Scozia VS Italia

La vita scozzese mi sta assorbendo completamente. L’esperienza Erasmus procede spedita, ed il primo mese all’università di Edimburgo è già volato. Gli impegni e i doveri si accavallano e accatastano in una montagna più alta del Ben Nevis (che non è poi tanto alto).
Cosa devo registrare della vita in Scozia? 
Generalmente cose che sapevo già, ma anche qualcosina di nuovo che nasce dalla mia passione per l’osservazione partecipante tipica delle scienze sociali. 
Intanto devo fare una breve premessa: gli italiani purtroppo soffrono della sindrome di Cenerentola, credono di essere sempre disprezzati, non adeguatamente apprezzati o riconosciuti nei loro meriti, e questo è sintomo di una vergognosa coda di paglia. Quello che mettono in atto per difendersi da questa sorta di “attacco” che percepiscono (uso la terza persona ma potrei tranquillamente includermi nel discorso), consiste in una serie di atteggiamenti arroganti, spocchiosi, schizzinosi tesi a passare un’idea di superiorità e raffinatezza che in qualche modo compensi quelle che gli italiani credono essere le loro pecche congenite: pigrizia, caos, disorganizzazione, rumorosità, la passione per le leadership tamarre e (semi-)totalitarie…

Allora si inizia a sostenere che gli stranieri siano tutti ignoranti, ineleganti, con una dieta pessima. Non hanno il bidet, mangiano la zuppa prima della pizza, abbinano i colori dei vestiti male, non conoscono il greco e il latino (scandalo!), non sanno cosa sono i verbi transitivi e non sanno distinguere un arco a sesto acuto da uno a tutto sesto. Tutte cose interessanti ma che non tengono in piedi un paese in procinto di crollare quale può essere il nostro.
Adesso procedo con una lista delle mie osservazioni, un po’ provocatorie come piace a me. Non prendetela sul personale e magari rifletteteci su:

– La Scozia non è la Groenlandia e a dispetto della latitudine è generalmente meno fredda della pianura Padana d’inverno (nella mia zona capita spesso di raggiungere i -10° a dicembre/genaio/febbraio. A gennaio di quest’anno, quando ho visitato le Ebridi esterne, nel nord-Atlantico, il termometro della macchina segnava +9°). D’estate il paese può essere caldo ma non è mai intollerabile. In ogni caso imbacuccarsi con maglioni e cappotti convinti di partire per la Siberia non è una buona idea, nemmeno d’inverno
: si suda come dei maiali per niente.
– Non si può prevedere il tempo scozzese. Il vento trasporta perturbazioni che si susseguono incessanti in uno stillicidio di pioggerella e sole.
– Gli ombrelli qui sono inutili a meno che la vostra passione sia di vederli rovesciati dal vento.
– Essere eleganti è un problema perché gli impermeabili e l’eleganza non vanno d’accordo, e senza impermeabile qui non vai da nessuna parte. Io stesso ho provato la mezza soddisfazione di avere le gambe fradice d’acqua a causa del vento che faceva piovere in orizzontale, e il torso asciuttissimo grazie al tamarissimo impermeabile rosso da pescatore delle Ebridi acquistato a Primark (l’ancora di salvezza degli studenti squattrinati…e svestiti).
– Il cibo fa schifo solo non sai dove trovarlo e come cucinarlo. Girando un po’ i quartieri ci si ingegna e per tentativi a casa si impara a trattarsi bene per la cena.
– Buttare le cicche per terra è un crimine perdonato solo ai turisti barbari e in-civilizzati. Se vivi a Edimburgo fai l’edimburger: tieni la città pulita.
– Ogni casa, dalla più lercia alla più raffinata, viene visitata dai topi. (quanto segue i maniaci dell’igiene come me dovrebbero ripeterlo come un rosario:) I topi non sono ratti, generalmente non portano malattie, non sono indice di immondizia, perché cercano il caldo e il pulito, ma dato che non sono graditi coinquilini è bene non lasciare cibo in giro e tenere a portata di mano il veleno, che qui è venduto ovunque. Nella zona di south Bridge, passato il ponte, sembra che la città continui su un’altura, ma in realtà al di sotto della strada si trovano una pletora di gallerie che fino all’ottocento erano abitate ed ospitavano negozi (c’erano perfino i lampioni). Queste strade sotterranee, dette “Vaults”, sono l’ideale per gli acchiappafantasmi, le visite guidate per spillare soldi ai creduloni, e la riproduzione di roditori pestiferi, che ai primi freddi dell’autunno calano (anzi, salgono!) sulla la città in cerca del calore di frigoriferi (sì, il motorino dei frigo produce calore), forni, lavatrici e quant’altro. Non ci si scampa perché sono troppi (sembra che a New York e Londra ci siano più topi che abitanti, e non fatico a crederci!) e perché se hanno freddo non c’è santo che tenga: entrano! Un po’ come i ramarri o i serpenti nei residence ultra-lusso dei tropici. Bisogna imparare a conviverci. Se se ne becca uno non bisogna farne un dramma ma chiamare chi di dovere.
– Le case più “normali” sono le peggiori secondo gli standard britannici. Sì, un appartamento semi-moderno, dall’aspetto minimalista e ordinato viene evitato come la peste perché indice di poco gusto e bassa classe sociale. I britannici preferiscono catapecchie d’epoca, per quanto polverose e pericolanti, perché hanno un fascino retrò a cui loro non sanno resistere.
– Il partito nazionalista scozzese è al governo ma si fatica a trovare uno scozzese a cui importi qualcosa della questione dell’indipendenza. Dai giornali si legge che sia pieno di manifestazioni e che la gente abbia a cuore la questione. Io questa gente devo ancora incontrarla.
– I kilt che vendono nei negozi di cianfrusaglie per turisti allocchi sulla Royal Mile non andrebbero comprati, cari signori! Questo per una serie di motivi:
1) Sono di pessima qualità e minacciano di sfaldarsi al primo lavaggio (sempre che ci arrivino indenni).
2) Costano sulle 25£, che per un kilt non è niente, ma per uno straccio a forma di kilt è un furto.
3) A Edimburgo è pieno di negozi vintage, charity shop, negozi di vestiti usati etc. che vendono kilt di ottima qualità (anche di pura lana!) per lo stesso prezzo, o qualcosina di più, ma che dureranno una vita. Se proprio volete buttare soldi per far fare la polvere a un souvenir così ingombrante fate almeno in modo che duri!
4) Gli scozzesi mettono il kilt solo ai matrimoni o ai ceilidh, eventi sociali di danza e musica. Consiglio a chiunque di partecipare, sono a prova di ebete (come me) e sono divertentissimi. L’unica occasione in cui nessuno vi guarderà storto se avete un kilt è proprio il ceilidh- ma preparatevi a occhiate curiose e risatine lungo la strada. Il kilt è tradizionale, d’accordo, ma oggi giorno non lo usa davvero più nessuno nella vita di tutti i giorni, perfino per gli scozzesi non è normale indossarlo se non in occasioni particolari. Se vi capita di andare per un’escursione in montagna e vi imbattete in un panzone con la faccia gioviale, il kilt e un’aria da perfetto cretino, state sicuri che è un turista tedesco con la mania del travestitismo, non certo uno scozzese, che difficilmente andrebbe a fare un’escursione con un abito così poco adatto.
