Che cos’è la Scozia?

   In una domenica sera particolarmente noiosa come questa, mi sento dell’umore adatto per scrivere qualcosa. C’è un argomento che mi sta molto a cuore e di cui prima o dopo avrei voluto parlare, ed è la differenza tra inglesi e scozzesi.

Non soltanto perché amo la Gran Bretagna, e la Scozia soprattutto, con i suoi paesaggi misteriosi, i castelli, i monti e le isole, ma anche perché mi sono affezionato alle persone, e alla loro unicità. Ho imparato a conoscerle e non finiscono mai di stupirmi con i loro tratti peculiari. Questi dettagli antropologici, unitamente a quelli storico geografici che mi appassionano tanto, hanno sempre catturato il mio interesse, in effetti sono diplomato al liceo delle scienze umane e ho presentato una tesina di maturità a carattere antropologico intitolata “Inglesi & stereotipi”. 
   Il motivo per cui gli stereotipi mi interessano così tanto è perché la maggior parte delle volte mi è capitato di trovarli completamente sbagliati. Ad esempio non ho mai conosciuto un inglese freddo, non ho mai visto un francese andare in giro con la baguette sotto le ascelle e non ho quasi incontrato britannici che preferissero il tè al caffè. Ho osservato molto spesso che ci si attacca agli stereotipi positivi soprattutto per la propria nazione, quando la si vuole difendere, è il caso di quegli italiani che rispolverano fasti culturali del passato e prodezze culinarie attuali anche se la maggior parte di noi è costituita da una manica di ignoranti così come altrove, e anche se pochi di noi hanno resistito alla tentazione di mangiare schifezze americane tutto il santo giorno. Gli stereotipi negativi invece si evidenziano più spesso, com’è logico direi, negli altri. Allora la cameriera francese che ci serve con espressione stizzita è una stronza snob e razzista che ci odia perché siamo italiani ed è gelosa del nostro vino migliore, e non piuttosto una povera giovane stressata frustrata dalla nostra totale inettitudine a farci capire dagli stranieri.
Balmoral castle,
residenza estiva della famiglia reale

    Sarebbe un sogno sradicare tutti questi stereotipi perché sono il terreno più facile da cui pescare argomenti di odore razzista, specialmente in ambito culturale. Se entriamo in un negozio inglese e pretendiamo di fare la coda alla cassa come in italia, ovvero non facendo nessuna coda ma passando avanti per vedere se tra la terza e la quarta persona c’è un buco per infilarcisi, non dobbiamo stupirci se poi la commessa ci guarda con espressione infastidita. Stesso dicasi per la signora di mezza età in Francia a cui chiediamo informazioni inglese urlando come pescivendoli al mercato in un inglese maccheronico: ESCHIUS MI…UERS DE MIUSIUM? 

    Questo ovviamente non significa che nessun italiano sappia parlare decentemente altre lingue o che sappia mantenere toni e modi posati, ma quando c’è di mezzo uno stereotipo, l’attenzione viene catalizzata dal minimo dettaglio che possa essere ricondotto a tale stereotipo. Al ritorno dal viaggio scambio in Inghilterra in quarta superiore, la prima cosa che mi è stata chiesta era “è vero che gli inglesi bevono sempre il tè?” certamente no, pensavo io, ma i miei compagni si sono fiondati subito a rispondere in modo affermativo, anche se magari avevano bevuto tè solo a colazione. Sarebbe stato lo stesso anche se del tè avessero appena intravisto le foglie, perché c’era uno stereotipo di mezzo, e quando si hanno idee preconcette la mente seleziona tutto ciò che possa andarle a confermare.

     Nonostante questo aspetto a mio avviso incontestabile, non possiamo negare che esistano differenze culturali davvero profonde tra un luogo e l’altro, anche all’interno dello stesso paese. L’Italia, con le sue regioni, non è l’unica. In tutti i paesi del mondo, dai più grandi ai più minuscoli, esistono radicati “localismi”, con tutte le discriminazioni che ne conseguono. Gli inglesi del sud per esempio tendono ad essere un po’ cattivi nei confronti di quelli del nord, visti come più rurali, arretrati, ignoranti, grezzi e parlanti un inglese volgare, inaccurato e insopportabile all’udito. Vi ricorda qualcosa tutto questo?

