politica mondiale. Molto più proficuo diventare membro attivo dell'unione più ricca, produttiva e influente del mondo.A questo proposito, esiste un libro interessante "The European Dream: How Europe's Vision of the Future Is Quietly Eclipsing the American Dream" di Jeremy Rifkin, che spiega come il sistema economico europeo sia più solido e produttivo di quello Americano, e come l'Europa, senza bombe, missili e basi, sia più influente in ambito diplomatico, più orientata al welfare, etc.Insomma, si va abbastanza bene, nonostante la crisi dell'€, e per questo bisognerebbe lavorare in senso Europeo, non nazionalista.

  5. Roberto Pagani ha detto:

    [continua…]Di studiare direttamente a Edimburgo non so se lo consiglierei, almeno non per l'undergraduate: qui dura 4 anni e non 3, è molto più intenso e snervante che in Italia, bisogna scrivere saggi su saggi che vengono valutati, e per cui bisogna spulciare cataloghi librari e passare nottate tra gli scaffali. Non so se reggerei quattro anni così. Ma per il master o il postgrad lo consiglierei di sicuro, alla fine è un'università prestigiosa, gestita benissimo e molto avanti.La storia di Glasgow bisogna, ovviamente, prenderla con le pinze, ma a chiunque ha occasione di parlare con egli scozzesi dell'argomento, prima o poi qualche storia inquietante su Glasgow e i suoi abitanti salta fuori. è vero che la criminalità è alta, che ci sono seri problemi sociali, e che girare in centro il venerdì sera può sfociare in episodi spiacevoli, con qualche ubriacone che ti prende di mira. Succede ovunque, ma a Glasgow pare essere la norma.Così come è la norma non poter girare con la maglia di un team sportivo perché se incontri i tifosi del team rivale ti prendono e ti massacrano. Succede anche in Italia, ma a Edimburgo, per esempio, no. O almeno non abbastanza di frequente da giustificare apprensione in quel senso.Credo che copierò questo poema che ho scritto e lo espanderò in un post di qualche tipo…vedrò!Grazie degli auguri, ricambio!

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