LLP Erasmus!

   Questo sarà un post piuttosto personale, una sorta di pagina di diario. Non è mia abitudine fare post del genere perché so benissimo che non interessano a nessuno, ma questa volta ci tengo a mettere per i scritto un po’ di fatti personali così da tenerne memoria in futuro, e alla fine ci tengo ad aggiungere qualche consiglio per i futuri studenti Erasmus.
Siamo arrivati al gran finale e all’inizio di una nuova era!
Sì, forse è meglio se abbasso le ali. Il fatto è che non sto davvero nella pelle. Presto partirò per la Scozia (ancora!) e rimarrò lì un intero anno, grazie alla borsa di studio che ho vinto qualche mese fa nel progetto ERASMUS. Il processo è stato davvero estenuante. Visto che in Scozia ci vado spesso in ogni caso, avevo pensato che passare un anno a studiare lì sarebbe stato poco utile per me. Mi sono reso conto della scemata che stavo facendo a circa mezz’ora dalla scadenza per la presentazione della domanda on-line. Confuso e spaesato ho chiamato una mia amica la quale aveva presentato la domanda on-line tempo prima per la stessa meta a cui ero interessato (Edimburgo). Lei a malincuore (ero comunque un rivale in più per lei visto che i posti disponibili erano solo due) mi ha spiegato cosa fare e io col cuore a mille ho completato la domanda…dimenticando di auto-certificare un esame che non era ancora stato registrato dal docente, e che avrebbe fatto alzare di parecchio il mio indicatore Erasmus. Su questa questione voglio tornare più tardi per dare indicazioni a quelli che eventualmente hanno pensato di recarsi all’estero con il programma Erasmus, ma intanto continuo con la mia epopea.
  Il giorno seguente avevo mille cose da recuperare, e durante una lezione di letteratura inglese contemporanea ho compilato in fretta e furia il curriculum europeo, la bozza del programma di studio e la domanda cartacea. Grazie al computer portatile che uso per prendere appunti (e che consiglio anche a quei finti romanticoni che dicono di preferire gli appunti scritti a mano) ho salvato i documenti che poi ho messo su chiavetta e, perdendomi una mezz’ora della lezione successiva, ho fatto stampare alla copisteria dietro l’angolo per poi portarli all’ufficio Erasmus.
   Ero terrorizzato: c’erano tantissimi studenti in coda e tutti parlavano animatamente di dettagli dei quali non ero al corrente. Mi sentivo un’idiota e uno sprovveduto. Mi ero dato per spacciato, specialmente quando mi hanno comunicato che l’esame che avevo dimenticato di auto-certificare non poteva essere più aggiunto al calcolo dell’indicatore Erasmus perché tale indicatore è il risultato di un algoritmico calcolato dal computer automaticamente una volta per tutte. 
   Dopo un mese di crisi di nervi e chiacchierate infinite con colleghi nella mia stessa situazione, mi sono presentato al colloquio. Ore 9:00, presentarsi davanti all’aula 101 in via Mercalli. Ore 7:30 avrei dovuto prendere un treno che era venti minuti in ritardo a causa di un passeggero in carrozzina che non è potuto salire finché non hanno smontato il corrimano posto nel mezzo dell’entrata del vagone. 11 minuti recuperati, una decina di ritardo. Mi fiondo in metropolitana e corro col cuore che mi scoppia. Spacco il secondo.
    Il colloquio avviene in lingua inglese con una prof madrelingua che mi domanda come mai avessi inserito una sola sede di preferenza quando era possibile inserirne tre. Dirle che Edimburgo era la meta dei miei sogni e del resto del mondo non me ne importa un accidente era un po’ brutale. Le ho detto che le uniche due università nel regno unito con una sezione di scandinavistica sono Londra ed Edimburgo, ma siccome vorrei preparare una tesi di area scozzese la scelta era ristretta: o la va o la spacca.
  E’ andata.
Torno dalla Norvegia l’ultimo giorno delle vacanze di pasqua e sulla strada di casa dall’aeroporto mi arriva una chiamata: “Robbie hai vinto!”
   Ero triste per la fine della vacanza ma la notizia mi ha galvanizzato. Avevo visto tanta di quella gente che mi ero dato per perso. Non avevo indicato altre preferenze e avevo detto chiaramente che non avrei accettato alcuna sede se non Edimburgo. Eppure ce l’ho fatta.
   Poi è iniziato il processo burocratico estenuante, fatto di ricerca on-line per trovare esami adatti che corrispondessero a quelli che avrei dato se fossi rimasto in Italia, di code in uffici, di incontri, di pomeriggi passati a spulciare siti…
    Tutto si è concluso per il meglio, ho firmato il contratto che dovrà essere contro-firmato dal rettore giusto la settimana scorsa, e tra una settimana esatta partirò con la mia ragazza (Inglese e studente di Italiano & Francese alla University of Edinburgh) per l’avventura. Il mese di agosto lo spenderò principalmente nelle Highlands, cercando di visitare posti non ancora battuti e magari campeggiando qua e là. C’è sempre tantissimo da vedere in quella regione!
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Ma sapete tutti cos’è l’Erasmus?
ERASMUS è un acronimo che sta per European Region Action Scheme for the Mobility of University Students ed è un programma europeo che permette agli studenti dei paesi che aderiscono di effettuare un soggiorno all’estero con un contributo e di vedersi riconosciuti gli esami sostenuti all’estero come fossero esami sostenuti nella propria università in madrepatria. Il programma è stato ideato per incoraggiare il senso di “europeità” ed è diventato un fenomeno di costume, al punto che ne è stato fatto un film e sono nate numerose associazioni di ex-studenti Erasmus. Rimane il più riuscito e famoso programma di scambi universitari a livello mondiale.