   Ebbene, per tornare a parlare degli scozzesi, vorrei partire da una riflessione geografica: cos’è la Scozia?
Lo chiedo sempre in giro, un po’ perché mi diverto a vedere le espressioni perse nella nebbia, un po’ perché desidero educare il prossimo su questioni che ritengo importanti.
“Ma la Scozia non fa parte dell’Inghilterra?” non più di quanto S. Marino faccia parte dell’emilia Romagna. 
“Non è semplicemente il nome del nord dell’Inghilterra?”  Non più di quanto Svizzera sia il nome del nord-Italia. dell’Italia.
 “Non è una regione del Regno Unito?” non ditelo mai in presenza di uno scozzese, potrebbe essere l’unica cosa che fate.
   E allora cos’è la Scozia? 
Cartina in cui si vedono chiaramente le 4
nazioni costitutive del regno unito.
    Per quelli che non lo sanno o che non si sono mai posti il problema, la Scozia è una nazione. Nel senso stretto del termine. Ovvero è un entità politica autonoma, con il suo governo separato da quello inglese, il suo sistema legale, che a differenza di quello inglese è riconducibile al diritto romano, il suo sistema scolastico fortemente diverso rispetto a quello inglese, le sue lingue locali affiancate all’inglese standard (ovvero l’inglese di Scozia -sostanzialmente un inglese con accento scozzese-, lo scots, una lingua germanica sorella dell’inglese ma diversissima in molti aspetti, e il gaelico, lingua celtica che fa tremare le vene e i polsi a chiunque), la moneta, emessa dalla Bank of Scotland etc.. 
    E allora cosa hanno in comune esattamente Scozia e Inghilterra? Be’, dal 1603, anno della proclamazione della cosidetta Unione delle corone, la corona inglese e quella scozzese sono una sola, mentre dal 1707, con l’act of union, e fino al 1999, il parlamento scozzese è rimasto sciolto e i suoi poteri sono stati delegati a quello inglese. Il motivo della dissoluzione del parlamento scozzese fu dovuta a motivi economici: il Paese era in banca rotta a causa di un’esperienza coloniale fallimentare, e piuttosto che cadere nell’oblio, l’élite scozzese ha preferito sacrificare l’indipendenza con la stabilità economica che sarebbe derivata da un’unione politica coi vicini del sud. Una scelta pragmatica che ha avuto ricadute colossali sul piano culturale, e spesso in modo assai negativo.
      La regina Elizabeth II è capo di stato in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del nord (ovvero le quattro nazioni -non regioni!- costitutive del regno unito, ma è anche regina di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu. Impressionante eh? Hanno in comune anche il ministero degli esteri e in più esistono alcune materie di competenza del governo centrale. Alle ultime elezioni, però il partito vincitore è risultato lo Scottish National Party, che intende proseguire sulla strada dell’indipendenza, sebbene ci siano diverse soluzioni con le quali questa potrebbe attuarsi, dalla repubblica al mantenimento dell’autorità della corona.

     L’ultima notizia di pochi giorni fa riguarda un progetto del governo di legarsi sempre di più alla Scandinavia, una volta raggiunta l’indipendenza, e tagliare i ponti con l’antica dominatrice, l’Inghilterra. La vicinanza alla Scandinavia poi, è tutt’altro che forzata. L’architettura dei villaggi di pescatori ricorda moltissimo quella delle case tradizionali norvegesi, e le case antiche degli isolani sono affini alle abitazioni di epoca vichinga, per non menzionare il lungo periodo di dominazione norvegese delle isole scozzesi. Insomma le pretese non sono affatto infondate, ma vedremo cosa succederà. Con il recente successo dello UKIP, Partito per l’indipendenza del Regno Unito, il cui obiettivo principale è l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, molti scozzesi iniziano a intravedere nell’indipendenza l’unica possibilità per salvarsi dal cieco nazionalismo inglese che porterebbe la Gran Bretagna ad un possibile isolamento politico ed economico che la renderebbe assai poco influente sulla scacchiera internazionale. L’Unione Europea è di fatto più ricca, più popolosa, più prospera (nonostante la crisi!) e più autorevole agli occhi del resto del mondo rispetto al’America guerrafondaia
     Forse è la volta buona che la smetterà, il grande pubblico, di vedere la Scozia come una parte dell’Inghilterra, o come un’entità geografica non ben definibile.

