Kongesagaer – Le saghe dei re e la norvegesità

Avevo anticipato, nel mio post precedente sul viaggio in Norvegia, di un acquisto degno di uno spazio a parte. Oggi piove, e mi sento dell’umore adatto per scrivere. L’acquisto di cui voglio parlare è, prevedibilmente per chi mi conosce, un libro. Ho tirato la cinghia a Oslo per quanto riguarda il cibo, e ho risparmiato abbastanza per prendermi qualche libro. Non immaginavo che avrei portato a casa qualcosa del genere, contavo di comprare due o tre tascabili di autori come Hamsun o Loe, e invece…

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“Il cerchio del Mondo che gli uomini abitano è lacerato da molte insenature, così che i grandi mari penetrano la terra dall’oceano esterno. Così è risaputo che il grande mare si spinge nell’interno da Narvesund (Gibilterra) fino a Gerusalemme, e dallo stesso mare una grande ansa si allarga verso nord-est, ed è chiamata Mar Nero, il quale divide le tre parti della Terra; delle quali l’orientale è detta Asia, ,mentre l’occidentale è chiamata Europa da alcuni ed Enea da altri.”.
(Incipit della Heimskringla di Snorri)

  Ebbene sì, ho acquistato una copia dell’ Heimskringla in norvegese. Ma non un’edizione economica qualsiasi. Bensì la ristampa della prima traduzione finanziata dal parlamento norvegese e uscita in un’edizione di lusso del 1899. L’acquisto è stato dettato anche da un impulso: erano rimaste due copie in negozio ed erano scontate del 50%. Ho speso circa 30€ anziché 60. Per uno studente/appassionato della Norvegia, questo cimelio è davvero speciale. L’ Heimskringla di Snorri è considerata l’opera fondante dell’identità norvegese. Una sorta di fondamento letterario della loro unicità e specificità. In effetti è stata ripescata proprio con la funzione di risvegliare e incoraggiare il senso della nazione dopo secoli di dominio (anche culturale) danese. Il suo titolo non è dell’autore ma le è stato attribuito a posteriori prendendolo dalla prima frase del testo: “Si dice che il cerchio del Mondo…”, Heimskringla sta appunto per “cerchio, circonferenza (kringla) del Mondo (heims)”, e in effetti questa edizione non riporta il titolo Heimskringla, ma quello più generico Kongesagaer, Saghe dei re. Immagino che abbiate notato che il nome dell’autore è scritto Snorre anziché Snorri. La ragione è che all’epoca in cui il norreno era lingua comune in Norvegia e in Islanda, si sono affermati due modi diversi di segnalare certe vocali atone. Probabilmente la vocale finale del nome Snorri era una via di mezzo tra una i ed una e, così che in Islanda è stato approssimato nella grafia ad i mentre in Norvegia  hanno preferito una e che si mantiene tutt’ora. L’opera è stata composta negli anni venti del 1200 (un secolo buono prima di Dante), e consiste in una mastodontica raccolta di saghe che narrano le vicende della famiglia reale norvegese, dalle mitiche origini divine all’epoca contemporanea alla stesura. Si tratta di un’opera encomiastica, e in quanto tale unisce realtà e finzione. La famiglia reale norvegese viene fatta discendere da un ramo di quella svedese, che secondo la tradizione vichinga sarebbe stata fondata dal dio nordico Freyr. L’insediamento degli dei in Scandinavia, secondo la narrazione, è avvenuto dopo una fuga di Odino e dei suoi dalla città di Ásgarðr (il recinto degli Asi), capitale dell’Asaland o Asaheim (l’Asia). 
 Snorri abbina gli dèi Asi al continente Asia secondo un procedimento paraetimologico (per i comuni mortali, paraetimologia è un procedimento pseudo-scientifico secondo cui si attribuisce parentela tra parole che non ne hanno solo perché si assomigliano: ai tempi di mio nonno le persone non istruite credevano che il vento di tramontana venisse da ovest, dove tramonta il sole, perché non sapevano che l’etimologia della parola tramontana è ultra-montana -oltre i monti- ed indica il vento del nord). La prima saga, Ynglinga saga, viene modellata su un testo precedente, Ynglingatal (enumerazione degli Ynglingar), poema che elenca i re della casata degli Ynglingar e composta dal poeta di corte Þjóðólfr da Hvinir. Gli Ynglingar sarebbero la primissima dinastia regnante norvegese, ma alcuni dei suoi membri appartengono più al mito che alla realtà storica. L’opera non è, come ci si potrebbe aspettare, un mattonazzo illeggibile per topi di biblioteca fissati con la filologia. Può essere davvero divertente e coinvolgente, e sono comprese tantissime leggende e tradizione davvero “appetitose”. Il primo re della Norvegia unificata, per esempio, è conosciuto come Harald Bellachioma, sapete perché? Ai suoi tempi la norvegia era divisa in un vespaio di piccolissimi reami pagani in perenne contrasto e, secondo la leggenda, Harald era stato rifiutato dalla principessa di un piccolo reame confinante con il suo. Ella non l’avrebbe sposato finché egli non sarebbe diventato re di tutta la Norvegia. Egli alora fece voto di non toccarsi i capelli fino a che non avesse compiuto la sua missione. A conquista ultimata, poté sposarsi e riprendere a curare la sua acconciatura guadagnandosi l’epiteto. 