  Nel periodo di permanenza all’estero (min. 3 mesi, max. 1 anno) si è trattati come normali studenti dell’università in cui ci si reca. Si sostengono gli esami o si fa ricerca per la tesi.
    Fare l’Erasmus non è solo uno sfizio ma un investimento. Quando eravamo ancora dei barbari la leva obbligatoria trasformava i ragazzi in uomini (sempre che non si suicidassero a causa degli abusi e dei maltrattamenti nda.) oggi stiamo diventando civilizzati e impariamo ad essere indipendenti facendo un soggiorno all’estero, durante il quale dovremo pagarci le bollette, comprarci e farci da mangiare (sempre che non vogliamo spendere una fortuna per i servizi di catering che alcune uni offrono), lavarci i vestiti, sbrigare la burocrazia e muoverci autonomamente in un paese straniero usando una lingua straniera. Niente male eh?
   Andare in Erasmus fa una bellissima figura sul curriculum: prova che siamo riusciti a scollarci dalla sottana della mamma (cosa che, qui in Italia, è tutt’altro che scontata) e che abbiamo avuto un’esperienza valida di rapporto interculturale. Poi non è solo studio: gli studenti Erasmus si trovano e socializzano, condividono le loro esperienze di vita e si aiutano/sostengono a vicenda prima, durante e dopo il viaggio. Rimane anche un’occasione per conoscere realtà universitarie meglio gestite e più efficienti/stimolanti della nostra.
E’ un’opportunità da non sottovalutare, fateci un pensierino serio.
  Adesso passiamo ai consigli pratici:
Non è vero che serve avere soldi in abbondanza per andare in Erasmus. Dipende da che meta si sceglie e da quanto tempo ci si passa. Io non navigo nell’oro e quindi, ad esempio, non mi sarei mai potuto permettere un Erasmus in Norvegia, dove con 100€ ci compri, se va bene, la carta igienica. Però nel Regno Unito bene o male ci si può arrangiare e con 500€ al mese si vive tranquillamente. Tenete anche conto che la borsa di studio che viene concessa è generalmente di 230€, per cui di tasca vostra dovreste versarne circa 300€, che non è neanche troppo. Ovviamente non fate troppo conto sul trovarvi da lavorare. Tolta la difficoltà di trovare un posto, a meno che non siate stacanovisti e a meno che non vi muoviate verso un paese in cui le università non sono troppo pesanti è davvero dura mantenere il ritmo. Inoltre, se non state nei tempi e non rispettate i programmi prestabiliti dando il numero di esami richiesto per la durata del vostro soggiorno dovrete restituire la borsa fino all’ultimo centesimo! Non ci sono né sema. Dovete assolutamente attenervi al vostro programma, il che non è troppo difficile, ma dovrete impegnarvi comunque perché non vi faranno troppi sconti. Potete scegliere un paese europeo dove la vita è meno cara, o dove non c’è l’euro e dove la moneta locale vale poco. Il Regno Unito non è tra queste mete, ma il costo della vita può essere contenuto tirando un po’ la cinghia per cui non scoraggiatevi. Conosco alcuni ERASMUS che hanno trovato lo stesso dei lavori part time davvero poco impegnativi, se proprio vi serve e se proprio trovate qualcosa che non inficerebbe le vostre prestazioni accademiche datevi pure da fare.
Adesso mi tocca una nota un po’ cinica: in Italia vige il valore legale dei titoli di studio, il che significa che lo Stato autorizza gli istituti che hanno diritto a conferire diplomi di Laurea, e siccome questo valore non prevede distinzioni, per lo stato italiano tutte le lauree sono uguali. Nel privato però sappiamo che non è così, infatti le aziende hanno le loro fonti da cui traggono le graduatorie per decidere quali laureati hanno in mano qualcosa e quali invece possiedono un misero pezzo di carta. 
  Ho notato che spesso le informazioni sulla qualità delle università si basano sui consigli dei professori (che di solito consigliano sempre di andare nell’università che hanno frequentato loro) o dei conoscenti. Consigli che non rispondono a nessun criterio oggettivo. Qui in Lombardia, ad esempio, fatica a morire il dogma secondo cui l’Università di Pavia sia la leader indiscussa degli studi umanistici (non è così da anni e moltissimi altri atenei la superano alla grande), ma siccome il 70% dei professori di lettere lombardi hanno studiato lì, continueranno a presentarla come l’università migliore in assoluto.
    Voi che avete un cervello (e un computer), spulciatevi le classifiche internazionali (famose l’ ARWU dell’università di Shangai o il Leiden Ranking) e fatevi un’idea di quali università italiane hanno più peso a livello nazionale/internazionale. Non prendete le classifiche per oro colato ma nemmeno sottovalutatele solo perché l’università che ha frequentato vostro fratello è indicata come terzultima in Italia e la cosa vi irrita parecchio (e ancor più irrita vostro fratello). Sono basate su parametri diversi e per questo tendono a variare moltissimo, ma a mio modesto avviso sono più affidabili di quelle stilate dai giornali nostrani perché dubito che le università straniere abbiano motivo di essere parziali rispetto alle nostre, mentre le lobby italiane hanno tutto l’interesse a manipolare le classifiche. Senza contare che se guardate, ad esempio, l’ARWU, il criterio usato è quello dell’impatto scientifico, per cui si calcolano la quantità di pubblicazioni e quante persone citano tali pubblicazioni nei loro lavori. Un criterio matematico ed oggettivo che mostra chiaramente in quali università si produce e in quali si sciupa solo carta.
 