   Politicamente parlando, in effetti, la Scozia è molto più socialista ed egalitaria dell’Inghilterra. Gli inglesi sono in massiccia parte conservatori (tranne che alla fine di ogni mandato del partito conservatore, quando tendono a trasformarsi in laburisti, per poi ritrasformarsi in conservatori dopo poco) e con una mentalità fortemente attaccata alla divisione in classe sociali, dalla Upper class formata dai nobili (ricchi o straccioni che siano) alla Working Class formata da famiglie di estrazione operaia (poveracci o milionari che siano). La Scozia ha sempre mostrato una maggioranza di preferenze per il partito laburista nelle elezioni del governo britannico, e tutt’ora le sue politiche sociali e dell’istruzione sono molto più incoraggianti rispetto a quelle inglesi. Le ricette mediche sono gratuite, e così l’istruzione universitaria. Rimarremmo stupiti dalla consapevolezza e informazione che i contadini scozzesi e i pecorai delle isole dimostrano di avere, anche quando abitano in casette di pietra sperdute tra valli desolate e apparentemente senza contatti. Il loro essere tagliati fuori geograficamente, li spinge ad informarsi su tutto e su tutti. Una nota a favore, specialmente se paragonata alla situazione italiana, dove informarsi è un fatto raro e da outsider.
     Gli scozzesi, per il fatto di essere così frequentemente buttati in quel calderone sul quale gli stranieri appiccicano il termine “inglesi”, hanno una spiccata tendenza a sottolineare la loro unicità. Se si può trovare una caratteristica che li definisca è senza dubbio il loro essere diversi. Potranno anche non sapere in cosa esattamente questa diversità consista, ma loro sanno per certo di essere diversi.
     Se girate per le strade di una città scozzese state sicuri che prima o poi sentirete le note di una cornamusa uscire da qualche negozio, e questo non perché gli scozzesi amino il suono di questo strumento, ma perché è quanto di più caratteristicamente scozzese siano riusciti ad accaparrarsi. Dico accaparrarsi perché la cornamusa è uno strumento trasversale a molte culture europee, si trova in effetti anche in Italia, con la famosa zampogna. Gli scozzesi sono stati più bravi a farne un simbolo di identità. 
Il kilt invece, che è ciò che colpisce maggiormente il nostro immaginario, viene indossato solo in occasioni speciali, o sul posto di lavoro in contesti particolari, anche se molti giovani amano utilizzarlo per divertimento. Malgrado la tristezza che questa informazione può comportare, il Kilt non è affatto l’erede di un’antica tradizione, in effetti Hobsbawn, nel suo saggio “The Highland Tradition of Scotland”, mostra e dimostra come esso sia stato inventato da sarti inglesi e poi pubblicizzato in un momento storico dove l’attaccamento a presunti miti del passato si stava sviluppando, ovvero l’età romantica. A dispetto del fatto che esso è comunque un’invenzione recente, ottocentesca per la precisione, la comodità che lascia ai testicoli è degna di essere sottolineata, e a dispetto di quanto si possa pensare, in inverno tiene davvero caldo. Tuttavia non è esattamente quel che si dice un indumento pratico, ragion per cui gli scozzesi non ne abusano mai, e girare per le strade in kilt come amano fare i turisti, può risultare in occhiate curiose, soprattutto in piccole realtà locali.
Edinburgh

    La parlata degli scozzesi è brusca come il loro carattere: il loro potrebbe essere l’inglese di un montanaro delle valli bergamasche. Aspro come il territorio, e pratico come il loro carattere. Sebbene esistano importanti eccezioni, come l’accento di Edimburgo, che seppur inconfondibilmente scozzese, è estremamente elegante (Ascoltatevi un po’ Maggie Smith in Harry Potter e avrete una vaga idea). Gli scozzesi possono sembrare molto diretti e sbrigativi, specialmente se paragonati agli inglesi. Amano l’indipendenza e si gloriano di sapere fare di tutto e di più per arrangiarsi. Un’eredità di secoli non esattamente facili passati in un territorio non proprio ospitale, come le Highlands. Agli uomini scozzesi piace considerarsi forti e adatti alla vita da cacciatori, anche se non hanno mai messo mano su un fucile adorano pensare di essere portati naturalmente per uno stile di vita spartano e inclemente. Lo stereotipo che gli inglesi hanno più di frequente rispetto agli scozzesi è quello dell’avarizia. Forse un’altra eredità dei tempi difficili nella loro terra matrigna. 