– Il pane integrale va a ruba perché qui hanno scoperto che la farina bianca fa male alla salute e fa ingrassare. Meglio fidarsi.
– Lo Haggis è un piatto rivoltante e non c’è santo che tenga. L’unico motivo per cui molti dicono che quell’ammasso di frattaglie putride “non è poi così male” è perché viene imbottito di aromi e spezie. Con questo procedimento si renderebbe gradevole al gusto anche lo sterco. Provate a mangiarvi uno stomaco di pecora imbottito di frattaglie senza aggiungerci altro e poi ne riparliamo. Rimane il fatto che lo Haggis vegetariano è buonissimo di per sé, è molto più salutare, e molti scozzesi lo preferiscono a quello tradizionale.
– Alcuni tra i posti più belle della Scozia non li troverete mai sulle guide turistiche, e se li troverete saranno dei trafiletti penosi. 
– In Scozia ci sono tanti scozzesi con cognomi che evocano reminiscenze calabresi o campane. C’è stata molta immigrazione dall’Italia e la comunità italiana è molto nutrita.
– Gli Scozzesi (ma i Britannici in generale) non pensano che gli italiani siano delle scimmie retrograde, anche se un po’ lo siamo o pensiamo di esserlo, in effetti ci sono molte persone, anche anziane, che vanno in vacanza in Italia ogni anno e seguono conferenze sulla cultura italiana di quelle organizzate dai vari istituti e università, a differenza dei nostri vecchi che generalmente passano il tempo a guardare La vita in diretta e ascoltare i sermoni di padre Cantalamessa. 
– La cultura italiana è generalmente apprezzata, e gli scozzesi non mancano mai di mostrare il loro entusiasmo per le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’Italia, ma questo non dovrebbe bastarci come compensazione del fatto che siamo uno dei paesi più indietro d’Europa, con servizi sociali che franano, stipendi che crollano e un senso civico pari a quello degli Unni di Attila.
– La società scozzese non è così aperta come vuol far credere. Siamo sì lontano anni luce dall’Italia (basti pensare ai diritti delle coppie gay), ma non siamo ancora ai livelli della Norvegia (dove le coppie gay possono girare mano nella mano senza paura di ricevere anatemi…o peggio: botte).  
– L’alcol è altrettanto problematico che in Inghilterra, anche se, a onor del vero, i vicini del sud bevono solo al fine di avere una buona scusa per distruggere cartelli stradali, picchiarsi o accoppiarsi, qui frequentemente si beve per divertirsi quando si è in società, anche se gli sbocchi vandalici sono sempre in agguato.
– Le zone più povere della Scozia possono sembrare meno desiderabili di quelle povere dell’Italia, ma un’occhiata dentro a quelle casette miserrime pre-fabbricate perse in mezzo a brughiere desolate e battute dal vento, rivela che il Wi-Fi arriva proprio ovunque e che nemmeno l’isolano più solitario e sociopatico è tagliato fuori dal mondo. Almeno non quello dell’informazione. Siamo lontani anni luce da certi alveari senza servizi di certi quartieri depressi del nostro paese.
– Il clima, il cibo e l’arte sono importanti, ma la sicurezza, la democrazia e i diritti umani lo sono molto di più, e questi in Scozia sono più diffusi che in Italia.
– L’igiene personale dei britannici è famigerata, ma se uno pensa che questi grezzoni vanno in giro d’inverno a maniche corte in piena bufera senza ammalarsi, forse dovrebbe anche considerare il fatto che è necessario tenere allenate le difese immunitarie (lavarsi al punto di scorticarsi la pelle ci fa sentire più desiderabili e ammirabili dal prossimo, ma elimina dalla nostra pelle anche quei micro-organismi “buoni” che contrastano il proliferare di quelli cattivi- prendete nota e non usate l’Amuchina, perché ammazza tutti i germi deboli e lascia il campo libero a quelli resistenti).
– Il caffè qui fa schifo, ma non ne faccio un dramma perché a me il caffè fa schifo comunque. Meglio evitare di andare in giro lamentandosi della cattiva qualità dei caffè e dei vini a disposizione sperando di trasmettere un’aria da nobiluomini avvezzi al lusso e alla qualità. Si finisce per risultare patetici. Trangugiate quello che c’è, se non vi piace, e tenete il fiato. 

L’elenco si conclude qui. Ci tengo a precisare che il mio intento non è quello di offendere i miei connazionali, ma di stimolare alla riflessione, magari in modo un po’ brutale e non ortodosso, perché sebbene sia vero che abbiamo insegnato tanto al resto dell’Europa, adesso è arrivato il nostro momento di imparare da questi paesi, e nella nostra innegabile arroganza facciamo sempre molta, ma molta fatica.

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