     Questo preambolo serve perché le università più importanti tendono ad stringere accordi di scambio con altre università importanti. Potete consultare la sezione delle relazioni internazionali sul sito dell’uni che vi interessa e vedere quali sono le sedi di destinazione degli scambi. Se vedete solo università di cittadine da 2000 abitanti della Polonia centrale insospettitevi. La mia università, per dare un’idea, ha come partner , oltre ad Edimburgo, Cambridge, Oxford, La UCL di Londra, l’Università di Copenaghen, Reykjavìk, Stoccolma etc. Tutte ottime università che fanno un figurone sul curriculum. L’Erasmus è un’esperienza meravigliosa a prescindere, ma trascorrerlo a Londra o nel paesino dell’entroterra lituano non è proprio la stessa cosa, per cui vale la pena scegliere con cura la sede, sia di partenza sia di arrivo!
(edit. Non parlo bene di Milano perché è la mia università, semmai ho scelto Milano perché ne parlavano bene le classifiche).

     A questo proposito passiamo ai consigli sulla scelta e sulla domanda: ovvio che se siete appassionati di Wurstel et similia sceglierete un paese germanofono, ma evitate di Indicare Berlino, Amburgo, Vienna come scelte se c’è un solo posto e se avete un indicatore Erasmus che fa piangere. Specialmente se sapete che molti vostri compagni di corso/concorrenti han tutti 30 e han dato una quindicina di esami in più di voi. Puntate un po’ più in basso. 