Dunrobin Castle

Lo scozzese medio tende ad essere un uomo corpulento e dai capelli rossi, forzuto e grande bevitore. Sebbene questa immagine assomigli a quella di un tifoso senza alcuna pretesa culturale, dovete sapere che la cultura è tenuta i grandissimo conto tra gli scozzesi, i quali leggono tantissimo e danno un grande valore allo studio e alla conoscenza. Non è un caso che i reali britannici tendano a studiare proprio in terra scozzese in qualche punto della loro vita. Noi forse li immaginiamo come barbari un po’ luridi che corrono su e giù dalle montagne, ma la loro cultura non andrebbe mai sottovalutata. Nel famosissimo film Braveheart, viene mostrato un William Wallace che sembra un rozzissimo e sporco highlander senza né arte né parte, eppure dimostra di conoscere Francese e Latino. Fa un po’ contrasto col suo abbigliamento, ma non è lontano dalla situazione attuale. Questo è un classico esempio del detto “L’abito non fa il monaco”

Haggis

All’interno del loro paese, poi, gli scozzesi tendono a fare delle differenze. A prescindere da quelle tra paesi, cittadine e isole, troppe per poter essere viste, va sottolineata la differenza millenaria tra highlanders e lowlanders. Prima del repulisti operato dagli inglesi nel 1800 (le highland clearances), nelle highlands scozzesi si parlava solo gaelico. Non capitava di sentire “good morning” sulle sponde del loch Ness, ma piuttosto  “Madainn mhath”, appunto buon giorno in gaelico. Oggi questa lingua celtica sopravvive nelle Ebridi esterne, o Isole Occidentali, o Na h-Eileanan Siar in gaelico (per approfondire leggete questo mio post: http://dromomnord.blogspot.com/2011/09/na-h-eileanan-siar.html ), mentre nel resto del paese si parla inglese o scots.

Shortbread

L’architettura in Scozia è profondamente diversa. I castelli inglesi tendono allo stile neo-classico, quelli scozzesi sembrano castelli di fiaba da film di Walt Disney, secondo lo stile detto “baronale scozzese”, con le caratteristiche torrette decorative a punta, senza contare i numerosi castelli medievali, tra i più pittoreschi in Europa. Anche la stessa Edimburgo trasuda una magia che non si può trovare nemmeno a Londra. Girando per le strade di Edimburgo sembra di trovarsi sul set di un film di Harry Potter. Perfino i condomìni sono abbelliti con torrette dai lunghi tetti a punta. Si respira magia un po’ ovunque. 

  L’ultima nota, un po’ dolorosa, di questo breve resoconto, riguarda il cibo. La cucina scozzese è tutt’altro che invitante. Il piatto nazionale è lo Hagghis, un insaccato di interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone, farina d’avena, sale e spezie, mescolati con brodo e bollite tradizionalmente nello stomaco dell’animale per circa tre ore. Per chi ama le bombe caloriche-spappola-fegato, è popolarissimo la deepfried Mars bar, barretta di cioccolato mars fritta e reperibili in tantissimi chioschetti (vi garantisco che è deliziosa). Poi abbiamo gli shortbread, che non c’entrano nulla col pane perché sono biscotti al burro molto sostanziosi reperibili anche in italia nella marca Walkers, e che sebbene molti ne cadano facilmente vittime, è sconsigliabile ingurgitarne più di un paio a puntata: sono il peggior sgarbo che potreste fare al vostro apparato circolatorio!

Il Mars fritto

 Infine la bevanda nazionale…no, il whisky preferisco non menzionarlo…parlo dell’ IRN BRU! Una bibita gassata dal colore arancione al sapore di frutti di bosco. E’ particolarissima e sebbene a molti faccia schifo io la adoro alla follia e ne bevo a litri. Se vi capiterà di andare in Scozia provatela: ne vale la pena! Inoltre, se volete provare qualcosa di simile alla burrobirra di harrypotteriana memoria, potete provare a mettere due palline di gelato alla vaniglia in un bicchiere alto e stretto, e versarci lentamente questa bibita arancione, avendo cura di formare una schiuma alta e spessa. Questa delizia inimica de li denti, viene detta “Irn Bru float”, ed è una bevanda dalle origini americane, ma “scozzesizzata” per l’uso di una bevanda così esclusivamente scozzese.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Eternauta ha detto:

    Ciao il tuo articolo è molto illuminante e per questo ti ringrazio d’ essere andato cosi in profondità riguardo questo argomento. Sono rimasto stupito del fatto che in Scozia non si paghi per l’istruzione universitaria, questo dovrebbe incoraggiare molti ad andarci.

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