 La traduzione che compare nel libro comprato ad Oslo, era intesa come strumento di diffusione del senso di identità norvegese in vista dell’ottenimento dell’indipendenza, in un periodo di forti fermenti patriottici. Il traduttore era un’importantissimo filologo dell’università di Christiania (il nome che all’epoca aveva Oslo) e ha ricevuto numerose onorificenze per i suoi meriti accademici. Per la stampa dell’opera è stato abbandonato l’antico carattere tradizionale “fraktur” goticheggiante per una stampa più pulita e fruibile. Il tutto è arricchito da note filologiche e bellissime illustrazioni, opera di importanti artisti del tempo. Nella prima e nell’ultima facciata si trovano due parti di una cartina della Norvegia con le divisioni politiche del tempo. Il nome del paese, come riportato nella forma più arcaica, fa intuire l’evoluzione etimologica. Oggi i norvegesi chiamano il loro paese Norge (si pronuncia Nòrghe) per i parlanti bokmål o Noreg per chi parla una variante più conservativa. Questo nome deriva dall’antichissimo nome Norðrvegr (pronuncia approssimativa: northr-uegr, con il th che suona come nell’inglese the) che significa “La via del Nord” in riferimento al fatto che la costa norvegese si estende verso settentrione come una lunga linea. L’evoluzione è avvenuta inizialmente con la perdita della desinenza del caso del nominativo del primo elemento, la r (con un risultato approssimativo *Norðvegr) poi della ð, il cui suono è scomparso da tutte le lingue scandinave continentali (Norvegr); ins eguito è caduta la v (Noregr), e con la perdita della desinenza arriviamo al nome attuale della varietà nynorsk: Noreg. Norge è la pronuncia bokmål mutuata dal danese. Per chi conosce il norvegese ed è interessato all’acquisto, il testo è disponibile anche su negozi on-line. Su Amazon.com ho visto che vendono addirittura l’edizione originale di fine ‘800 per qualche centinaio di dollari…che non mi sembra il caso di andarsi a comprare! La lettura non è per niente problematica, non più di quanto lo sarebbe quella di un testo contemporaneo, e ho provato a leggere parecchi stralci qua e là senza trovare difficoltà di comprensione particolari, eccetto quelle di lessico che comunque sono ovvie trattandosi di una lingua straniera parecchio diversa dall’italiano.

Lo considero un cimelio davvero prezioso da avere in casa, e va detto che fa la sua figura sullo scaffale. Il design è davvero molto curato e colpisce subito l’occhio (infatti l’ho notato appena entrato in libreria). La divisione in brevi capitoletti delle varie saghe la rende utile per chi, studente di norvegese, abbia bisogno di gratificazioni a breve termine: un testo lungo e faticoso rende snervante la lettura ed è fortemente demotivante, mentre brevi testi, per quanto complicati, compensano gli sforzi dopo poco tempo e danno una certa soddisfazione, per cui se cercate una lettura dotta ma non troppo complessa per allenare il vostro norvegese fateci davvero un pensierino!

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