Non potrete mai sapere l’indicatore degli altri candidati (a meno che non ve lo dicano), ma potete farvi un’idea delle vostre chances basandovi sul numero di esami che avete fatto rispetto alla data di iscrizione (in pratica vedete se siete in pari, indietro o avanti) e sulla media. Se avete dal 27 in su e siete in pari con gli esami sostenuti, siete a cavallo.
      L’indicatore Eramsus, come detto, è un algoritmo. Calcolato sulla base dei voti presi, dell’anno di corso e dei crediti acquisiti. Se è basso c’è poco da fare. Quindi cercate di impegnarvi fin da subito ché il posto in Erasmus ce lo si deve guadagnare se si vuole andare nella destinazione desiderata.

Circolano tante leggende sul peso di indicatore Erasmus, documentazione e colloquio rispetto alla decisione della commissione. La mia opinione è che si basino quasi esclusivamente sull’indicatore. Il colloquio è una formalità per sincerarsi che ci sia un minimo di chiarezza mentale sul percorso che si vuole fare. I professori sanno bene che il 90% di quello che si racconta ai colloqui di selezione non sono che frottole costruite ad hoc in mesi di prove davanti allo specchio, eppure c’è sempre chi non riesce a uscire con qualche idea sensata così da essere messo pubblicamente in imbarazzo. Ricordo in particolare un episodio che vi traduco in italiano dall’inglese:

– Vedo che ha scelto Londra…è un’ottima meta per chi è interessato alla carriera di traduttore! Lei si interessa di traduzioni?
-………….ehm……………..no ma………ehm……..
– Scusi lei vuole andare a Londra per quale motivo?
– ………..
     Ecco, scene di questo tipo cerchiamo di evitarle. Il colloquio non serve a granché ma se avete un candidato nella vostra identica posizione la performance del colloquio farà pendere l’ago della bilancia in favore di uno dei due. Piuttosto inventate una balla colossale, dite che volete fare una tesi particolare e che pensate che nell’uni dove vorreste andare ci sia molto materiale sull’argomento (magari queste cose cercatevele prima!). Non importa se poi farete l’esatto contrario di quanto detto a colloquio. Si tratta di una formalità e da tale va trattata, ma bisogna passarla indenni.
     La mia idea sulla sostanziale inutilità del colloquio è nata dopo che ho notato come la prof. con cui l’ho sostenuto non si ricordasse nemmeno la mia faccia dopo pochi giorni. Figuriamoci il contenuto della chiacchierata! Va detto che le brutte impressioni si ricordano meglio, quindi, nel caso possano essere determinanti, provate a scansarle. 
    Alcune sedi rimangono senza candidati e i professori cercano sempre di mandare tutti gli studenti all’estero nei limiti dei numeri consentiti. Se non vi importa di dove andrete purché scappiate di casa, allora potrebbe capitarvi di andare in Islanda, o nel nord della Scandinavia oltre il circolo polare artico, o in Estonia. In quel caso è affar vostro e non c’è nessun problema.

    Va da sé che per studiare in una sede estera sia una buona idea il saper andare oltre il biascichìo indistinto nella lingua del paese in cui la sede si trova. Molte università offrono corsi intensivi pre-partenza, che però in genere coprono solo le solite lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo). Se la lingua che vi occorre è il maltese o il cecoslovacco dovrete concordare con la sede di destinazione il modo migliore per sostenere gli esami (molte uni offrono corsi ed esami in inglese, un bell’aiuto…per chi sa l’inglese!).

     In conclusione cercate di buttarvi senza troppi problemi (in particolare se avete la coscienza pulita in merito agli esami svolti!), sondate il terreno e chiedete ai vostri compagni. Non lasciatevi scoraggiare dalla burocrazia e non perdete le speranze. Al peggio vi manderanno nella seconda/terza sede preferita, ma da qualche parte finirete comunque! Se non potete aspirare a recarvi nella vostra prima scelta, consolatevi: l’Erasmus rimane l’Erasmus e il suo valore è a prescindere da tutto il resto.

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